IL TIRALATTE – LA SENTENZA

IL TIRALATTE – LA SENTENZA

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Piccola premessa. Con mio grande piacere il primo racconto è piaciuto ed alcuni mi hanno chiesto una prosecuzione. Dato che quel racconto era ambientato attorno al 1900, per proseguire devo anticipare la storia di un numero indeterminato di anni. Nel 900 la Grande Guerra è troppo vicina ed io non voglio finirci in mezzo

Sono passati 2 anni nei quali la padrona aveva partorito un maschio (che io sapevo mio) ed il padrone (fortunatamente simile a me fisicamente) era al settimo cielo.
Grazie ai miei “richiami” la padrona era nuovamente gravida ed io mi ero garantito almeno un altro paio d’anni di lavoro e di ottimo latte fresco gratuito.
Economicamente ora non me la passavo più male. I padroni erano più che soddisfatti delle mie prestazioni ma quando hai fatto la fame per una vita, l’idea del risparmio ti si inculca nella mente ed io mai e poi mai avrei rinunciato alla mia “vacca” umana. Del resto come potevo sfruttarla di più? Mi dava latte fresco a volontà, mi sollazzava l’uccello, introduceva i miei figli in una famiglia agiata ed in più mi pagava.
Pur non essendo molto religioso pregavo continuamente Dio perché quella tetta non avesse fine
Per oggi ho finito la mia visita quotidiana. Sono felice e con la bocca che sa ancora di latte mi accingo a tornare alla mia abitazione quando incrocio il padrone.
Lui mi fa cenno di fermarmi ed io obbedisco immediatamente
“Voglio scopare tua moglie” mi dice senza preamboli
Per un attimo sono preso dal panico: che abbia scoperto le mie cure segrete?
Poi reagisco. Sempre tenendo gli occhi al suolo rispondo “Ma signore, già ha esercitato il suo diritto di gius prima nottes.
È stato il giorno del mio matrimonio, non ricorda?”
“Ahh Ius primae noctis intendi? Puoi credermi, quella è solo una fatica aggiuntiva, non te la godi per nulla. Invece l’altro ieri al villaggio ho visto una bella contadina. Ho chiesto chi fosse e mi hanno detto che era tua moglie. Il solo pensiero di possederla mi eccitava, quindi … Su sbrigati vai a prenderla e portamela. Non vorrai che io pensi che tu non vuoi che te la chiavi vero?”
Ero in trappola “No, no signore. Lei ha tutti i diritti, corro subito a prenderla e gliela porto”
Verso casa mi maledico e l’antico odio sorge nuovamente al massimo livello
“Ma come si permette? … e poi si dichiara religioso ma per lui il NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI è solo una frase vuota.
Non solo vuole mettermi le corna, ma pretende anche che io lo aiuti nell’impresa”
So già come andrà a finire: lui la scoperà a suo piacere, ed io dovrò restare li sulla porta ad udire i suoni che lui e mia moglie, coperti solo dai tendaggi del baldacchino produrranno.
Nuovamente lo maledico ma, nonostante il recente benessere non ho la forza per oppormi a lui. Devo obbedire
Sono giunto a casa “Mariaaa, Mariaaa chiamo”
In pochi istanti mi compare vicino “Ero nell’orto” mi comunica “Cosa vuoi?”
“Presto lavati tutta e mettiti il vestito della festa. Il signore ti vuole chiavare e debbo portarti da lui” rispondo
“Vuole scoparmi? Ma io non voglio” ribatte, “per chi mi ha preso? Cosa crede che sia? Una puttana forse?”
“Lui mi ha chiesto di portarti la, se non vuoi ciulare diglielo tu, sul muso. Sono certo che apprezzerà il tuo diniego e che ci farà frustare tutti e due … ma con delicatezza”
Brontolando Maria mette sul fuoco una pentola d’acqua a bollire
Mentre l’acqua bolle prepara la tinozza nuova. Siamo tra i pochi a possederla e la ostentiamo con orgoglio ai nostri visitatori.
Finalmente l’acqua è pronta. Gettiamo l’acqua bollente nella tinozza ed aggiungiamo acqua fredda per ottenere una temperatura gradevole
Sempre brontolando Maria si spoglia nuda ed entra nella vasca
“Che fai li in piedi? Guardi lo spettacolo? Forza aiutami, io dovrò dargliela ma questo non significa che tu puoi startene in panciolle” mi grida
“Mancava solo questo” penso” Farla bella per l’amante” ma, senza ulteriori proteste l’aiuto a lavarsi per bene-
Alla fine lei si alza in piedi ed io le passo l’asciugamani e la ammiro mentre si asciuga: si la mia Maria è proprio una bellezza, capisco perché quel prepotente me la voglia sottrarre.
