Lavoro a Seattle

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Lavoro a Seattle

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Hope continuava con insistenza a ripetere questa frase: “un nuovo lavoro, una nuova città, una nuova casa…” Hope è una giovane di 19 anni, desiderata da molti ma lei troppo occupata per lo studio e la carriera lavorativa da non guardare nessuno. Il lavoro che la aspetta è molto importante, lavorare per la più grande casa editrice di Seattle, essere presa in un’azienda del genere significava avere sbocchi lavorativi immensi e realizzare finalmente il suo sogno. Era un lunedì mattina, freddo, era novembre, il taxi aspettava Hope al di fuori dello stabile in cui alloggiava, più nervosa che mai entrò nell’auto e sperava che l’incontro con il suo nuovo datore di lavoro andasse per il verso giusto, tanti pensieri le frullavano in testa, paura di fare brutta figura anche se si era preparato un discorso che doveva lasciare a bocca aperta. Arrivata davanti al grattacielo che poteva realizzare i suoi desideri Hope era pronta a attraversare la soglia a testa alta, la stanza era la 365 lì la aspettava un giovane che sarebbe ufficialmente diventato il suo capo, con attenzione Hope bussò alla porta e attese quel “avanti” con agitazione. Hope venne fulminata da uno sguardo penetrante, occhi neri, altro di bell’aspetto, era forse la prima volta che la ragazza era così attratta fisicamente da un uomo, il suo sguardo deciso faceva contrasto con il volto gentile, era di fisico possente che veniva abbracciato da un completo in giacca e cravatta, Hope era rimasta immobile a fissarlo e il giovane la riscosse dai suoi pensieri “lei è Hope vero”, la giovane avvampò capendo che lo aveva fissato forse troppo, egli rispose con un secco “sì”, lui disse immediatamente “bene, io sarò il tuo datore di lavoro, il mio nome è Alexander”. Dopo una breve presentazione Alexander portò Hope nell’ufficio che gli era stato assegnato, per sbaglio le mani di entrambi si toccarono per aprire la maniglia della porta, Hope era incantata ma allo stesso tempo infastidita dal fatto che un ragazzo che conosceva appena poteva provocargli scariche intense lungo il corpo, Alexander invece era molto tranquillo e guardava Hope con un aria di sfida e un risolino stampato in faccia, Hope con passo svelto raggiunse lo studio e lasciò Alexander alle spalle che interruppe il silenzio “sembri molto timida anche se fisicamente ti mostri donna” Hope infastidita dalle parole non perse tempo a ribattere “posso essere e comportarmi come voglio, posso apparire timida e chissà anche sfrontata, ora la prego di lasciare la stanza, vorrei iniziare a sistemare le mie cose” Alexander guardò intensamente Hope, quasi per intimorirla ma non stette tanto ad esaudire il desiderio della giovane. Il primo giorno era andato, tornando a casa in taxi si rese conto che davanti al cancello dello stabile in cui alloggiava Hope c’era un Ragazzo, precisamente Alexander che la aspettava “cosa ci fai qui” disse Hope, “ti voglio portare a visitare la città, sei troppo tesa con me e io desidero avere un rapporto di fiducia con i miei dipendenti” rispose Alexander, “i tuoi dipendenti o le tue dipendenti” disse senza pensare Hope per poi avvampare capendo ciò che aveva detto, Alexander scese dalla macchina e si posizionò di fronte a Hope “non fare la saputella con me, non dire cose di cui ti puoi pentire, ti credi bella ma il cervello è quello che conta, momentaneamente ti stai dimostrando una bambina che cerca di rispondere e fare la dura anche se sono sicuro..” disse avvicinandosi al volto della ragazza “che la mia presenza ti fa venire i brividi e si vede dal colorito che prendono le tue guance, che ti spavento o ti eccito..” Hope atterrita da quelle parole decise di dirigersi dentro casa, reprimere il sentimento che gli era passato in testa, afferrarlo e baciarlo, non gli era mai successo, mai capitato che un ragazzo gli facesse pensare queste cose. Il giorno dopo Hope decise di fare un passo avanti, decise di vestirsi in maniera più provocante per capire se Alexander restava indifferente o la guardava, un completo composto da una gonna a tubino rossa e un top scollato nero, capelli raccolti in modo da far vedere il collo e i tacchi che slanciavano le gambe, un altro giorno, un altro giro per capire ciò che sentiva, Hope molto astuta voleva smuovere Alexander, con una scusa si è recata nel suo ufficio, lui appena ha alzato la testa dal manoscritto che stava esaminando rimase stupito dal vederla vestita così “cos’è mi vuoi provocare” disse Alexander, “io non sto facendo un bel niente, sto cercando un manoscritto e mi chiedevo se avessi una copia, il mio l’ho perso erroneamente” aggiunse Hope, “controlla in quel cassetto”, Hope poteva giocare la sua mossa, si abbassò in maniera lenta, in modo da mostrare le sue forme, sentiva gli occhi di Alexander bruciare, la sedia di lui si mosse e Hope sentì una prese dietro di lei, “che cosa vuoi fare con me eh Hope..” Alexander teneva una mano sui pantaloni “non voglio far niente, sto semplicemente cercando un manoscritto” Hope aggiunse, “allora se io mi avvicino a te e