magistra 2 – Sandra

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MAGISTRA – 2

SANDRA
Quando si presentò la prima volta a casa mia aveva indosso un orribile sottanone informe, maglia di cotone stile peruviano, mocassino nero (orribile) capello un po’ troppo lungo per quel taglio e borsettaccia a sacco bicolore.
Spaventosa, e successivamente glielo dissi. Avevo bisogno di grana: l’affitto, considerando la zona e la grandezza dei locali era accettabile, ma sempre troppo, per una monoreddito come me. Il problema era che tutte le persone che erano venute a vedere i locali erano studentesse: dicevano che a loro serviva solo un stanza e che per loro era troppo. Quando Annamaria accettò senza battere ciglio la somma richiesta mi chiesi se non avevo sbagliato. Mi sembrava una stronzetta. Dopo due settimane di convivenza cominciai a ricredermi. Era pulita come un gatto, non lasciava in disordine né la cucina né la sala.
Era la discrezione fatta persona e non la notavi né sentivi.
Alle volte mi chiedevo se fosse o meno in casa: rientrava da scuola (prof. di italiano e latino al Fermi), pasto frugale e al lavoro..! Che stacanovista! Ne avevo un po’ pena: in quindici giorni non aveva ricevuto una telefonata, non era uscita una sera; ipotizzavo poche amicizie.
La seconda domenica stavo preparando la colazione quando sentii del fracasso. Mi precipitai verso il bagno per vedere cosa era successo e la trovai, rossa in volto, mentre raccoglieva da terra il suo beauty caduto con quanto conteneva.L’aiutai a raccattare rossetti, limette e quant’altro.
Era in mutande e reggiseno. Non capivo come mai non si vestisse in maniera accettabile.
Era una bella donna: alta il giusto, sicuramente aveva sangue di rossa nelle vene; la pelle era chiara con molti nei, efelidi, i capelli un po’ rossicci, un seno splendido e un culo da ragazzino, piccolo e alto.
Mi venne l’acquolina in bocca.
Ormai mi conosco e so che una simile passera mi avrebbe turbato spesso i sogni. Non avrò mai il coraggio di proporle qualcosa.
Non mi sembrava il tipo.
La mia sessualità, lo riconosco, è un po’ problematica, ma ormai ho deciso che me ne frego: vado a letto con chi mi piace.
Se è donna, tanto meglio: se è uomo cerco di non farmi coinvolgere più di tanto. Ho qualche “amico” e molte “compagne di strada”.
Quando non ce la faccio più provvedo di conseguenza. Ho avuto un paio di storie serie con donne ed un paio con uomini. Poiché in entrambi i casi non riuscivo a stare lontano dal sesso opposto ho deciso di non avere legami.
Meglio divertirsi con tutti che litigarci in continuazione.
Questa tipa mi intriga un casino. Deve aver avuto dei problemi, bella com’è ed apparentemente libera. Troppo seria, comunque, per i miei gusti.
Dopo un paio di mesi la situazione era migliorata di molto. Ci aiutavamo in cucina, parlavamo di politica, di cinema, dei problemi scolastici e dei miei rapporti ospedalieri, con molta ironia ed un pizzico di stizza quando le cose non andavano per il verso giusto.
Non cambiava look, nonostante le avessi velatamente accennato ai saldi.
Un paio di volte mi portai in casa, mentre era fuori, delle amiche.
Le avvertii della situazione e ci pastrugnammo adeguatamente le passere senza fare troppo casino. Quando le riaccompagnai a casa era notte fonda e lei ormai dormiva. Non mi andava di rivelarle che ero lesbica (anche perché non è vero: a me piacciono anche gli uomini). Sicuramente ha capito che stavo facendo sesso.
La situazione precipitò a dicembre.
Avevo voglia di cazzo.
Ad Imola ho un mio carissimo amico omologo con i miei gusti/problemi. Preferisce gli uomini, ma con le donne giuste, è un ottimo e fantasioso muletto.
Ogni tanto ci vediamo (leggi: trombiamo), ci raccontiamo un po’ di cazzate e poi amici come prima. Qualche volta chiama lui, talvolta io. Dopo quasi tre mesi di astinenza avevo bisogno che un cazzo mi riempisse; lo chiamai.
