Nefandezza nella Mondezza

Nefandezza nella Mondezza

Guido buttava sempre l’immondizia di casa verso le sette di sera.
Era un tipo abitudinario e metodico, o si faceva come diceva lui o si faceva come diceva lui.
Era sposato già da un bel paio d’anni e non aveva mai tradito la moglie, per lui il tradimento era impensabile.
In una sera leggermente areata di luglio, Guido buttava la spazzatura come sempre, arrivato al cassonetto, notò una ragazza con corti jeans e capelli lunghi sporgersi fin quasi dentro il cassonetto quasi come a cercare qualcosa.
Lui non ci fece troppo caso e gettò con precisione il sacchetto sfiorando di poco la testa della ragazza che sorpresa si tirò subito in piedi “Ma che cazzo…” non fece in tempo a finire la frase che Guido la guardò con sguardo annoiato, si sistemò gli occhiali e fece per andarsene.
La ragazza lo fermò per il braccio “Scusami stronzo, mi hai quasi centrata ma non è questo il punto. Il punto è che mi è caduto un orecchino dentro il bidone e…”
“E che cazzo me ne frega?”
Lei rimase di sasso, ma in maniera positiva, quasi eccitata.
“Ma sei serio o sei davvero ritardato?”
“Serio, boh, fai tu.”
A quel punto si girò nuovamente e si allontanò. Lei imprecò ancora qualche volta.

Passarono poche settimane da quell’avvenimento e di nuovo i due si incrociarono al bidone.
“Ciao puttanella, trovato il tuo tesoro nei rifiuti?”
“Oh, ecco chi si rivede, il mingherlino che fa’ il figo.”
I due si fissarono per qualche momento, poi Guido gettò il sacco da una certa distanza, quasi da farlo cadere a terra. Fortunatamente il sacco centrò il bersaglio e una figura di merda venne evitata.
La ragazza, questa volta in evidente imbarazzo si avvicinò al mingherlino.
“Scusami, non volevo essere rude la volta scorsa ma ero molto arrabbiata. Comunque piacere sono…”
“Non me ne frega nulla, alla prossima.”
Mentre lo guardava allontanarsi, alla ragazza venne uno strano prurito alla figa. Era eccitata.

Passarono alcuni giorni e di nuovo la stessa situazione, lui con il sacchetto di rifiuti, lei pure, e il solito bidone.
“Hey, ciao mingherlino!”
“Heilà puta.”
La puta arrossì, non sapeva cosa aveva esattamente, ma essere trattata in quel modo, e da un essere come lui che definiva uno sfigato la eccitava. Tanto, forse troppo.
“Ma tu sei così acido perchè non scopi tipo o hai proprio problemi?”
“Bah non ti so dire.”
Ancora insolenza, la sua figa stava per scoppiare.
“Dai, volevo essere simpatica, non…”
“Ancora che parli?”
Basta, era troppo. Maleducato ma con compostezza. Mingherlino, fragile, guercio ma sfacciato e sicuro di sè. Un esemplare unico, da avere assolutamente.

In men che non si dica, la lolita si sbottonò la magliettina con la fine legata in vita. I suoi piccoli seni fuoriuscirono spruzzando invisibili gocce di sudore.
Lo smilzo venne come catturato. Erano perfette, dure, ma sode come un frutto ben maturo.
Lei si leccò le labbra in modo provocante e aprì leggermente la bocca.
Lui se le inumidì un poco, oramai era quasi perso, il cazzo era marmo di carrara.
La peccatrice accorciò le distanze tentando l’angelo divenuto demone.
Il maschio tenne la compostezza, fino a quando la ragazza era così vicina da rilasciare tutti i suoi profumi.
La droga entrò in circolo, quello che per l’uomo è l’amore per la figa, che solo un uomo può capire, prese completamente il controllo su quello che una volta era Guido.
La afferrò come un lupo afferra un pezzo di cibo troppo bramato. Le baciò le labbra, unendo le salive e le lingue, poi passò al collo sudato, poi ai seni, di cui si prese gran cura.
Lei gemeva, lui grugniva mentre scendeva fino ai pantaloncini. Vennero sfilati in tempo record e sorpresa delle sorprese, la tipa non portava slip, solo una bella figa curata in ogni dettaglio.
Era assetato, come solo un lupo nel deserto potrebbe essere. Si bevve tutta quella passera fino a far tremare le tenere gambe della bonacciona.
Lei era ormai andata, gridava, gemeva, tremava e godeva.
Troppi suoni, troppi rumori, troppa sete e fame assieme. L’uomo balzò in piedi, abbassò i pantaloncini e diede libertà alla bestia ruggente. Senza cura, senza protezioni, senza fronzoli, lo incavò dentro la ragazza e iniziò a scolpire una scultura chiamata scopata.
Bam, bam, bam. Venne in un lampo lui, poco dopo lei.
Il lavoro durò una decina di minuti. Lui venne più volte come anche lei.

Erano esausti, si stesero appoggiati al bidone, tra i rifiuti e gli scarti seminali.

Ma ridevano.

Erano rinati entrambi.

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