Il mio padrone

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Il mio padrone

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Mi guardai allo specchio; stivali al ginocchio con tacco a spillo, calze autoreggenti nere, mini nera, maglia in pizzo nera con scollo a barchetta che lasciava ben poco all’immaginazione, come intimo reggiseno in pizzo nero e perizoma. Avevo sciolto i capelli, i miei occhi verdi, riflettevano il tumulto di sentimenti che in quel momento sentivo, messi anche in risalto dal trucco che non ero abituata ad usare, papà non ha mai voluto che mi truccassi quindi dopo le prime sberle ho evitato.
Sembravo proprio un troione vista anche la corporatura decisamente non esile e la mia 5 abbondante di seno.
Ero pronta, controllai di nuovo il cellulare e rilessi attentamente la mail -Ero davvero impazzita, a 50 anni, con tutti i casini che avevo, mi stavo buttando da una montagna senza paracadute! Perfettamente consapevole di questo-.
Nella mail c’ erano le istruzioni del mio Padrone, sì già, il mio Padrone, da non credere, io avevo un Padrone.
Le istruzioni erano chiare … l’indirizzo di un albergo, l’orario e le istruzioni che avrei dovuto seguire una volta sul posto.
Chiamai un taxi, non sarei stata in grado di guidare neanche ne fosse andata della mia vita.
In poche settimane ero completamente ( almeno per come è il mio carattere) sottomessa a lui.
Presi la giacca, salutai mio marito, sapeva cosa stavo per fare “Stai attenta” mi sorrise.
Salii sul taxi diedi l’indirizzo, sorrisi pensando che anche con tutta la voglia che avevo di compiacere il mio Padrone ero decisamente ribelle.
Pensai a lui, bhe non avevo molto da pensare, l’avevo conosciuto per caso in internet.
Niente foto, niente numero di telefono, solo mail, niente di più.
Avevo iniziato io a mandargli qualche foto, niente di sconvolgente: le gambe, il tatuaggio, non avrei mai mandato mie foto in giro, non con tutto quello che si sente.
Di lui sapevo nome, età, segno zodiacale (per caso) e di dov’era.
Già solo questo eccitava la mia fantasia.
Mi bastava vedere una sua mail per bagnarmi come una cagna in calore, fantasticavo sulla sua voce, (avevo chiesto di sentirla solo nel momento in cui saremmo stati insieme, forse per masochismo, non sò) le sue mani, la sua bocca e ovviamente sul suo cazzo, mi chiedevo se l’odore della nostra pelle ci sarebbe piaciuta.
“Sono in taxi. Padrone” gli scrissi.
“ Apri le gambe, fai vedere al taxista quando sei porca” rispose.
Ci misi un po’ a rispondere, mi vergognavo. Lentamente feci come mi aveva detto lui, il taxista notò il movimento e mi guardò: ero rossa dalla vergogna, lui abbassò gli occhi e guardò tra le mie gambe aperte.
Riferii tutto al mio Padrone. Intanto il taxi si fermò davanti all’albergo, ringraziai, pagai e scesi.
Avevo le gambe molli. Mi diressi alla reception, diedi nome e documento, mi consegnarono la chiave e salii.
Aprii la porta e mi guardai intorno, poi avvisai il mio padrone di essere arrivata.
“Sai cosa fare” “Certo Padrone”
Alzai la gonna, presi la benda nera sul letto, me la misi tremante sugli occhi, mi sedetti sul letto con le mani appoggiate ai lati del corpo e attesi.
Non so per quanto tempo è difficile quantificarlo senza vederlo scorrere visivamente.
Il rumore della porta che si apriva mi fece trattenere il fiato e se se ne fosse andato vedendomi? I suoi passi erano smorzati dalla moquette del pavimento, quindi non capivo dove fosse, la porta si richiuse.
Era restato o se n’era andato? il cuore mi stava scoppiando.
Sentii le sue mani aprirmi le gambe, un brivido mi attraversò il corpo, i capezzoli si indurirono all’istante.
La sua mano premette sulla fica coperta solo dal perizoma.
Rise piano “Sei già bagnata come una troia” mi fece togliere la gonna, mi sfilò la maglia, mi lasciò il perizoma ed il reggiseno
La sua voce era profonda, calda, seducente, eccitante.
Mi prese i polsi e me li tenne stretti con le mani mentre sentivo il suo respiro caldo, le sue labbra e la sua lingua sul collo nell’orecchio, sulle spalle.
La sua gamba tra le mie, alzai il bacino per sentirlo, per strofinarmi contro di lui, per avere un po’ di sollievo.
Ogni momento che la sua bocca non era su di me m’insultava e io gemevo, godevo di quegli insulti come se fossero state carezze, i miei umori stavano imbrattando i suoi pantaloni.
Volevo toccarlo, sentirlo, baciarlo, leccarlo, mi baciò con passione, cercai di abbracciarlo, di avvicinarlo.
“Ferma, non ti ho dato il permesso” mi disse strizzandomi forte i capezzoli da sopra il reggiseno, urlai di dolore.