È quasi sera quando finalmente è pronta e vestita della festa e posso accompagnarla alla villa.
Ci riceve un servitore “Il signore è a pranzo” e ci fa accomodare in una stranamente spoglia saletta d’attesa
Restiamo li, a guardarci negli occhi per un lungo periodo indefinito.
La notte è scesa quando il servitore riappare “Seguitemi” e ci fa strada attraverso un dedalo di corridoi sino a quella che è la camera da letto del padrone
Lui è li, sulla porta a riceverci con addosso solo una vestaglia leggera
“Finalmente, mi avete proprio voluto far penare” esordisce porgendo il braccio a mia moglie
“Veramente sei stato tu a trattenerci in una sala completamente spoglia” penso
“Non vuoi essere proprio tu a mostrarmi la bellezza di tua moglie?” mi domanda
Ed io, da perfetto schiavo, la spoglio nuda per lui facendogli ammirare il bacino perfetto ed il seno generoso
Lui la prende per mano e la accompagna al letto “Aspettami qui” mi ordina “Se vuoi usa pure quella poltroncina” e scompare nel baldacchino con mia moglie.
Non passa molto tempo ed il baldacchino comincia ad oscillare, si nota che al suo interno c’è una certa attività, attività inequivocabile dato che è sottolineata da quei gemiti di mia moglie che tanto conosco bene
“Su, su, non è poi così brutta”
Sorpreso alzo gli occhi e vedo una bella ragazza in abito da cameriera
“Devi essere simpatico al padrone, mi ha ordinato di venire qui e di essere il tuo antistress. Quando si è fatto portare le mogli dei suoi sottoposti quando mai ha dato una disposizione simile?”
“Antistess dici? E cosa dovrei fare con un antistess come te?”
“Ma puoi fare tutto quello che vuoi, toccarmi le tette, la figa, scoparmi” e mi mostra un pagliericcio dietro una tenda “Solo ti prego di essere delicato: sono ancora vergine”
Beh, devo riconoscerlo, il padrone ha pensato anche a me e mi ha organizzato un modo mica male di passare la notte
La trascino sul pagliericcio, la sposto e dopo averla penetrata delicatamente comincio a scoparla. Mi accorgo che una debole striscia di sangue sta sporcando il pagliericcio
“Ma non hai un ragazzo?” domando mentre la chiavo “Come hai fatto a rimanere vergine fino ad ora e perché hai scelto proprio me per deflorarti?”
“Quante domande!” risponde “Procediamo con ordine. Certo che ho un fidanzato e gli voglio molto bene. Siamo promessi sin dalla nostra più tenera infanzia ma la Santa Chiesa non apprezza i rapporti fuori dal matrimonio per cui tra noi rispettiamo l’ascesi. Niente rapporti sin quando il padrone non mi avrà goduta nella nostra prima notte di nozze. L’ultima risposta è la più semplice” ed intanto io mi scarico dentro di lei “Il padrone lo ha ordinato ed io gli devo ubbidire, come tutti noi”
Non fa una piega: anche lei succube come tutti noi.
Passo la notte ad accarezzarla ed a palpeggiarla tutta. Un paio di volte mi torna la voglia, la penetro e la ciulo di nuovo
Devo riconoscerlo, la notte vola e, prima ancora di accorgercene è già mattino con il sole che penetra dalle fessure delle imposte.
Mi rivesto e la invito a fare altrettanto poi raggiungo la poltroncina che mi era stata assegnata, la faccio sedere vicino a me e passo il tempo titillandole i capezzoli ed impastandole le tette
Finalmente vedo il baldacchino muoversi ed il padrone appare, nudo come un verme. Vedendolo la cameriera fa per andarsene ma si blocca ad un cenno del capo.
Poi il padrone mette un braccio oltre il baldacchino e ne trae Maria, completamente nuda anch’ella
“Avevi un tale tesoro nascosto e volevi tenertelo tutto per te!” mi dice “Cattivo, cattivo, cattivo”
Maria pudicamente cerca di coprirsi con le mani seno e pube, evidentemente essere nuda davanti a me, in quelle condizioni, le crea disagio.