Quando mi aprì la porta della sua piccola villettina sulle colline di Imola, era ancora spettinato, in mutande e assonnato. Dopotutto erano solo le nove del mattino e sapevo che aveva finito il turno di notte: faceva anche lui l’infermiere e ci eravamo conosciuti, anni prima, sul lavoro.
Gli raccontai delle ultime novità, descrissi Annamaria, ignorando le sue allusioni e commenti, feci colazione con lui e uscii a fargli la spesa.
Nel nostro tacito accordo, quando decidiamo di scopare insieme lo facciamo sino al crollo di uno dei due. Mangiamo quando ne abbiamo voglia e riprendiamo.
Passai in rosticceria, presi un po’ di roba pronta, frutta, un dolce in pasticceria e rientrai. Aveva sistemato casa, tolto le stoviglie sporche, rassettato il letto; avevo appoggiato la spesa sul tavolo quando me lo sentii alle spalle.
Mi circondò con le braccia, le mani a coprirmi i seni, la bocca sul collo, mi chiese quanta voglia di cazzo avevo. Mi girai a baciarlo, la mano sul pacco, a sentirne la durezza. Già quasi pronto, glielo tirai fuori.
Non era un cazzo enorme, solo una “buona misura”: ormai lo conoscevo bene, sia lui che il suo proprietario.
Cominciai un lento su e giù. Anche se a me sarebbe piaciuto imboccarlo, desistetti.
Mi aveva già detto che gli uomini lo succhiano molto meglio. Inutile perder tempo in preliminari. Ormai i nostri rapporti erano quasi standardizzati, rituali.
Sapevo cosa attendermi.
Si allungò verso il comodino e tirò fuori il preservativo, me lo consegnò: mentre lo aprivo prese la solita crema ostetrica che gli avevo procurato. Ne versò un po’ sulla mano e cominciò a spalmarla sul boschetto e tra le labbra; infilò un dito, proseguì a spalmarla, arrivò al buco, ci infilò un dito, forse due.
Gli infilai il preservativo e mi chinai come sapevo che mi voleva. Appoggiò la cappella e mi entrò in figa con un solo colpo di reni.
Magnifico.
Sentii la cappella in fondo. Si ritirò e lo strofinò sulle labbra, a pennello: goduria.
Rientrò e cominciò a pompare. Il suo era un ritmo lento e costante.
Poi cominciò il gioco che tanto mi piace. Lo tirò fuori, tutto, prese la mira e affondò.
Ogni spinta mi faceva colare.
Tutte le volte che arrivava a fine corsa sentivo le sue palle sbattere sulle labbra. La pecorina è sempre una goduria, per me. Conosceva bene i miei ritmi.
Continuò così, aspettandomi.
Avvicinai la mano alla passera e comincia ad accarezzargli il cazzo e a stuzzicarmi il bocciolo.
Pochi sfregamenti e la passera iniziò il suo canto d’amore.
Venivo.
Me lo lasciò dentro, bene in fondo, finché non ebbi finito. Le gambe non mi reggevano granché, ma sapevo che non sarebbe finita così. Lui era ancora ben duro e iniziava il gran tour.
Tutte le volte si instaurava tra noi un tacito accordo stipulato tanto tempo prima.
Ognuno godeva come e dove voleva.
Sapevo che a lui la mia passera non sarebbe stata sufficiente.
La cappella premette sul buco.
Mi rilassai e attesi che entrasse.
Era bravo in questo; dopo le prime volte lo avevo sempre preso senza sforzo.
Mi inculò lentamente, senza fretta.
Sentii la parte più grossa, la cappella, forzarmi il buco del culo.
Poi cominciò ad entrare il resto.
Il gel, come al solito, aveva assolto bene la sua funzione.
Quando la cappella oltrepassa l’anello comincia il meglio. La sensazione del cazzo che entrava e saliva era sconvolgente.
Mi inarcai per prenderne quanto più potevo.
Mi allargò i globi e diede l’ultima spinta.
Sapevo che era entrato fino al pelo. Cominciò a pompare, prima lentamente, poi sempre un po’ più veloce.
Iniziammo la nostra conversazione, tutta particolare. Le oscenità che mi rivolgeva erano pesanti, schifose, depravanti e stupende.
