Il materassino

Il materassino

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Storia vera!
Questo è il mio primo racconto. Mi scuso a priori se non è scritto in modo fluente. Non sono uno scrittore ma un uomo con tante storie erotiche combinate, che ne stà combinando tante e sicuramente ne combinerò ancora.
Ho molti altri racconti veri da proporvi….se vi piacciono fatemelo sapere.

Era l’estate dei miei 16 anni ed io con mio padre, mia madre e mia sorella passavamo spesso qualche domenica in barca godendosi ogni scoglio o baia del parco Marino, lontani dal turismo estivo che invadeva le nostre zone.
Per sfogare la mia voglia di sesso mi facevo un paio di seghe al giorno. Voglia tanta ma ragazze disponibili zero.
Quel giorno incontrammo una coppia amici dei miei genitori che, pur essendo più giovanidi età più, fraquentavano le stesse compagnie e gli stessi locali.
Lui era anche un bel ragazzo 30enne, benestante ma un pò troppo convinto. Lei un gioiellino di 26 anni, piena di vita esubetante e molto simpatica.
Avendo due barche simili iniziammo a scherzare sorpassandoci l’un l’altro fino ad ancorarci fianco a fianco nei pressi di una piccola baia e di un paio di scogli, per fare un bagno e passare qualche momento di sole e relax.
Dopo esserci tuffati nelle acque fresche e limpide di un meraviglioso verde smeraldo, mia madre e mia sorella si distesero sul prendisole a prua della nostra barca, mio padre e Giorgio iniziano a parlare di progetti di lavori e di viaggi in giro per il mondo.
Io risali e mi sedetti a poppa facendomi asciugare pigramente da i raggi del sole.
Lara risalì per ultima.
Fisico asciutto e snello, una 3a piena e soda con due capezzoli che l’acqua fresca aveva inturgidito e sembrava volessero bucare il costume intero. L’ampia sgambatura metteva in risalto un culo sodo e ben tornito e un ciuffo riccio e ben curato sul suo monte di venere risaltava grazie all’aderenza del tessuto bagnato.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo da lei.
I miei ormoni assopiti e rinfrescati dal bagno subirono il primo scrollone.
Lei, con estrema naturalezza si liberò delle spalline e arrotoló il costume fino ai fianchi rimanendo con il seno ben in vista. Poi fece passare un tanga attraverso i fori delle gambe che allacció con grazia.
L’ eccitazione stava prendendo il sopravvento. L’uccello pulsava e prima che la cosa diventasse evidente presi il materassino e, ributtandomi in acqua dissi che avrei preso il sole al largo.
Pregustavo già la sega che mi sarei fatto pensando a lei, immaginandomi il suo ciuffo che esaltava una figa morbida, liscia e bagnata, e alle prosperose aureole che evidenziando i capezzoli incastonano un seno da ricoprire con la mia sborra.
Ecco, non faccio in tempo a pensare ed immaginare tutto ciò che Lara, con un sorriso innocente urla “vengo anch’io!”…..
Sorpreso, eccitato e impaurito come solo un timido ragazzo può sentirsi, rimasi impietrito, poi aspettai di essere raggiunto a nuoto da lei.
Facmmo qualche decina di metri a nuoto verso gli scogli.
“sali prima tu, sdraiati bene verso l’alto, sul cuscino, che poi io mi sistemo dall’altro lato”.
Provai a salire diverse volte sdraiandomi a pancia in giù, ma appena lei provava a salire aggrappandosi a me, finivo con la faccia sott’acqua e ci ribaltavamo.
Io ormai ero ubriaco di lei. Lo strisciare del suo corpo nudo, le risate e le sue mani che si aggrappavano su di me, collaboravano, anche se non ce n’era assolutamente bisogno, ad aumentare la mia eccitazione.
Ormai il costume conteneva a stento il mio uccello.
“sali a faccia in su” disse.