“Sai?” non è una domanda ma una comunicazione, lo capisco dal tono “Ho deciso di farne la mia amante, per cui le assegnerò una stanza alla villa ed una cameriera personale”
“Elisabetta” comanda alla cameriera “Accompagna la signora nella camera accanto alla mia, procurale qualche vestito e resta accanto a lei: tu da subito sei al suo servizio”
Quindi congeda mia moglie dandole una sonora pacca sul sedere.
CIACK sembra la conclusione di una sentenza
Nuovamente chino il capo sconsolato: ora mi ha proprio preso la mia sposa: lo odio proprio
“Mi consente di ritirarmi signore? Io qui non servo più”
“Ma proprio no” risponde. Batte le mani ed appaiono 2 valletti che iniziano a vestirlo io e te dobbiamo parlare, ed abbiamo molte cose da dirci
Quando è sufficientemente agghindato mi fa cenno di seguirlo e mi portano in una stanza dove ci servono la colazione
“Ora mangiamo, ordina ciò che vuoi, poi parleremo di affari”
Obbedisco: prendo un grappolo d’uva e lo mangio accompagnandolo ad una tazza di latte, poi prendo un biscotto … e sono sazio. Non sono abituato a tanta abbondanza
“Ti ho osservato a lungo in questi anni” esordisce “e so di non sbagliarmi quando dico che mi piaci e so per certo che non mi tradirai per cui ho deciso di insignirti del titolo, per il momento segreto, di amico”
“E tu ciuli tutte le mogli dei tuoi amici per festeggiare?” penso ma la mia espressione rimane inalterata
“Quindi, da oggi, smetti di chiamarmi signore, non sei più solo un servo: Duca sarà sufficiente”
“Bella ricompensa per avergli concesso di spassarsela con la mia metà” penso “Posso andare Duca?” dico
“Non ancora” ribatte “Ora viene il succo della nostra conversazione e, visto che siamo soli, ti prego di parlarmi francamente, come faresti ad un tuo pari, senza temere ritorsioni che ti prometto non ci saranno. D’accordo?”
“Si Duca, come preferisce” rispondo
“Dapprima parliamo di tua moglie, che mi hai generosamente concesso. Tu hai già avuto un figlio maschio da lei per cui la tua discendenza è garantita. Io del resto non ho proprio voglia di prendere precauzioni che non funzionano mai. Se te la metto incinta pazienza: tu ti accollerai il nascituro riconoscendolo come tuo figlio e la cosa finirà li. Sarai suo padre a tutti gli effetti consentendomi di poter continuare a scopare tua moglie ogni volta che ne avrò la voglia, d’accordo?”
“Si padro Duca” rispondo abbassando gli occhi
“Bene, ed ora parliamo della mia di moglie”
Lo guardo improvvisamente più attento
“Quella puttana è incinta, ma stavolta so per certo di non essere io il padre! Non mi interessa sapere chi sia: probabilmente è un nobiluccio di quart’ordine, ma se neppure voglio sapere chi sia lui non posso lasciarla passare liscia a lei. Sei d’accordo?”
Io so la verità ma non posso certo rivelarla per cui rispondo affermativamente con un cenno
“Bene, a questo punto mi serve il tuo aiuto, da collaboratore e da amico”
“Cosa devo fare Duca?” domando curioso
“So che non ti sarà semplice ma il tuo compito sarà quello di sedurre mia moglie. Dovrai sedurla usando ogni mezzo che riterrai adatto allo scopo e nel contempo avvertirmi così che io possa sorprendervi durante l’atto”
“Ha deciso di giustiziarmi sul posto Duca? Magari assieme alla fedifraga?”
Lui ride “Bell’idea ma no! Devo però chiederti di avere assoluta fiducia in me, non posso rivelarti il resto del mio piano, ma certamente non te ne pentirai credimi”
Io penso velocemente: di certo non farò fatica quanto meno a fingere la seduzione, mi basterà anticipare qualche giorno la data del ‘richiamo’ e la vacca cadrà certamente in trappola
“Duca credo di poterla servire ma ho bisogno di una conferma; Lei mi ha detto di usare qualsiasi mezzo ritenga opportuno. Ma cosa succederebbe se io sbagliassi una valutazione e la signora cominciasse a gridare?”