“Ti prego, voglio toccarti Padrone” gemetti.
Non disse niente, mi fece spostare fino al cuscino, mi prese i polsi e me li legò, fece passare la stoffa sulla testiera del letto e tirò in modo che non potessi muovere le mani. Per un momento mi prese il panico, iniziai a dimenarmi.
“Shhh tranquilla cagnetta” mi sussurrò all’orecchio.
Fuori da ogni logica la sua voce mi calmò.
Sentii il fruscio dei vestiti mentre si spogliava, avrei voluto farlo io, ma il Padrone era lui.
“E adesso vediamo se sei davvero la succhia cazzi che dici” sentii il sapore del suo cazzo sulle labbra.
Sorrisi ed iniziai a leccarlo, facevo scorrere la lingua fino a scendere a leccare e succhiare le sue palle, poi risalivo.
Lo feci scivolare in bocca con un sospiro soddisfatto, finalmente potevo assaggiare il suo sapore, sentivo la fica pulsare e il suo pene ingrossarsi nella mia bocca, ero al settimo cielo.
Con la mano iniziò a toccarmi, avevo le gambe aperte in modo osceno, toccò il clitoride già duro e gonfio, mi sfuggi un gemito di piacere, presi a succhiare con più foga, con l’altra mano accompagnava il movimento della mia testa, la spingeva avanti e indietro tirandomi per i capelli.
Con le dita si fece largo in quel mare di umori che era ormai la mia fica.
Gemevo, mi contorcevo come una troia dal piacere.
“ Sto im..pazz..e..ndo, non ne posso piùùù” lo pregai tornando a succhiare e leccare il suo cazzo.
“Zitta puttana, continua a succhiare e ricordati che SEI Mia, quindi non ti azzardare a venire” disse tirandomi più forte i capelli, ansimava, sentivo l’effetto dalla mia lingua su di lui, poi lo tolse dalla mia bocca, strappandomi un gemito di disappunto.
Il suo corpo sfiorò il mio, lo sentivo scendere, poi era tra le mie gambe, mi sfilò il perizoma ed iniziò a leccarmi, a succhiarmi il clitoride.
“Oddio… così mi fai venire…ohh si si si mmm” ero persa!
“Fermati, fermati!.. no no ohh ssi sii” gridai.
Lui alzo il volto “Che c’è cagnolina? Dai perché non dici al tuo padrone cosa vuoi?” disse.
“Sei un bastardo!Ti prego… ti…pr..ego…fammi venire!” risposi con un filo di voce.
Tornò tra le mie, infilò tre dita senza troppi complimenti e ricominciò a leccarmi il clitoride e io persi ogni decenza “Oh mio Dio…padrone sei un porco!! Siii ohhh siii…veng..g.oooo”
Iniziai a tremare squassata da un orgasmo incredibile, lui rallentò fino a fermarsi, mi coprì con il suo corpo arrivò alla bocca, la sua lingua sapeva di me, ci baciammo con passione, poi con un colpo che mi tolse il fiato entrò dentro di me.
Iniziò a muoversi, da prima piano, poi sempre più veloce, alternava lunghi affondi con movimenti del bacino che me lo facevano sentire tutto, era bellissimo.
Volevo sentirlo venire dentro di me, volevo mi riempisse tutti i buchi con il suo piacere.
Mi sciolse le mani ( finalmente!)
“Girati, mettiti a quattro zampe, come la cagna che sei” disse con voce roca.
Mi girai “Ti prego, scopami” lo supplicai
“Quanto sei troia!” esclamò lo appoggio al buchetto e si strofinò su.
Ero impaziente,iniziai a muovere i fianchi e mi spinsi contro di lui che lo fece entrare di nuovo dentro di me, iniziò a sbattermi, mi tirava forte i capelli, tanto da farmi venire le lacrime agli occhi, poi mi prese per i fianchi, sentivo le sue spinte sempre più forti, mentre con una mano mi schiaffeggiava il culo che ormai era parecchio arrossato.
“Puttana …ti… riempio.. tutta!”Con un gemito gutturale mi riempì con il suo seme caldo.
Infilai una mano tra le gambe, gli accarezzai le palle, quando uscì da me mi voltai e mi inginocchiai per ripulirlo tutto per bene.
Mmm i miei umori e la sua sborra erano nella mia bocca, quel sapore mi eccitò, ne volevo di più, mi passai la mano sulla fica ,la portai alla bocca e la leccai tutta.
“Ora puoi togliere la benda schiava” disse.
Mio Dio ero così presa che avevo completamente dimenticato di essere ancora bendata, con gli occhi della mentre avevo visto tutto.
Mi tolsi lentamente la benda, lo guardai e gli sorrisi “ Ciao, sono E … la tua schiava” rise, ci baciammo, ci stendemmo sul letto, sempre con le bocche incollate, si staccò “Piccola troietta, siamo solo all’inizio della serata e c’è una cosa che ho tutte le intenzioni di prendermi e non è detto sia una volta sola!” Sentii le sue mani sul culo.
Vero, quando diceva una cosa la faceva. Quella sera, come promesso bevvi da lui e il mio culo non si sentì escluso dalle attenzioni del MIO PADRONE …

 



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