Kiara 2- la seduta del bagnino

Kiara 2- la seduta del bagnino

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  • Kiara 1 l’inizio -.

Era passato un po di tempo ed un po di uscite dalla nostra prima volta.
Lei nel frattempo aveva mollato il suo ragazzo.
L’estate era ormai finita ma la sera la temperatura era ancora piacevole.
Ce la siamo presa comoda a cenare in un ristorante lungo la strada per la Versilia stuzzicandoci con battute provocanti e sguardi eccitanti.
Indossava uno dei suoi soliti vestitini leggeri come sempre senza reggiseno e mi aveva descritto minuziosamente il suo perizoma provocandomi una costante erezione che cercai di nascondere al resto dei clienti del ristorante al momento imbarazzante di pagare il conto alla cassa.
Davanti al locale, oltre la strada, la palizzata in legno e poi 50 metri di spiaggia separavano il posteggio dal mare. Sulla destra, a poca distanza, una pinetina, mentre alla sinistra, percorrendo un di centinaio di metri si giungeva ad uno stabilimento balneare.
“Ora devi farmi vedere il perizoma” le ordinai appena fuori dalla porta.
Senza dire una parola mise le mani sotto la gonna, se lo sfilò e me lo posò in mano.
K – “tieni, ma questo devi ridarmelo. Non posso tornare nuovamente a casa con la passera gocciolante e senza intimo! L’altra volta avevo una coscia bagnata fino al ginocchio e mia madre se n’è accorta. Mi ha detto di andarmi ad asciugare che qualcosa mi era colato tra le gambe! “
” Se vuoi ti restituisco quell’altro. Questo è intensamente profumato di te. E comunque non puoi pretendere che così poca stoffa possa assorbire tutto il tuo piacere! “
Attraversammo la strada verso la spiaggia. Le misi un braccio sulla spalla, ma scesi subito fino sotto la vita, le alzai il vestito e camminando continuai ad accarezzarle tutto il culo nudo e scoperto.
Non si scompose minimamente. Al contrario, sculettando faceva in modo che la mia mano s’insinuasse più profondamente dalla figa al sedere.
Il buio ci avvolse mentre poco lontano le luci ci permettevano di controllare la nostra solitudine.
Un seggiolone da guarda spiaggia si erigeva davanti a noi. La seduta a 2 metri e mezzo da terra raggiungibile tramite la scala a pioli anteriore.
“Sali” le dissi.
Posò le scarpe ed iniziò a salire.
Al terzo gradino la fermai, le sollevai la gonna ed allargandole le natiche con le mani, affodai il mio viso, leccando con vigore dal culo alla figa perfettamente rasata.
Prima mi soffermavo sul clitoride, dopo infilavo la lingua in profondità tra le grandi labbra per poi trascinare i suoi umori fino al culo che così bagnato penetravo con la lingua con facilità.
Ansimava e gocciolava da vera porca ripetendomi “siii, ancora!”. Venne copiosamente, ed io ubriaco del suo nettare continuai così per diversi minuti finché non godette per la seconda volta.
Quindi la feci continuare a salire fino in cima. Si girò, si sedette, aprì le gambe e le richiuse dietro di me che ero davanti a lei in piedi sui gradini della scala. Mi slacciò i pantaloni, afferrò il mio uccello e dopo un paio di scappellate lo puntò diretto sulla figa.
Una leggera spinta ed entrò tutto fino alle palle inzuppandosi dei suoi liquidi.
Essendo in bilico dovevo tenermi con una mano all’asta della bandiera che facevo sventolare ritmicamente a causa delle spinte sempre più a fondo dentro di lei.
Si sfilò le maniche del vestito. Il suo seno ora nudo davanti a me sobbalzava ad ogni colpo.
I capezzoli dritti e duri come il marmo si muovevano in sincronia.
Lo tiravo fuori tutto fino alla punta della cappella e affondavo sbattendo le palle sul culo, prima lentemante, poi più veloce. Mi bloccavo 2 secondi e ripartivo da capo aumentando le spinte.
Una fontana. Ogni affondo era uno spruzzo di umori e di rumori che fuoriusciva dalla sua patata.
“Godo! Vengo! Vengo! Non ti fermareeeee!”
Una sua contrazione ed uno schizzo più violento fece uscire anche il mio uccello dalla sua figa.
Un fiume di umori allagò tutto.
La seduta era totalmente bagnata dai suoi umori.
Istintivamente appoggiai la cappella sul buco del culo e ne feci entrare un pochino.
Lei, forse più per la sorpresa che per altro, si ritrasse di scatto, ma scivolò sulla seduta allagata e praticamente s’impalò tutto d’un colpo da sola.
Dopo un secondo di panico cominciò a dimenarsi dal piacere, mugolando ed eccitandosi sempre più.
L’uccello mi faceva male tanto era duro.
Con le gambe oscenamente aperte davanti a me continuava a gocciolare sul mio cazzo.
La sua figa pulsava e si apriva ad ogni mia spinta.
Improvvisamente s’infilò due dita nella figa e scopandosi freneticamente e mi schizzò nuovamente addosso.
Non resistetti oltre.
La cappella s’ingrossò ulteriormente, tutto il tronco del mio uccello prese a tendersi allo spasimo e le palle iniziarono a pompare dentro al culo 4, 5, 6 fiotti di sperma, tanto che ad ogni affondo un po’ sborra le usciva dal buco.
Eravamo tanto zuppi ed appiccicosi che abbiamo deciso di fare il bagno nudi asciugandoci frettolosamente con i mie boxer e la mia camicia, già inumidita precedentemente per i suoi schizzi.
Una volta ricomposti andammo alla macchina, e qui mi accorsi di aver perso le chiavi in spiaggia….. Ma questa è un’altra storia.

Racconto vero
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