Laura

Laura

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Laura non si era accorta di come la guardassi. Non si era mai accorta di me. Eppure, eppure avevamo tante cose in comune. Eravamo praticamente cresciuti insieme, in congregazione, sin da quando eravamo piccoli, poco più che neonati frequentavamo la sala del regno coi nostri genitori. Giocavamo insieme da piccoli, i nostri genitori erano amici, praticamente ci vedevamo tutte le settimane. Strano ora, a quasi 30 anni, trovarsi ad essere dei perfetti estranei, pur frequentando la sala del regno, la congregazione.
Lei è figa da paura, ma non posso mica dirle queste parole. Mi prenderebbe a schiaffi e mi farebbe richiamare dagli anziani. Ma cazzo se è figa. Ha un corpicino mica male, delle belle tette a punta e con i suoi 30 anni da verginella rappresenta un bel bocconcino invitante per tutti noi maschietti, anche se per ovvi motivi dobbiamo starle a debita distanza. Io ammetto il mio istinto, quando la vedo mi ecciti, mi diventa duro, esce fuori dalle mutande il mio uccello. Non c’è adunanza che non mi si rizzi il cazzo vedendola passare in sala del regno. Che poi lei fa tanto la santarellina, vuol dare a tutti quell’idea di castità ma si vede lontano un miglio che ha una disperata voglia di cazzo. Si veste sempre con quei vestitini succinti che non lasciano spazio all’immaginazione. Le tette le vediamo anche se son nascoste da quelle fragili magliettine, esplodono i suoi seno da quei tessuti. Quando mi tocca fare il microfonista mi metto sempre dalla parte dov’è seduta Laura così posso andare a portarle il microfono quando alza la mano per rispondere. Stare vicino a lei mentre commenta alle adunanze è come spararsi una sega su un sito porno. Lei seduta con quel ben di Dio sotto gli occhi… Come mi diventa duro ogni volta, vorrei ficcarle il cazzo in bocca li davanti a tutti e non solo passarle il microfono.
Ha sempre quel profumo di buono, di pulito, quella fragranza di sapori dolci ed esotici che ispirano sesso.
Io non sono uno che si nota molto. Sono il classico trentenne testimone di geova, un po’ sfigato, con gli occhiali sul naso e l’andatura dinoccolata e anonima. Vado in sala solo per non scontentare i miei genitori ma non mi frega un cazzo della religione. Ci vado perché ho trent’anni e ho passato tutta la vita in congregazione, mica posso inventarmi un nuovo percorso di vita, ora, con il rischio di perdere tutto nella Sala e non avere poi nulla da guadagnare all’esterno della congregazione. Non mi impegno tanto, faccio poche ore di servizio e a malapena ho qualche incarico in sala, giusto giusto il microfonista alle adunanze. Laura invece si impegna, cazzo se si impegna. Ha smesso di lavorare a tempo pieno per fare la pioniera regolare, si sbatte come una cagna per dimostrare a tutti quanto è spirituale e sogna di trovare un fratello zelante, magari anziano di Congregazione che se la voglia sposare. A me non calcola perché sono uno che non conta un cazzo, uno che è quasi invisibile in congregazione. Però io me la sbatterei volentieri Laura. Cazzo se me la sbatterei…
Cazzo se me la son sbattuta… Devo correggermi. Perché non mi calcolava , è vero. Non mi calcolava fino ad un’ora fa. Fino ad un’ora fa ero uno quasi estraneo al suo giro di frequentazioni e amicizie della congregazione. Ero solo un coetaneo, un fratello col quale al massimo scambiare un mezzo ciao ad inizio adunanza, ma solo per buona educazione, mica perché ci teneva a me.
Fino ad un’ora fa.
Eravamo di ritorno dall’adunanza, come ogni sabato pomeriggio. Io ero in automobile coi miei genitori, lei con i suoi. Viviamo a poche centinaia di metri di distanza, da sempre, e anche se siamo adulti siamo costretti a stare coi genitori fino a quando non ci sposiamo. Io vorrei sposarmi, ho voglia di infilare l’uccello in una passera, ma le sorelle fan tutte le fighe di legno, le preziose. Con me fanno le preziose e non mi calcolano, perché non sono un nominato e non farò mai carriera nella teocrazia. Ste smorfiose fanno le puttanelle solo con i fratelli che hanno incarichi e previlegi. Vanno anche oltre il consentito, lo so, le ho viste. Laura è gnocca ma cerca di conservare la sua purezza. Cercava di conservare. Fino ad un’ora fa. Non so cosa le sia scattato in testa, sarà stata la torre di guardia o il discorso pubblico a farle girare le palle, per la prima volta in tanti anni di militanza.
