Il magazziniere apprendista

Il magazziniere apprendista

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Lavoro ormai da 10 anni in una azienda che commercializza minuteria tipo viti, bulloni e simili. Sono la segretaria ma in realtà sono tuttofare perché capita spesso che se qualcuno è a casa ammalato do una mano.
Innanzitutto mi descrivo, sono Pamela, 35 anni, sono alta 1e65, sono rossa con i capelli ondulati a metà schiena, occhi azzurri, non sono magrissima ma nemmeno grassa, ritengo di avere un bel fisico, ho una terza di seno soda ed un bel culo.
Era periodo di ferie natalizie, io dovevo attendere metà gennaio per andare in ferie, avevo chiesto io quella data perché così avrei lavorato in un periodo tranquillo durante le vacanze e poi me ne sarei andate 2 settimana in un paesino caldo.
Era un martedì mattina, avremmo dovuto essere in 3, io, Paolo che è un magazziniere che lavora qui da anni e Gianni che è un 19enne apprendista che lavora qui da pochi mesi. Paolo telefona che a causa della febbre non sarebbe venuto al lavoro. Io esco in reparto per comunicarlo a Gianni. Per fortuna non essendoci camion che dovevano ritirare i portoni erano chiusi ed era anche abbastanza caldo in reparto.
Arrivo da Gianni e gli dico che oggi sarebbe stato solo perché Paolo era ammalato e lui mi avvisa che c’erano un sacco di consegne da organizzare per il giorno successivo e che avrebbe avuto difficoltà da solo, così gli ho detto che dopo una mezzoretta sarei arrivata a dargli una mano.
Ero anche scomoda per lavorare, infatti ero con una minigonna e per giunta con le autoreggenti. Va beh, sarei stata un po’ più lenta ma pazienza.
Finito di preparare un paio di documenti urgenti vado in magazzino, Gianni è in fondo alla scaffalatura che mi aspetta. Gli chiedo “cosa devo fare?”
Gianni: “sali sulla scala e passami quelle scatolette che sono sullo scaffale così io le metto nel contenitore che prelevano domani mattina”
Ma come? Sono in minigonna e mi fa salire sulla scala? Hai capito il ragazzino?
Avrei potuto dirgli di salire lui e che avrei messo io le scatolette nel contenitore ma non so cosa mi sia preso ed ho deciso di assecondarlo. Sono salita sulla scala ed arrivata in alto mi sentivo i suoi occhi sulle mie cosce.
Inizio a passargli pacchettino per pacchettino ed un paio di volte lo becco con l’occhio dentro la minigonna ma faccio finta di nulla.
Poco dopo DRIINNN… “Porca miseria! Ho lasciato il telefono in ufficio, vado a rispondere e torno subito!” e mi affretto ad andare in ufficio. Rispondo, erano quei maledetti che tentano di venderti i contratti telefonici…
Prendo il cordless e faccio per riavviarmi verso il magazzino ma mi viene un’idea: mi tolgo le mutandine, voglio vedere fin dove vuole arrivare Gianni.
Torno in reparto, salgo la scala, prendo un pacchettino avendo l’accortezza di tenere le gambe leggermente aperte e mi giro per porgerglielo. Era rosso in volto e dando un’occhiata di sotto vedevo un bel bozzo sui suoi pantaloni.
Stavo iniziando a divertirmi così ho proseguito pacchetto dopo pacchtto, ogni tanto aprendo un po’ dipiù le gambe. Facendo finta di sporgermi per arrivare meglio ai pacchetti più distanti facevo movimenti che facevano risalire un po’ la minivonna fin che sono arrivata ad avere un pezzo di culo che fuoriusciva. Mi sono girata verso Gianni che aveva gli occhi fuori dalle orbite e così gli ho chiesto con fare ingenuo “Gianni che succede? Qualcosa che non va?”
Gianni: “no no Pamela, va tutto molto bene”
Io: “sembra che hai visto un mostro… sicuro di stare bene?” aveva un bozzo enorme! ih ih
Gianni: “un mostro, tutt’altro, credo di aver visto il Paradiso!”