Gli rispondevo a tono e ogni volta che il cazzo arrivava a fine corsa gli urlavo la mia voglia.
Dopo un po’ il suo ritmo diminuì. Sapevo cosa fare.
Cominciai a stringergli il cazzo.
Mi aveva insegnato e sapevo che per lui la sensazione era straordinaria.
Inoltre così facendo allentavo lo sfintere.
Mi ingiunse di smettere, non voleva venire ora. Capii al volo cosa intendeva. L’aveva fatto anche la volta precedente.
Cominciò ad uscirmi dal culo. Quando la cappella si liberò quasi non la sentii.
Mi aveva allargato per bene.
Girai la testa per guardare: tolse il preservativo un po’ sporco, ma solo in cima, e prendendosi il cazzo in mano lo riinfilò con un unico, possente colpo nella figa.
Poche volte avevo goduto col suo cazzo nel culo, e sempre perché mi ero adeguatamente sgrillettata.
Quando ricominciò a pomparmi la figa resistetti pochissimo e sapevo che questa volta sarei venuta a lungo.
Fu così.
Avevo le gambe che non mi reggevano più, lentamente, ad ogni spinta, scendevo verso il letto, spompata, trombata, sfondata e goduta.
Non avevo più forze.
Lo sentii uscire, rientrarmi facilmente nel culo, ormai aperto, proseguire fino al pelo e poggiarsi completamente sul mio corpo steso.
Non avevo più cognizione: cominciò a pompare tirandolo fuori quasi tutto.
Ogni spinta arrivava dall’alto, forte, vigorosa. Sentivo gli schiocchi delle sue cosce sui miei glutei. Mi feci forza e provai, prudentemente, a stringere un po’.
Gli piacque molto, mi incitò, veniva.
Alcuni colpi più forti, un piccolo ruggito e mi sborrò nel culo.
Io ero sfinita, ma credo che anche lui non fosse in migliori condizioni.
Scivolò delicatamente fuori e si affiancò a me, sul letto.
Il suo corpo luccicava di sudore.
Rimanemmo lì, silenziosi, ciascuno immerso nei suoi pensieri. Restammo tranquilli per un pezzo, mi appisolai e ci svegliammo dopo circa un paio d’ore. Si stirò, ridacchiò e mi informò che ero una discreta maialina. Gli raccontai che pensavo di sedurre la mia coinquilina. Ribadì il concetto.
Cominciai a pensare che non era ancora finita.
Quando si comportava così aveva in serbo qualche altra porcata. Ero intrigata: gli diedi corda.
Mi rammentò quello che mi aveva detto mentre mi inculava e in un primo momento non capii.
Poi lui si alzò da letto e si avviò verso il bagno. Capii. Il bidet. Dovevo fargli il bidet.
Mi alzai e lo seguii. Era già seduto ed aveva aperto l’acqua.
Mi ordinò di lavarlo. Abbassai lo sguardo.
Aveva il cazzo sporco della mia merda, raggrumata.
Poteva andarmi peggio: un pompino non avrei potuto rifiutarlo.
Aveva già raccontato che l’aveva preteso e ottenuto da un suo amichetto non più che ventenne.
Mi avvicinai, mi bagnai le mani e raccolsi un po’ di sapone liquido.
Cominciai la pulizia. Mentre lo tenevo in mano cominciò a rinvigorirsi. Lo pulii accuratamente e credevo di aver finito quando la sua mano prese la mia e me la guidò sui coglioni. Proseguii ubbidendo alla sua tacita richiesta e andai oltre, raggiunsi il suo buco del culo. Le dita avvertirono subito il contrarsi. Aveva il buco soffice, slabbrato: era ovvio che l’aveva usato molto e anche di recente. Ero curiosa di sapere chi l’avesse aperto così e glielo chiesi. A quella domanda sogghignò, si alzò e mi porse l’asciugamano ma non rispose.
Ero in ginocchio davanti a lui, quando mi sorprese uno starnuto, un secondo, trattenni il terzo e un peto fragoroso mi uscì inopinatamente. Rise commentando che era rotto ma suonava bene.
Mi circondò affettuosamente le reni, mi pose una mano sulla schiena invitandomi a piegarmi.
Obbedii non capendo dove andasse a parare.
Appoggiai le mani al lavabo, sperando che non volesse continuare come prima.