So solo che arrivato a casa, mi squilla il cellulare. Era lei. Non mi aveva mai chiamato, neanche per uscire in servizio. Mi ha chiesto se potevamo incontrarci sotto casa sua che aveva da consegnarmi un regalo per i miei genitori. Mi sembrava una cosa veritiera, mica una scusa. Dissi ai miei che uscivo dieci minuti e che sarei tornato prima di cena. Ero ancora vestito da adunanza.
In dieci minuti arrivai sotto casa di Laura. Mi aspettava appoggiata alla ringhiera del cancello, non mi diede neanche il tempo di salutarla che mi fece cenno di stare zitto e seguirla. Mi portò giù nelle cantine del palazzo e aprì la piccola porticina in ferro del loro piccolo spazio in quei sotterranei. Pensavo che il regalo per i miei genitori l’avesse per qualche strano motivo lasciato in cantina. Invece no. Non era un regalo per i miei genitori quello che aveva in mente Laura, era un regslo per me.
Chiuse la porticina della cantina e mi saltò addosso vorace, infilandomi contemporaneamente la lingua in bocca e una mano nella patta dei pantaloni. Io cazzo se la lasciavo fare, non mi interessava nulla di rispettare le regole sul sesso prematrimoniale. Mentre eravamo in quella strana posizione, illuminati da una lampadina fioca, iniziarono a tornarmi in testa tutte le seghe che mi ero fatto pensando a Laura. E adesso lei era lì, a masturbarmi allegramente e baciarmi.
La volevo, la volevo mia.
Le allargai le gambe, aveva ancora addosso la gonna dell’adunanza la tirai su e con le dita agili che avevo andai a cercare le sue mutandine. Erano già in tensione per il piacere. Spostai leggermente il tessuto e tocca con mano il suo pelo profumato e infilai due dita bella sua bella vagina fremente. Mentre le facevo un ditalino gemeva di piacere e mi mordicchiava l’orecchio.
“Non sono vergine se ti interessa, puoi penetrarmi con vigore” – mi disse, accarezzandomi I capelli.
Non ero sconvolto da quella dichiarazione, al massimo sorpreso, pensavo Laura ci tenesse alla reputazione e alla sua relazione con geova, invece era una ragazza come tutte le altre, a trent’anni non si può stare senza cazzo e neanche negli anni precedenti, sono gli anni migliori per una donna dal punto di vista sessuale.
La volevo e lei voleva me.
Mi tirò fuori il pisello che era già bello duro ed essendo già umidiccio per la sega se lo mise con dolcezza fra le gambe. Iniziai a muovere il mio bacino con forza, penetrandola con vigore con sempre più vigore, lei mi lasciava fare. Più entravo nel suo corpo e più sentivo il mio cazzo possente, più sentivo la sua figa avvolgermi con calore il cazzo e meno avevamo geova tra i pensieri, ma solo tanta eccitazione e tanti orgasmi repressi.
Mi chiese di metterle il cazzo in culo, voleva andare ben oltre il consentito, non le bastava la penetrazione vaginale, voleva anche le sfondassi il culo. Ah, la sodomia, che atto tremendamente godurioso, altro che sozzo ed impuro. Sputai sopra il mio cazzo e con la saliva le lubrificai quel bel buchetto vergine in cui mi chiedeva di entrare e rispettai il suo desiderio. Il mio enorme cazzo le stava strusciando e penetrando quel bellissimo orifizio così angusto e stretto, così privato e perverso. Ah quant’era porca la mia pioniera regolare. Avrei voluto anche farmelo succhiare, avevo una gran voglia di un pompino, lo desideravo da tempo, lo desideravo sopratutto da Laura, mi eccitava così tanto la sua chioma castana, la volevo vedersi muovere sinuosa tra le mie gambe…
Continuavo a penetrarle il culo, gemeva dal piacere e dal dolore, si sentiva che le faceva male ma non voleva che io smettessi. Era il suo grido di liberazione, il suo atto di libertà contro i testimoni di geova. Finalmente una scopata liberatoria. Non riuscivo più a trattenermi, avrei dovuto rimandare a giorni futuri l’idea di un bel chinotto, spruzzai il mio sperma biancastro tra le sue chiappe, macchiandole il buco del culo di un bel bianco appiccicoso. Le avevo disegnato un bel cuore sulle antiche, con le dita sporche di sborra. La invitai a leccarmi la sborra sulle dita, ci prese gusto e volle assaggiarne un po’ di quella che pendeva dal mio cazzo ma non c’era tempo per darmi soddisfazione orale, per un pompino avrei aspettato qualche altra occasione favorevole. Mi baciò sulla guancia e ci rivestimmo.
Pregai dio di darmi più occasioni come quella.

 

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