“Ti condannerei naturalmente” rispose” non avrei scelta in questo caso … ma poi ti concederei immediatamente la grazia. Un buon generale non decima le proprie truppe” e ride
“Bene” termino, “useremo come segnale il foulard che mi ha fatto appendere alla porta. Avverta i suoi servitori: se invece di vederlo avvolto alla maniglia della porta lo rinvenissero per terra. Invece di raccoglierlo devono correre immediatamente ad avvertirla. Io. dopo 5 minuti. Sarà pronto per essere sorpreso da lei”.
“ È un buon piano. “ annuisce pensoso “Credo proprio di aver indovinato a fidarmi di te. Ma poi tu dovrai assolutamente fidarti di me: te la senti di riuscire?”
“Conti su di me Duca” replico “Tanto ormai la vita non ha più significato per me dopo che mi hai sottratto la mia Maria.
Ti ho chiesto scherzando se vuoi giustiziarmi ma forse sarebbe la soluzione migliore per tutti” Dai e ridai, sempre li cadeva il pensiero
Il giorno dopo avverto la signora che il prossimo giorno avrei effettuato il richiamo mensile con qualche giorno di anticipo perché, se me lo avesse permesso, avevo alcuni affari miei da soddisfare
Ignara di tutto quella annuisce e così, il giorno successivo, invece di appendere il foulard, lo lascio cadere per terra e mi introduco nella stanza
La padrona mi attende già predisposta, via l’ingombrante gonna, via la novità della moda, le intriganti mutande ed è già stesa sul letto colle gambe ben aperte.
Mi chino su di lei. Estraggo il mio pene la penetro e comincio la ginnastica dell’amore
Non passa molto tempo qualche minuto al massimo, poi sento una voce alle mie spalle “Cosa sta succedendo qui?” ed una nerbata colpisce le mie natiche nude
“Questo è il modo di tradire il tuo Duca? Ed io che avevo preso fiducia in te! Meriteresti di essere giustiziato all’istante”.
“Guardie!!” chiama
Due armigeri si presentano correndo
Il Duca indica me e sua moglie “Spogliateli nudi come quei vermi che realmente sono e metteteli in una cella: se avranno freddo si stringeranno tra loro … oppure finiranno quello che io ho interrotto, non mi importa più!”
Veniamo quindi spogliati a forza e portati in una piccola cella: un tavolaccio adatto ad una persona e due secchi sono l’unico arredamento presente
Restiamo li per almeno un’ora, tremanti, stringendoci tra noi per rimediare un po’ di calore. Poi finalmente udiamo armeggiare alla serratura della porta ed il Duca appare
“Ecco qui i miei fedifraghi” sostiene
“Ma marito mio …” interloquisce la padrona
“ZITTA donna, potresti inventare qualche scusa se non ti avessi, io personalmente, sorpresa col tuo amante, ma così non hai proprio nulla da dire”
Poi si rivolge ad entrambi “Avrei voluto giustiziarvi sul posto e forse avrei dovuto farlo, ma ho deciso per un giusto processo. Quindi resterete entrambi in questa cella in attesa di quel giorno. Da quel che vedo avete tutto il necessario per arrivarci comodamente”
La signora interviene “Ma cosa dici? Qui manca tutto. Siamo completamente nudi e fa freddo”
“Stringetevi tra voi: dovreste essere felici di questo modo di scaldarvi” rispose il Duca
“E per i nostri bisogni? E per mangiare? “ domandò offesa la donna
“Ah già, tu non hai molta esperienza di prigione cara. Vedi quel secchio vuoto? È per i bisogni corporali. Ti scappa la pipì? Vai li, ti accucci e cerchi di mirare bene il secchio altrimenti l’aria della cella diverrà presto irrespirabile. Quanto al secondo secchio esso rappresenta la vostra scorta di acqua da bere. Vi consiglierei di tenerlo lontano dal primo onde evitare confusioni” e ride sguaiatamente.
“Hai proprio pensato a tutto, “ acida: “letto,. deiezioni, acqua …. Ma non è che hai dimenticato il cibo? O vuoi farci morire di fame?”
“Oh no, il cibo c’è anche quello: sei tu” ribatte il Duca.
“Io!?!? Vuoi farmi mangiare viva forse?” stupita.
“Ma no!!” conclude il Duca “Hai due tette gonfie di latte che se non le vuoti ti faranno pure male, ed hai vicino un professionista, il migliore del vicinato, in grado di vuotartele. Lui quindi è a posto il latte è un alimento nutriente. Quanto a te, ora avrai la possibilità di misurare l’attaccamento del tuo amante: dovrai solo convincerlo a cederti qualche boccata di quel prezioso alimento.”
