La zia di mia moglie

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La zia di mia moglie

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Io sono Carlo, ho 32 anni, sono sposato e sono padre di una bambina. Vivo a Palermo e voglio raccontarvi come sono diventato l’amante della zia di mia moglie. Eravamo al veglione di fine anno. Un bel gruppo il nostro: genitori, figli, zii e cugini. Anche zia Sabrina e suo marito i quali, essendo da soli perchè non hanno figli, vollero unirsi a noi. Lei è sorella di mia suocera. Sono in confidenza con loro però non ci vediamo spesso in quanto abitiamo alle estremità opposte di Palermo. Zia Sabrina è una gran bella donna, piu che provocante e sensuale, di 54 anni e quella sera, prvocante più che mai anche per quell’abito con lo spacco che le lasciava una coscia quasi del tutto scoperta, mi stava facendo impazzire. Mio suocero i soliti argomenti di calcio e politica con qualche conoscente; mia moglie di moda e di cucina con le cugine e qualche amica, cosicchè la zia non aveva avuto l’opportunità di un ballo ed io solo qualcuno. Così invitai la zia. Figuratevi se mi sarei mai permesso di fare un passo falso, lei invece si. Che fa? Allora mi stuzzica di proposito con quella coscia di fuori? Pensai quando, approfittando del poco spazio a disposizione per le tantissime coppie che ballavamo, incominciò a strusciarsi più del dovuto provocandomi un’erezione. Mi sentivo imbarazzato a accaldato. Non era neanche un caso in quanto il suo strusciamento era continuo e provocatorio. Insomma, se lo voleva gustare e cambiai opinione su di lei. D’altra parte non volevo fare la parte del fesso. Stavamo muti, lei si strusciava e con la mano dietro la schiena, palpandola leggermente, la tenevo incatenata al mio cazzo. Fu quando andammo a sedere che i nostri sguardi si incrociarono imbarazzati e questa volta, ne ero certo, il suo giochetto con la coscia nuda era del tutto volontario. Dopo una mezz’oretta chiesi a mia moglie se volesse ballare. Rispose di no e di fare ballare la zia. “Si dai balliamo ancora” disse lei. Come prima e questa volta fui pure io a farglielo tastare più prepotentemente. Eravamo in fondo alla sala. Vi era un separè che nascondeva due porte. Ballando la condussi dietro il separè ed ebbi l’ardire di cercare la sua bocca. Minchia se me la fece trovare! Le ficcai la lingua dentro e me la succhiò avidamente per qualche secondo. Non potevamo rischiare di più. Ero sconvolto e dopo quella sera non ci sentimmo più. Il mio lavoro mi da una certa libertà e l’organizzo io stesso. Lunedì 13 gennaio mi trovavo nelle vicinanze della sua abitazione. Lei è casalinga e quasi sicuramenti alle nove del mattino era a casa. La chiamai. “Ciaooo. Come mai?” Le dissi che mi trovavo nei paraggi e se mi volesse offrire un caffè. Silenzio. “Mi dai un po di tempo per prepararmi? Va bene per le dieci meno un quarto?” “Va bene, come dici tu zia”- Rimasi scioccato quando apri la porta e si presentò con l’abito di quella sera. Non avevo parole e i miei occhi andarono sulla sua coscia scoperta. Notò il mio stupore, mi fece entrare e mi disse che l’aveva indossato perchè aveva capito che mi era piaciuto. Mentre parlava agitava lo spacco e mi guardava maliziosamente. Poi mi disse che non l’avevo salutata nel modo giusto. Più chiara di così? La presi, la strinsi forte e le tappai la bocca con la la mia. Fu un bacio libidinoso da entrambe le parti e le nostre lingue si intrecciarono freneticamente e ce le succhiammo a vicenda. Nel frattempo intrufolai la mano nello spacco e le accarezzai la coscia fino a palparle il culo. Minchia! Non aveva le mutandine e la mia mano arrivò direttamente nel solco fra le sue chiappe. Ebbe un fremito ed io persi completamente i lumi della ragione. Non avevo mai scopato con una donna matura e constatai, già dai giochi della sua lingua e dalla disponibilità immediata delle sue parti intime, che l’esperienza di una donna matura fa impazzire completamente. Prese a sfilarmi il giaccone ancora mentre ci slinguavamo. lo buttai a terra e, sempre a slinguarci arrivammo in camera da letto. Il letto era già pronto. Da questo momento prese le redini del gioco. La lasciai fare. Mi spinse supino sul letto e mi apri i pantaloni facendoli scivolare fino ai piedi. Prese a tastarmi il cazzo da sopra gli slip con ambedue le mani facendomi capire di quanto era curiosa. Da parte mia ero sicuro di non fare una pessima figura col mio bel cazzo di 21 cm. Glielo dissi io stesso di metterlo in bocca perchè non ne potevo più. Mi disse di non avere fretta e lentamente tirò giù gli slip. “Miiiii! E’ lo stesso che mi hai fatto assaggiare al veglione?” “No zi, è lo stesso che volevi assaggiare tu al veglione se proprio dobbiamo dire come stanno realmente le cose” “Davvero?” Quindi prese a leccare la punta e poi tutta la cappella strappandomi sospiri di piacere. Caspita come sapeva usare la lingua! Mia moglie era una dilettante al suo confronto. Ero alzato sui gomiti e vedevo tutta la sua maestria. Scese giù lentamente e poi arrivo alle palle. Mi guardò come per dirmi: guarda che ti faccio. Me le leccò e poi, ad una ad una le imboccò succhiandole. Risalì e lo ficcò in bocca Iniziando un pompino dell’altro mondo. Meno male che ho una buona dote di resitenza. Già, perchè se non l’avessi avuta lei stessa non avrebbe avuto il tempo, dopo essersi spogliata lentamente e completamente e dopo un gran 69, sistemati di fianco, durante il quale ebbe due orgasmi, di cavalcarmi e ficcarselo nella fica. Su e giù e a roteare il bacino. Si chinò strofinandomi le tette sul petto e riprendemmo a slinguarci fino a quando, presa da un ennesimo orgasmo, si rimise ritta, appoggiò le mani sulle mia ginocchia e, spingendosi con le braccia, fece avanti e indietro dicendo che dodeva divinamente. Non avrebbe avuto il tempo di ficcarselo nel culo. Infatti sollevandosi sulle ginocchia lo indirizzò li chiedendomi se a sua nipote piacesse, mia moglie, piacesse farsi spaccare il culo. Risposi di no. Non inculavo mia moglie e in vita mia non avevo mai inculata una donna. Nemmeno un uomo. Era molto bello ed eccitante, anche perchè sussurrava dicendo che il mio cazzo nel culo era la fine del mondo. Non potevo avere la sua esperienza ma non ero uno sprovveduto. Quindi, mentre se lo gustava nel culo, presi a stuzzicarle il clitoride strappandole lunghi gemiti di piacere. Non resistevo più e le chiesi se voleva essere sborrata nel culo. Macchè, se lo sfilò dal culo, scivolò giù lungo le mie cosce, si chinò e prese a menarlo velocemente. Quando capì che stavo sborrando, spalancò la bocca e accolse i miei primi schizzi. Si ripulì e pulì pure me. Dopo fu il momento del caffè. Poi quello di salutarci. “Naturalmente zi quando passo di qua ti faccio uno squillo. se vuoi naturalmente”. Cazzo se vuole! mi organizzai il lavoro in modo da essere da quelle parti il lunedì mattina. Naturalmente prima uno squillo.

 


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