Insaziabile – l’inizio

Insaziabile – l’inizio

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La vedi muovere i primi passi nuda sulla spiaggia e fingi di essere felice per quel traguardo… invece no sei lì che la immagini ragazzina, quando crescerà e ti farà dannare e in fondo a te speri che non cresca mai, che resti sempre innocente, non maliziosa, che il suo girare nuda per casa sia solo una comodità, non un gioco.
Ma poi cresce e le tue preghiere non vengono ascoltate: te la ritrovi a metà strada tra la bambina innocente e la ragazza curiosa e noti i primi cambiamenti. Si copre quando va in bagno, chiude sempre la porta della cameretta e tua moglie le compra il primo reggiseno. Un pezzo di stoffa ridotto che diventa all’improvviso essenziale.
Poi arriva il ciclo mestruale a dannarti!
Si perché è proprio quello che ti scampana nelle orecchie che tua figlia non è più una bambina anche se ha il letto pieno di peluche e la cameretta tutta rosa: tua figlia è una donna, può generare la vita!
Ci pensi, te lo dici nella testa e ti sembra impossibile ma quando lei ti corre incontro e ti si siede sulle gambe e senti il suo calore su di te… capisci che è tutto vero.È sbagliato, non avrei dovuto, ma è stato allora che ho cominciato a segarmi per lei, a immaginarla al posto di ogni donna che fottevo, anche a scopare mia moglie con quella foga che c’era i primi anni. Lei mi accende. Basta un nulla, uno sguardo e mi sale il desiderio. Per non parlare di quando fa la coccolona perché ha bisogno di qualcosa… non la tiro mai per le lunghe, facendo arrabbiare mia moglie ogni volta, ma non posso rischiare che si accorga che il suo papino ha un’erezione di 20 cm pronta per lei.
Una delle ultime volte che è successo sono quasi fuggito da casa con una scusa stupida, una dimenticanza in ditta… avevo il cazzo duro e le palle che mi facevano un male cane.
In macchina, dopo una decina di minuti mi sono fermato in un parcheggio vuoto e mi sono segato, ho sborrato quasi subito ma non ho risolto il mio problema. Il cazzo è rimasto duro e la voglia della sua fighetta non è rientrata.
Già perché per la maggior parte del tempo sono una brava persona, un uomo che mantiene e coccola la sua famiglia. Un uomo che vuole proteggere sua figlia dagli uomini, dai bruti che vogliono solo trattarla come un giocattolo. In altri momenti sono io il capo di quei bruti: la farei tenere ferma per fottermela per ore, farla gridare di piacere e dolore misto al piacere…
Per fortuna spesso, anche in quei momenti, riesco a dominarmi, mi sfogo con una sega o del sesso anche occasionale, ma quella sera…
Mi sentivo un animale in gabbia. Pericoloso.
Forse fu il profumo dei suo capelli, la sua risatina, o quello sguardo supplichevole… si quello, credo fu quello…
Ripresi a guidare, andai al bancomat, prelevai una cifra spropositata… e mi rimisi in macchina.
Sulla provinciale le puttane non mancano, ma volevo fosse “di un certo tipo” mi fermai da alcune e feci le mie richieste. Erano esitanti, poi una si fece avanti: 100 euro solo per una informazione devono essere stati convincenti.
Fece una telefonata e dopo un quarto d’ora arrivò una macchina.
La ragazza scese e mi si avvicinò: era perfetta. Le feci un cenno e lei salì.
La portai in un motel, in macchina oltre che scomodo non mi sembrava appropriato.
Dopo un inizio titubante tutto si incastrò al meglio: pompino lungo e intenso concluso con un 69 magnifico.
Una bella fica con le labbra poco pronunciate, chiuse, il clitoride piccolo, nascosto. Depilata completamente, liscia come una bambina.Poi mi feci montare da lei seduto su una poltrona, lei in braccio a me che mi dava le spalle davanti allo specchio. Vederla calarsi su di me, godere della sua sofferenza mentre le entravo nella fica stretta… un piacere assoluto. Il momento di assestamento mentre con le dita le accarezzavo il clitoride e lei che ansimava e la fica che mi si stringeva sul cazzo…