Ciò detto si volta abbandonandoci al nostro destino ed io e la padrona restiamo soli: infreddoliti e nudi.
“Vorrei proprio sapere come è successo” sbotta la padrona. Io lo so ma preferisco tacere.
“Qualche cornino lo ho fatto a mio marito, ma stavolta siamo assolutamente innocenti. Stavamo solo migliorando la mia produzione di latte … e col suo consenso”
“Mi perdoni padrona, ma si ricorda del perché non volevo diventare il suo tiralatte? La avevo avvertita che sarebbe stato facile fraintendere, cosa che è poi regolarmente successa.” Le dico.
“È vero, mi avevi avvertita e mi rendo conto ora che avevi pienamente ragione. Avrò sbagliato ma. grazie a quell’errore, ho potuto godere del miglior tiralatte in circolazione che mi ha veramente riempito le tette in modo magistrale.”
Mi sorride triste.
“Non conosco i piani di mio marito ma stai tranquillo. Hai comunque la mia piena ed assoluta protezione. Mio marito non può tenere a lungo una nobile rinchiusa qui e, una volta liberata me, non avrà senso tenere te qu.
“Piuttosto.” continua :“quell’antipatico ha ragione su un punto: presto le mammelle mi faranno male a meno che qualcuno non le svuoti … e qui ci sei solo tu. Vorresti essere tanto gentile da alleviarmi la pressione?”
Annuisco e mi attacco a quel seno mentre lei, forse per riflesso mi carezza la testa.-
Faccio una, due succhiate e deglutisco poi mi ricordo di chi mi sta dando il suo latte.
Faccio altre due succhiate e mi riempio la bocca, poi avvicino le mie labbra alle sue. Lei si sottrae ma io sono più forte: in un istante raggiungo le sue labbra e le trasmetto quel fluido vivificante. Ora lei ha capito e mi ringrazia. Dividiamo a quel modo tutto quello che quella dispensa ambulante può fornire.
Ora le tette sono vuote e possiamo rilassarci un po’.
“Grazie!” mi dice lei: “Hai fatto con grazia quello che mio marito ha suggerito per deriderci. Non credo che resteremo qui molto ma in questo frattempo questi saranno i nostri pasti. Giungeremo al processo più in forma. Alla faccia sua”
Due giorni abbiamo passato così, con lei che mi allattava ed io che cercavo di restituire alla sua bocca una parte equa, stringendoci l’una coll’altro per cercare di rimediare un po’ di calore. Poi il terzo giorno la guardia apre la porta e ci porge due abiti modesti, da uomo per me e naturalmente da donna per lei.
“Siete attesi.” ci comunica e ci scorta alla sala principale della costruzione.
Il duca ci attendeva, seduto in trono e con la corona ducale in testa,
Ad un lato vedo Maria, elegantemente vestita. Almeno a lei è andata bene
“Siamo riuniti in questa sacra corte perché i colpevoli rispondano dell’offesa che mi è stata fatta quando quest’uomo, che io stesso ho sorpreso sul fatto, ha preso mia moglie”
Mi guarda “Hai qualche cosa da dire a tua discolpa?”
Abbasso gli occhi “No signore, sono colpevole”
“Bene!” riprende lui: ”avevo pensato di farti giustiziare ma la tua confessione sincera alleggerisce di molto la tua posizione.
Applicherò quindi la legge del taglione: occhio per occhio.
Tu hai preso la mia donna ed io prenderà la tua.
Da oggi Maria diviene la mia amante ufficiale e, come tale, mi accompagnerà ad eventi e feste oltre, ovviamente, ad aprirmi le sue gambe tutte le notti. Tornerà nella tua casa solo per partorirti un qualche bastardo che tu riconoscerai immediatamente come tuo, rimandandomela poi subito perché io possa, a mio piacere ingravidarla di nuovo.
MI HAI CAPITO?”
“Si Duca, ed ancora le domando perdono e la ringrazio della sua clemenza. Sarà per me un onore ed un piacere occuparmi dei figli di questa donna.”
“Aspetta a ringraziarmi, ti attende ancora un supplemento di pena.” mi dice severo, poi lui si rivolge a Maria: “Tu Maria ora sei libera e puoi andare, in effetti non eri direttamente coinvolta in questo processo.”