Avevo l’ano aperto, bruciante ed un piccolo rivolo (sperma?) usciva colando sulle cosce.
Si chinò verso di me, mi aprì i globi ed iniziò ad esaminarmi.
Convenne che ero adeguatamente aperta ma un po’ arrossata. Sentii distintamente la sua lingua poggiarsi. Rispetto un uomo di così grande e raffinato erotismo.
Mi lappò coscienziosamente come un gatto; mi stavo illanguidendo nuovamente. Aprì meglio i globi ed infilò dentro la lingua. Immagino che non trovasse molta resistenza. Continuò per un po’, sfregandomi a piene mani la passera. Se avesse proseguito ancora un po’… mi lasciò improvvisamente: non voleva che venissi, ma mi voleva arrapata. Vide il mio sguardo deluso.
Mi ordinò perentorio di rinfrescarmi.
Si diresse verso la cucina. Aveva fame e sicuramente anch’io avrei gradito qualcosa. Vero? Vero.
Mangiammo in un religioso silenzio, quasi irreale.
Dopo il caffè cominciò a sparecchiare, lo aiutai. Avevo indosso una t-shirt che mi arrivava a malapena ai glutei e nient’altro.
Mi porse una VHS. Andai verso il Tv e la infilai nel videoregistratore, mi invitò ad accomodarmi e mi informò che con quella avrebbe risposto alla mia domanda di prima. Vidi un ragazzo giovane entrare in casa sua.
Al mio sguardo interrogativo mi indicò la grata sopra la porta: mi spiegò che aveva una telecamera che accendeva quando qualche sconosciuto suonava alla sua porta. Normale prudenza.
Mi ingiunse di tacere, ascoltare e guardare.
Sul video scorrevano delle immagini apparentemente normali. Quello che si sentiva invece..
:-Ti prego, Alex mi ha detto che con lui sei stato delicatissimo…
:-Ma ti sembra il caso…
:-E poi non ho intenzione di scocciarti….qualche volta e poi non mi vedrai mai più..
La sua immagine comincia a spostarsi, poi si volta verso il ragazzetto,
:-Ma quanti anni hai?
:-Diciassette, dal 10 di gennaio…
:-Ecco, bravo, comincia ad averne diciotto e se ne riparlerà. Cosa credi che mi voglia far denunciare per rapporti con minorenni? Torna a casa e pensaci bene.
:-Guarda che io sono così da sempre, ho cominciato a far pompini ai miei compagni a 12 anni. Ora voglio un cazzo nel culo e volevo uno bravo, per iniziare, e Alex mi ha detto che a lui glielo hai messo senza neanche farlo sanguinare, che ce l’hai bello e che sai tante porcate da fare insieme…ti prego insegnami..
:-Guarda che Alex è ormai più che maggiorenne e poi non dovrebbe andare in giro a raccontare certe cose. Ma cos’è, scemo? Comunque non se ne parla neanche. Torna quando sarai maggiorenne, e magari con Alex, e ne riparliamo.
Il video finiva poco dopo, mostrando il ragazzo che usciva di casa.
:-Vedi, Sandra, queste cassette sono la mia assicurazione contro eventuali denunce.

Questo bel ragazzino è venuto da me circa due anni fa. Come avrai capito voleva essere svezzato. Nel nostro ambiente, in una città così piccola, i nomi corrono di bocca in bocca. Non è la prima volta che mi chiedono prestazioni. Pensa che una volta un bel riccetto quindicenne si è presentato col suo amichetto di sedici. Voleva fare un gioco a tre con me e mi davano pure dei soldi!. Li ho mandati a quel paese velocemente ed ho fatto bene. Quindici giorni dopo è successo un casino. Uno dei due, non mi ricordo neanche quale, dopo aver provato un cazzo diverso, di un adulto, ha lasciato l’altro, che si è vendicato denunciandoli. Meglio stare alla larga dai minorenni.
:-Va bè, ma cosa c’entra con la mia domanda di prima?
Si alzò cercò ancora un’altra cassetta e la mise dentro. Poi si mise a sedere per terra appoggiato alla mia poltrona, le braccia a circondarmi le ginocchia.