ti bacio il collo non succede nulla?” replicò Alexander avvicinandosi pericolosamente a Hope che restò immobile “vedi, non mi resisti ragazzina, non hai le forze né di muoverti né di fare qualcosa” Alexander stava per allontanarsi e tornare al suo posto, Hope stava combattendo con sé stessa, finché decise di fermarlo e avvicinarsi al viso del giovane e lasciargli un bacio caldo e soffice, Alexander stranito ma vorace ricambiò il bacio, si conoscevano così poco Hope era combattuta, il suo primo bacio a lui, il suo datore di lavoro che gli stava dando filo da torcere, Hope agganciò le braccia al collo di lui, indietreggiarono fino alla scrivania, Hope si sedette su quest’ultima e Alexander si mise in mezzo alle cosce di Hope, le toccava il collo, gli accarezzava le braccia e le sfiorava la schiena, Hope era ferma, mentalmente pensava a come muovere le labbra, il cuore era in soggezione, batteva forte, si sentiva strana, nelle parti intime bagnata, aveva caldo ma non si voleva staccare, interruppe il bacio Alexander con un “ti prego vattene via, ti sto portando rispetto non farti scopare qua” Hope arrossì e pensò a quanto poteva essere bello farsi penetrare su una scrivania, era vergine non aveva mai provato niente ma era curiosa, eccitata, gli piace il mondo di fare di Alexander, i suoi occhi.. e voleva andare oltre ma forse era troppo presto. Hope tornò a casa, decise di sdraiarsi ma continuava a pensare a quello che era successo in ufficio, aveva voglia, era bagnata, voleva toccarsi il collo e la braccia come aveva fatto lui, voleva che le mani di Alexander fossero in mezzo alle sue cosce, presa dall’istinto tornò in ufficio, era l’ora di chiusura, c’era poca gente, Alexander stava per andarsene ma Hope lo interruppe con un “ti prego andiamo nel tuo ufficio ti devo parlare” Alexander aveva una faccia interrogativa ma acconsentì alla richiesta, andarono in ufficio e si sedettero uno di fronte all’altro, “cosa mi devi dire” disse schietto Alexander, “voglio provare di nuovo le tue labbra, so che ci siamo conosciuti da nemmeno due giorni ma ho bisogno delle tue labbra” Alexander era divertito “mi vuoi dire che le labbra degli altri ragazzi non sono abbastanza?” aggiunse e Hope imbarazzata disse “le tue labbra sono le prime”. Alexander la fissò stupito, una ragazza così bella ancora pura, si alzò e si avvicinò al suo viso “dimmi chiaramente quello che vuoi, si capisce che non ti serve solo un bacio ma voglio che me lo dici” Hope senza pensare disse “voglio le tua dita dentro di me, voglio che mi esplori ti prego” senza pensarci due volte fece posizionare Hope sulla scrivania, allargò le gambe della giovane, la guardò e gli spostò le mutandine di pizzo rosse, Hope aveva una pelle candita e delicata, le dita di lui scorrevano lungo il sesso di lei, uscì la mano dalle cosce di lei e le disse “lecca le mie dita e io le farò scivolare dentro di te” Hope imbarazzata obbedì, lecco le dita si Alexander che subito dopo erano dentro la giovane. Hope era accaldata chiese ad Alexander di aumentare il ritmo, era bello lei era bagnata, Alexander senza pudore disse a Hope “vorrei sentire le pareti della tua fuga attorno al mio cazzo, sei vergine e si sente, sei stretta ma cazzo se sei calda e bagnata” Hope aveva una guerra in corpo, si lasciò scopare dalle dita di Alexander senza pudore, non tratteneva i gemini “vai più forte ti prego, voglio venirti sulle mani” le ultime parole pronunciare da Hope prima di scoppiare, Alexander era è citato, aveva il membro che pregava di essere liberato ordino a Hope di slacciargli i pantaloni “prendilo in mano, ti guido io” era grosso, imponente, pulsava ed era tremendamente bagnato, istintivamente Hope sputò sul cazzo di Alexander che al contatto con la saliva emise un grugnito di piacere, era pieno, voleva di più, voleva le labbra di lei sulla sua asta, voleva che lei succhiasse la sua cappella fino a farlo esplodere, la fece mettere in ginocchio “mettilo in bocca, fammi godere, se non posso avere adesso la tua figa voglia scopare le tue labbra” Hope a quelle parole non perse tempo, decise di giocare con la cappella di Alexander, la baciava, la leccava, gli faceva scorrere la saliva e con le mani faceva su e giù sull’asta fino a metterlo tutto in bocca a fatica per le dimensioni, le mani di lui erano sulla testa di lei, la spingeva sempre più a fondo, grugniva, ansimava, portava la testa all’indietro per il piacere, quasi sull’orlo di venire fece alzare Hope, le sfilò la maglietta e il reggiseno, le baciò e le palpò il seno, Hope aveva le mani sul cazzo di Alexander e in modo inaspettato si fece scivolare il membro di lui dentro di lei “che osa stai facendo” disse Alexander affannato “non mi importa delle conseguenze ti voglio dentro di me, voglio essere tua, non ho mai provato queste sensazioni per nessuno” disse Hope, Alexander ormai pieno e sempre più voglioso si infilò con una botta secca dentro la vagina di Hope, un urlo rimbombò nella stanza accompagnato da gemiti e invocazioni di andare più forte, vennero insieme, stretti, affannati con i cuori più accaldati delle loro pelli.

 


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