La monta lenta, dolce, il suo viso arrossato, il fiato corto e poi eccoli lì… i suoi occhi nello specchio che ci guardano, il sorriso accennato, il movimento del bacino che aumenta il piacere e poi quella breve domanda seguita da quella parola, come da accordi presi con la puttana in strada.
“Ti piace, papà?”
Quella parola ha svegliato la bestia, il bruto.
L’ho stretta intorno alla vita e ho spinto il bacino verso l’alto, più dentro di lei, con forza. Ha urlato e ho continuato a fotterla con forza, spingendo forte in profondità. Nello specchio vedevo la sua sofferenza, aveva gli occhi lucidi, e i suoi gemiti erano misti a lamenti.
Mi sono alzato con lei in braccio, poi sul letto senza cura, a pecorina, senza mai liberarla e ho continuato a pomparla con forza.
Dopo un tempo interminabile ho rallentato e le ho detto di fare le sue domande.
“Ti piace scoparmi, papà?”
Il piacere delle parole. Sentire quel nomignolo in quella domanda…
Una scarica elettrica lungo la schiena tanto forte da farmi spingere così forte da farla sdraiare sul letto a pancia sotto soffocando un urlo nelle lenzuola.
La fottevo lentamente con stafilettate che le arrivavano alla bocca dell’utero.
Sussultava e stringeva gli occhi. Le guance umide dalle lacrime.
“Dimmi cosa ti piace papà” disse ad un certo punto e io non capii.
“Ti piace scopare papà?”
“Si” le risposi continuando a spingermi dentro di lei.
“Ti piace scoparmi dove?”
“Ovunque” risposi.
Scosse il capo per quel che poteva e io non capii ancora.
“Dove ti piace infilare il tuo cazzo enorme papà?”
“Nella tua ficaaaa!”
Urlai a denti stretti aumentando il ritmo, sentendo l’orgasmo salire.
“Nella fica di chi?” Chiese e la risposta nella mia mente a quella domanda mi mandò in pappa il cervello, giuro.
“Di mia figliaaa! Nella fica di mia figlia! Mi piace scopare la fica di mia figliaaaa!!” Urlai in preda al delirio e venni come non mai in vita mia. Un orgasmo da infarto. Uno di quelli che perdi il contatto con il mondo intorno. Poi crollai sul letto.In macchina sulla strada del ritorno ero ritornato in me. Uomo devoto alla famiglia. Colpevole. Sia del tradimento che del tipo di ragazza cercata per farlo. Sia dell’averle sborrato dentro. Senza ritegno.
“Vuoi che ti porto in farmacia? Per la pillola del giorno dopo?” Chiesi vergognandomi di me stesso.
“No prendo la pillola. E se anche fosse darei la colpa al mio ragazzo, tranquillo.”
Rimasi interdetto.
“Hai il ragazzo? Sa che fai la…” non terminai sentendomi nuovamente un demente.
“Non sono una puttana. Ho fatto un favore a mia sorella. I soldi che hai promesso erano troppi per lasciarti scappare.”
Senza parole.
Si fece accompagnare in una zona residenziale ma prima di lasciarla andare mi azzardai a scusarmi.
“Per cosa?”
“Per il modo in cui…” la demenza mi aveva colpito in pieno.
Lei rise e lì mi si crepò il cuore: la stessa risatina furba di mia figlia.
“Mi chiedi scusa per avermi scopata senza pietà o per avermi fatto prendere il posto di tua figlia?”
Abbassai lo sguardo sconfitto.
“Non scopi con lei vero?”
“No, no! Lei è… piccola.” Dissi pentendomi subito.
“Quanti anni ha?”
“Pochi. Ma non è per questo che non… è mia figlia…” dissi come se fosse un buon motivo. Sorvolando sul fatto che lei aveva ben sentito, o meglio, subito il desiderio sbagliato che provo per mia figlia.
Rise ancora in quel modo e la domanda uscì da sola.
“Tu quanti anni hai?”
“Credo sia meglio che tu non lo sappia… comunque… ” cominciò a dire aprendo la portiera “se ti prende ancora quella voglia e hai altri soldi da spendere per quello…” continuò sbattendo la portiera “voglio essere io la tua puttana. Ok, papà?”
Così dicendo si allontanò dalla macchina e io, con il cuore in gola e una mezza erezione in corso aspettai che si avvicinasse ad un cancelletto vista l’ora tarda ricordandomi solo dopo che se n’era andata che l’orco lo aveva già incontrato.
 

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