Maria fa un grazioso inchino, deve essersi allenata parecchio, poi mi si avvicina, mi dà un ceffone e quindi un bacio sulla guancia:
“Perdonami” mi dice, e scompare
È il momento della duchessa.
“Quest’uomo ha la colpa di averti colta,” afferma il Duca: “Ma tu, mia moglie, hai quella di esserti fatta cogliere. Per favore non inventare storie fuori luogo, io stesso vi ho sorpreso e tu non stavi certamente opponendoti.”
Lei lo guarda con aria di sfida ma tace.
“Bene” fa il duca “Non vi sono opposizioni: quindi emetto la sentenza.
Tu continuerai ad essere mia moglie ma. visto che tanto ti piace l’idea di avere un amante lo avrai segreto. Tutte le sere tu, avendo cura di non farti vedere da nessuno raggiungerai il suo letto: Quello che ci farete poi sono affari vostri ma se decidesse di ingravidarti dovrai immediatamente accontentarlo,
Inoltre dovrai essergli assolutamente fedele, in caso contrario perderai tutta la dote che mi hai portato il giorno del nostro matrimonio.
Tornerai in questa casa solo se dovessi partorire. Se un contadino può accudire i miei bastardi io posso certamente farlo coi suoi
Quanto all’uomo deve avere un aggravio di pena.”
Io ascoltavo trepidante.
“Visto che è un tiralatte, ed aggiungo io un buon tiralatte, dispongo che tutte le partorienti della zona, terminato il parto, si facciano quotidianamente benedire il grembo dal suo seme per un periodo non inferiore ad un mese dalla nascita del bambino. Dispongo inoltre che, da oggi, mi sostituirà nell’esercizio dello JUS PRIMAE NOCTIS e gli ricordo la pena per la sposa eventualmente non vergine.
Sarà un po’ spremuto moglie, ma che vuoi farci una punizione è una punizione.”
La moglie insorge. ” Rifiuto il verdetto: è illegale, io appartengo alla nobiltà e sposandoti sono divenuta tua pari grado: il tuo verdetto è inefficace.”
Il Duca la guarda. “Rifiuti il verdetto? È un tuo diritto.
È vero io teoricamente non avrei il diritto di condannarti ma tu potresti accettare e questo lo renderebbe valido.”
Lei continua a guardarlo con aria di sfida: “E perché mai dovrei accettare di divenire l’amante segreta di un contadino al mio servizio?”
“Te lo spiego subito.” ribatte il Duca: “ Se tu rifiuti il verdetto io mi appellerò alla camera dei Lord, e quelli emetteranno un giudizio che non potrai ignorare. Naturalmente li io sarò accusatore e testimone, dato che vi ho colti sul fatto e puoi star certa che il loro verdetto sarà certo molto più severo e penalizzante del mio. Non dimenticare che io ho sorpreso la duchessa scopare … con chi? Credo non esista un termine per definire questa feccia.
Saresti sconfessata e svergognata in tutto il regno, non potresti più frequentare nessuno. Ti basta?”
Lei abbassa gli occhi e si sedette: “ACCETTO IL VERDETTO”
“In questo caso,” concluse lui, “Ti darò lo zuccherino finale. Questo verdetto potrà essere modificato se riuscirai ad elevare il tuo amante ad un livello accettabile, tale per cui farsi vedere al suo fianco non costituisca uno scandalo. In questo caso potrai divenire la sua amante ufficiale e frequentare assieme a lui la società che conta: a te decidere i tempi ed i modi cara moglie!”
Più tardi ho modo di incontrarlo brevemente prima di tornare a casa “Soddisfatto?” mi domanda “Ti ho preso la moglie ma ti ho dato in cambio la mia, inoltre ti ho permesso di scopare tutte le contadine che ho obbligato a rivolgersi a te, ed i loro mariti dovranno abbozzare, in più, per buona pesa ti lascio deflorare tutte le vergini della zona la notte del loro matrimonio. Ricorda che se non sono vergini puoi condannarle al tuo letto per un anno oppure, a tuo piacere, ad essere ingravidate da te prima di restituirle al marito il quale, per tutto il tempo in cui le tratterrai, dovrà girare in paese col casco cornuto e dovrà riconoscere come suo il frutto della tua monta”
Posso ribattere con solo due parole “Grazie Duca.” È proprio impossibile odiare quest’uomo

Anche stavolta sono graditi suggerimenti e commenti. Non siate avari, chi scrive lo fa per questo

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One thought on “IL TIRALATTE – LA SENTENZA

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