Senza pensare ulteriormente salii e mi posizionai a cavallo del materassino. Il mio pacco era ben visibile in tutto il suo gonfiore.
Lei salí e si distese tra le mie gambe appoggiando la sua nuca sul mio costume.
Il mio uccello non era mai stato così duro. Inizio a pulsare strisciando il tessuto fin sulla sua guancia.
Senza dire una parola si girò, mise una mano dentro al costume, liberò il mio membro fin sotto le palle ed afferrandolo con entrambe le mani si infilò la cappella in bocca.
Quattro, cinque schizzi innondarono immediatamente la sua bocca che, non riuscendo piú a contenere tutto il mio seme, faceva colava lungo l’asta fino a perdersi in acqua.
“poverino, non ne poteva piú” disse continuando a succhiarlo come se fosse stato tutto una conseguenza naturale.
Ci spostammo tra le rocce dello scoglio lì vicino.
Sciolse il fiocco del suo tanga e poi sfilò il mio.
La sua figa (che era esattamente come me l’ero immaginata, un piccolo ciuffo castano chiaro ben curato fino al clitoride e poi tutta depilata) scese lentamente sul mio membro fino a farlo scomparire totalmente dentro di sé, poi con altrettanta lentezza risalí fino a farlo uscire quasi completamente arrivando all’apice della cappella per poi ripetere il movimento.
I suoi umori gocciolavano copiosamente lungo il mio uccello. Le accarezzavo e le strizzavo il seno ed i capezzoli bagnati di acqua e sudore. Lei gemeva e continuava a cavalcarmi sempre piú velocemente.
All’improvviso l’afferrai per i fianchi e iniziai a sbatterglielo dentro con forza.
Con forza e sempre piú velocemente.
Lei iniziò a gemere e a mordersi il labbro inferiore fino a lasciarsi andare ad un urlo liberatorio soffocato dalla mia bocca.
Godemmo contemporaneamente. Il mio sperma mischiato ai suoi umori usciva rumorosamente ad ogni mia spinta.
Si lascio andare sopra di me per poi adagiarsi al mio fianco.
Mi accarezzò lentamente il petto con un dito. Dal collo fino al cazzo soffermandosi sulle palle. Saliva di nuovo al petto per poi tornare intorno in basso.
La mia eccitazione tornò prepotente.
La feci girare. Braccia distese fino al cuscino, petto e pancia che sfioravano il materassino e culo ben in mostra, alto davanti a me.
Strusciai il cazzo lungo tutto il taglio della figa dal clitoride al culo due o tre volte per stimolarla e lubrificare, se mai ce ne fosse stato il bisogno, qul buchino meraviglioso.
“sei un poco” mi sussurro con un filo di voce.
Allargandogli ulteriormente i glutei iniziai a spingere delicatamente, ma con decisione, la mia cappella.
Entrai senza troppo difficoltà tanta era la sue eccitazione e la sua lubrificazione.
Una volta arrivato fino in fondo iniziai a stantuffare con vigore e senza sosta, passando da stringerle il culo, a strizzarele i capezzoli, ad accarezzarle la schiena.
Iniziò a toccarsi sempre piu freneticamente la figa. Stapazzava il clitoride per poi infilarsi due dita dentro.
“ti piace? Sfondalo che vengo! Sfondalo che vengooo! SFONDAMI CHE VENGOOOOO!!!” Le riempii il culo mentre lei schizzava come una fontana allagando ancor di più il povero materassino.
Gocciolava sborra da ogni buco ma senza mai perdere quell’aria ingenua e maliziosa che la rendeva ancor più attraente.
Sorridenti ma senza parlare ci gettammo in acqua.
Mentre mi ripuliva delicatamente il membro io accarezzavo ogni centimetro del suo corpo.
Rientrammo dopo poco alle barche.
Mi capitò in seguito di rivederla in paese sia sola che col fidanzato, ma, a parte quel suo sguardo malizioso che ancora oggi al solo pensarci sento indurirsi l’uccello, neanche una parola.
Il giorno dopo avevo la febbre a 39

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