Pochi secondi ed il video inizia. Più o meno la stessa scena: il ragazzino entra, ma questa volta tira fuori di tasca trionfalmente la carta d’identità a dimostrazione della sua maggiore età. Il mio amico ridacchia.
:-Sei ben certo di quello che fai ?.
:-Guarda,- esordisce calandosi le braghe e mostrandogli il culo. La telecamera non riesce ad inquadrarlo, ma vedo la mano del mio amico avvicinarsi e prendere qualcosa.
:E’ un ricordo della mia festa di compleanno. Te l’ho portato per dimostrarti che quello che ti ho chiesto è sempre valido-.
Il mio amico sta guardando tra il divertito ed il perplesso un tappo da champagne, di sughero.
A questo punto il video si ferma e lo sento riavvolgersi. Questi ragazzini sono tremendamente contorti e dicendoglielo gli chiedo come è andata a finire.
La sua risposta non potrebbe essere diversa, conoscendolo.
:-L’ho ripassato a dovere per un po’ di tempo, un paio di mesi circa, poi sembra che abbia trovato l’uomo giusto, e ogni tanto ci facciamo una rimpatriata in compagnia di qualche mio amico.
La settimana scorsa ci siamo ritrovati, qui da me in cinque ed ognuno è stato la donna di tutti gli altri. C’erano anche lui ed il suo amico. Devo dire che, anche se nel video non l’hai visto, ha un cazzo grandioso. Pensa che quando me lo ha messo ho pensato di essere ritornato vergine.
Ha un randello, sarebbe stato un autentico incubo per voi donne.
Dopo un po’ eravamo di nuovo sotto le coperte.
La vista di quel ragazzino che voleva farsi inculare a tutti i costi mi aveva sensibilizzata.
Chiesi che mi narrasse con dovizia di particolari la sua iniziazione, mentre mi facevo fottere coniugalmente, alla missionaria.
Verso le sei decisi che era ora di ritornare, mi feci promettere che uno di questi giorni mi avrebbe concesso di vedere la cassetta di prima per intero. Non acconsentì, ma non disse neppure di no.
Vedremo.
La via Emilia era come al solito intasata a quell’ora, arrivai oltre le sette ed i negozi erano ormai chiusi. Salii a casa, sperando che Annamaria avesse trovato il tempo e la voglia per prepararmi qualcosa. Mi sorprese piacevolmente con una splendida cenetta. Niente di particolare, tutto semplice ma saporito e caldo. Raccontai qualche stupidaggine sul “corso” ed intanto riflettevo sulla vita di questa donna ancora splendida ed apparentemente sola. Come era possibile abbigliarsi come faceva lei?. Sembrava un’ottantenne. Forse era vero quello che diceva l’infermiere di Imola.
Le donne hanno bisogno di un uomo, o di qualcosa che gli assomigli.
Dopo qualche chiacchiera e qualche bicchierino decido ad andare a farmi la doccia. Entro in camera e prendo la biancheria pulita.
C’è qualcosa che non quadra: i calzettini sono spostati, c’è uno strano scompiglio nei vestiti del comò. Non penso che Annamaria ci abbia frugato, a che prò? Mi guardo attorno.
Sollevo il cuscino, il mio amico è lì, come al solito.
Lo prendo in mano e, non so perché, premo l’accensione. Comincia a vibrare pian pianino. Stan finendo le pile? No, impossibile! Le ho cambiate non più di cinque giorni fa e non l’ho adoperato granché.
Un largo sorriso prende il posto sul mio volto. Ecco perché stasera era così carina, giuliva, socievole; aveva trovato di che sollazzarsi. Ma allora la passera tira anche a lei! Finalmente qualcosa che me la renda umana. Ho la sensazione che forse non è poi così algida come vorrebbe dare ad intendere.
Ho deciso, la metto subito alla prova.
Tiro fuori l’accappatoio vecchio, quello ormai corto e rimetto al loro posto le calze e la biancheria, tiro fuori dal beauty le limette, lo smalto e le pinzette per i peli.
Se fa finta di niente potrei arrivare anche al punto di chiederle di togliermi i peletti che escono oltre il bordo delle mutande, …ho un gran mal di schiena, sai…
Dopo la doccia impiego un tempo infinito ad asciugarmi. Anche lei, finita la correzione dei compiti, è andata a fare la doccia.
