Il miglior caso di un avvocato divorzista

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Il miglior caso di un avvocato divorzista

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Salve, mi presento, mi chiamo Luca, ho 33 anni e vivo a Milano. La mia perseveranza mi ha portato a laurearmi e a poter fare il lavoro che ho sempre sognato: l’avvocato. Dato che ormai molte coppie sposate decidono di finire la loro storia, ho deciso di intraprendere la strada di avvocato divorzista. Non voglio tirarmela, ma data la mia abilità nel mio lavoro sono riuscito ad avere successo e quindi ho molti casi fra le mani, il che mi ha portato ad avere un buon patrimonio. Nonostante ami la mia professione, di tanto in tanto trascorro una settimana nella mia casa di Rimini, che ho acquistato per staccare dalla vita frenetica di Milano. Ho un ricordo particolarmente legato a quella casa: era una calda serata d’estate, erano circa le 10. Io ero seduto sotto il portico, godendomi uno scotch. In lontananza potevo vedere le onde che si infrangevano sulla battigia e una leggera brezza marina mi accarezzava la pelle. All’improvviso squillò il telefono. Mi stava chiamando la signora Ravelli, una mia cliente che mi aveva contattato qualche giorno prima per divorziare dal marito. Era una donna di 44 anni, molto affascinante e con tutte le curve al posto giusto. Solitamente il lavoro lo lascio a Milano, ma infransi la mia regola e risposi. Mi chiese se fossi nella mia casa di Rimini e le risposi di sì. Sapeva che ero lì perché nei giorni precedenti, mentre svolgevamo le pratiche nel mio studio, le avevo parlato che di lì a poco sarei andato via dalla città, per godermi il mare. La signora mi disse che voleva chiudere il suo matrimonio nel modo più veloce possibile e che domani mattina avrebbe voluto vedermi per finire le pratiche, dato che anche lei era a Rimini. Mi diede appuntamento a un bar in centro. Fu talmente veloce e decisa a parlare che non ebbi la possibilità di replicare. Agganciò il telefono e decisi di andare a letto, dato che l’appuntamento era per le 8. L’indomani mattina mi preparai per vedere la signora Ravelli: indossai il mio vestito nero, presi la mia ventiquattrore e mi recai a quel bar. Nonostante non porti il lavoro a Rimini, porto sempre con me almeno un vestito e la mia valigetta perché non si sa mai. La signora arrivo con 30 minuti di ritardo, ma l’attesa fu ben ricompensata. Si presentò con un prendisole bianco, molto corto, con un ampia scollatura che lasciava intravedere una terza abbondante. Mi offrì la colazione per farsi perdonare per l’attesa. Mentre parlavamo delle pratiche da finire, guardandola in viso, notai le sue labbra carnose, che sarebbero state benissimo sul mio pene, infilandoglielo in bocca fino a quando non avesse toccato l’ugola. Nel mezzo della mia fantasia, mi ripresi all’improvviso ritornando alla realtà e dimenticai subito quella fantasia. Non potevo essere attratto da una cliente, nel mio lavoro devo essere il più professionale possibile. Cercai di dileguarmi da quella situazione, le feci firmare alla svelta alcuni documenti e ritornai a casa. Passai l’intera giornata pensando a ciò che avevo immaginato, a metà fra l’eccitato e il pentito. Quella sera uscì, da solo, intenzionato ad annegare nell’alcol quello stupida fantasia. Purtroppo l’ubriachezza non risolse i miei problemi, ma anzi, mi procurò solo un gran mal di testa l’indomani mattina. Deciso di chiudere quel caso il prima possibile per evitarla, esaminai i documenti, per capire cosa mancava ancora da concludere per rendere effettivo il divorzio. Vidi che c’era ancora l’assegnazione dei beni da fare. Chiamai la signora Ravelli e le diedi appuntamento sempre al bar del giorno prima. Quando ci incontrammo, aprì subito la mia valigetta per prendere i documenti, ma mi resi conto di averli dimenticati a casa. Avendo fretta di finire, chiesi alla signora di seguirmi a casa, dove avevo la pratica. Arrivati a casa, la tensione si alzò decisamente. Immaginai noi due nella camera da letto, a trombare in maniera spinta. Purtroppo questa fantasia mi provocò una vigorosa erezione, che si notava particolarmente dato che avevo dei pantaloni aderenti. Mentre cercavo di nascondere la mia agitazione, lei notò che non ero tranquillo. Non so con quale abilità, ma capì che avevo un pensiero in testa che mi turbava. Mi disse che da come la guardavo capì che c’era lei al centro di quel pensiero. Io preso dall’agitazione cominciai a farfugliare qualcosa, cercando di convincerla che non avevo avuto fantasie su di lei. Mentre provavo a parlare, lei piano piano mi spinse verso il muro. Si avvicinò al mio orecchio e mi disse testuali parole: “voglio che tu mi sfondi ogni mio orifizio”. Detto questo, mi infilò la lingua in bocca, dandomi un bacio molto appassionato. Si staccò dalle mie labbra, e mi tolse velocemente la giacca, la camica e la cravatta, dopodiché comincio a leccarmi, partendo dal collo, poi ai capezzoli, passando per gli addominali e infine arrivò ai pantaloni. Con i denti me li slacciò e poi mi tirò giù i boxer. Davanti a lei c’era il mio cazzo, completamente eretto, addirittura pulsava. Presi le redini della situazione e cominciai a sbattergli la cappella in faccia. Lei diventò la mia schiava e la possedetti. Le dissi di aprire la bocca per bene, poi glielo infilai. Le scopai la bocca, ero così arrapato che lo feci arrivare in gola, fino a farle avere i conati. Continuai così, sfondandole quel primo orifizio in cui entrai. A lei colava il trucco e io diventavo sempre più eccitato. Venni nella sua bocca e lei ingoiò tutto fino all’ultima goccia; dopo questo le strappai i vestiti, quasi in modo rabbioso, non vedevo l’ora di scopare quella troia. Finalmente vidi la sua figa: era meravigliosa, non era slabbrata, tutta bagnata, perfettamente rasata. Le infilai un dito, poi due, tre, quattro e infine tutta la mano. La masturbavo vigorosamente e lei si bagnava sempre di più. Continavo dentro e fuori con la mia mano, sempre più veloce. Lei strillava, urlava, implorava di sfondarla sempre di più. Alla fine riuscì a farla squirtare ben 2 volte, mi feci arrivare tutto quel dolce nettare in faccia e la pulì tutta con la lingua. Dopodiché la piegai a 90 e finalmente glielo infilai nella figa fradicia. La scopai selvaggiamente, in ogni posizione possibile, le misi dentro anche le palle. Nel mentre la sculacciavo, le ho fatto diventare il culo viola e lei continuava a dirmi che era la mia troia, che era la mia zoccola e che io dovevo ficcarmela fino allo sfinimento. Preso dall’arrapamento, lo tolsi dalla figa e glielo misi in culo. Lo infilai in modo deciso e lei fece un urletto di dolore. Anche in questo buco la scopai furiosamente, volevo inculare per bene quella puttana. Più lei strillava e più io la scopavo forte. Alla fine le sborrai in culo, finendo la migliore trombata della mia vita. Lei me lo pulì con la lingua e ci rivestimmo, concludendo il divorzio. Questo è stato senza ombra di dubbio il mio caso migliore.

 


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