Con fare ingenuo ho guardato la minigonna e fatto finta di essere sorpresa che si fosse alzata così e tirandola giù gli ho detto “ma guarda te sto biricchino, mi è salita la gonna e invece di avvertirmi sbirciavi! Sei proprio un maialino lo sai?”
Gianni sentendosi colto in castagna tentò di farfugliare qualcosa come per scusarsi.
Io: “voi uomini… tutti uguali! Sempre a fare le cose di nascosto. A volte dovete capire che basta chiederle le cose”
Gianni: “Pamela, non capisco, che vuoi dire?”
Sono scesa di un po’ di gradini fino ad avere la fighetta all’altezza del suo viso e mi sono tirata su del tutto la minigonna dicendogli “ecco, questo volevo dire. Bastava che mi chiedevi di alzarla e l’avrei fatto!”
In quel momento pensavo svenisse. Dopo qualche secondo si è ripreso e allungando una mano mi ha chiesto “posso?”
Io: “potere puoi… ma ne sei capace?”
Quella domanda credo che l’abbia un po’ ferito nell’orgoglio ed ha voluto dimostrarmi che ne era capace e dicendomi “giudica tu!” ha iniziato ad accarezzarmi la fighetta lungo lo spacco delle labbra per poi far più pressione infilandoci un dito ed arrivando al clitoride. Ebbi un sussulto, mi dovetti tenere aggrappata per non cadere. Gli ho detto “forse è meglio che andiamo nel salottino che c’è il divano, cosa ne dici?”
Senza nemmeno rispondere mi ha preso per mano e mi ha letteralmente trascinata in salottino, avevo ancora la gonna alzata, lui mi ha presa e fatta stendere con una gamba in su appoggiata sullo schienale ed una in già appoggiata a terra in maniera da spalancarmela e poi ha messo la sua faccia tra le mie gambe. Ha iniziato a leccarmela, si sentiva che non era molto esperto ma ci sapeva comunque fare, stavo godendo alla grande. Poco dopo ho avuto un orgasmo molto forte e lui ha succhiato tutto il mio succo. Mi sono seduta, gli ho sfilato pantaloni e slip, il suo uccello era bello duro e di buone dimensioni, l’ho accarezzato con una mano, con l’altra gli carezzavo i coglioni. Dopo un paio di avanti e indietro con la mano ho aperto la bocca e l’ho accolto tutto, glielo succhiavo che sembravo un aspirapolvere. Dai suoi grugniti gli stavo facendo proprio un bel lavoretto. Mi ha avvisato che stava per venire e senza staccarmi ho accelerato fin che mi ha riversato in bocca tutta la sua crema.
Mi ha fatto i complimenti, modestamente sono brava a fare pompini.
Il suo cazzo non dava segni di afflosciarsi così mi sono girata e messa a pecorina e gli ho detto “adesso sfondami!”
Ha seguito le mie istruzioni alla lettera, me l’ha infilato in un solo colpo e mi dava di quegli affondi potentissimi, mi piaceva un sacco. Ogni tanto mi dava anche uno sculaccione tra un affondo e l’altro, quanto mi piace quando mi fanno così.
Sono venuta di nuovo ma lui non dava segni di cedimento. Gli ho chiesto “ti piace il mio culo?”
Gianni: “lo trovo favoloso, te lo aprirei in due!”
Io: “Beh, che aspetti?”
Subito dopo ho sentito la sua cappella che premeva sul mio buco del culo, un paio di affondi ed era dentro completamente. Ha iniziato un movimento lento, voleva goderselo per bene il mio culetto. Mi ha messo le mani sulle tette e mi strizzava i capezzoli fin che mi inculava.
La mia mano è scivolata giù ed ho iniziato a masturbarmi il clitoride.
Non capivo più nulla, gridavo, lo incitavo ad incularmi più forte. Ad un certo punto siamo venuti entrambi, è stato bellissimo.