Esco con calma e mi asciugo i capelli lasciando l’accappatoio negligentemente semiaperto, mi siedo sul divano e comincio certosinamente a dipingermi le unghie.
So che mi sta guardando. La vedo da sotto le ciglia. Non ho fatto fatica a metterle la figa in vista.
Ho ancora le labbra ingrossate e sporgenti.
So che è un bel vedere, in contrasto col pelo nero e fitto.
Quando la vedo venire verso di me lasciando anche lei l’accappatoio addirittura aperto, ho la certezza di poter osare.
Devo ammettere che con quelle tette che si ritrova è come vedere la Barbie col pelo (sembra rossiccio).
Mi chiede della crema per la pelle.
L’ho di fronte a me, vicina, allungo una mano, rispondendo qualcosa a casaccio e le afferro di colpo il pelo, a piena mano: mi alzo, vinco la sua finta resistenza e la bacio a fondo.
In un primo momento cerca di tenere le labbra chiuse, poi cede e ricambia.
La violenza della sua reazione mi sorprende. Cominciamo a slinguarci come ossesse, la porto, la trascino, la violento dolcemente e la bevo.
Sul divano.
Mi viene in bocca, dopo poco come una vergine. Continuo a lappargliela, le succhio le labbra, sbrodola come un consumata baldracca.
Vergine e puttana.
Viene una seconda volta, a lungo: le prosciugo la passera con la lingua: cola come solo le vere porcelle sanno fare.
Incollo le labbra al suo bocciolo e lo succhio delicatamente. So bene che può essere una sensazione insopportabile.
Le inserisco uno, due, tre dita nella passera.
Non si rende neppure conto di come la sto aprendo: mi sbatte la figa contro le dita. Quando comincia a venire la sento stringermi convulsa le dita.
Viene lungamente, inarcandosi, mugolando e sbavando, la lingua fuori, oscenamente pronta a qualsiasi porcata mi venga in mente.
Comincio ad accarezzarle il buco del culo.
Ho le mani completamente vischiose di lei.
Le infilo al volo, brutalmente un paio di dita.
Ha lo sfintere riottoso.
Si apre di colpo, come se non avesse atteso altro. Glielo lavoro a lungo per aprirlo: quando esco non sembra neppure accorgersene, è completamente andata. La bacio a lungo, lingua in bocca, sapendo bene di avere sulla bocca il suo sapore.
Alla fine ci lasciamo cadere, spossate, probabilmente ha goduto molto anche prima, col godemichè, e penso che questa serata la ricorderà a lungo. La lascio riprendere e mi sdraio vicino a lei.
Nonostante la giornata pesante sento la figa pulsare. Non penso che sia in grado di riprendersi e sto pensando seriamente di finirmi con un mesto ditalino, quando mi sorprende nuovamente.
Solleva il busto, allunga una mano e comincia ad accarezzarmela.
La lascio fare senza intervenire: voglio che si senta libera di seguire il suo istinto. Non mi sbaglio e devo dire che il suo dito si muove sapiente.
E’ con ulteriore meraviglia che la vedo chinarsi a lambirmi le gonfie labbra.
Le lecca coscienziosamente, sa come finire il compitino; quando comincia a succhiare il clito, mi lascio andare, le vengo in faccia e non resisto: le porgo il culo da leccare.
Ha un attimo di titubanza, poi esegue, docile.
La lingua corre e si insinua mentre gli ultimi spasimi mi percorrono le reni.
Mi entra nell’ano ed io lo stringo, per dimostrarle quanto mi piace. Forse ho esagerato e dopo me ne pento. E’ chiaro che non è disinibita come me. Me lo rimprovera.
Mi scuso, sinceramente, non volevo turbarla ma la foga mi ha preso la mano, glielo dico francamente ed è pace fatta.
Me la coccolo, è una gioia per gli occhi e per il cuore, questa bimba solitaria. Siamo entrambe sfinite e ci addormentiamo l’una tra le braccia dell’altra.
E’ il sette dicembre.

 

One thought on “magistra 2 – Sandra

  1. Lneri

    Complimenti ho letto tutti e due i racconti. Non ti nascondo che mi hai fatto eccitare. Spero che leggerai i miei e che possano piacerti.
    Sicuramente tornerò a leggere i prossimi.

     

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