Il Cazzo del Marito

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Il Cazzo del Marito

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Era arrivata finalmente l’estate e la scuola era finita. Tempo di vacanze. Avevo frequentato il penultimo anno del Liceo e dopo un anno ancora, finalmente, avrei conseguito la tanto sospirata maturità. Tutti gli anni, con la mia famiglia, andavo in vacanza a Palinuro, una località del Cilento. Avevamo una casa lì e, anche quell’anno, ci preparammo per la partenza, subito dopo la chiusura della scuola. Non vedevo l’ora di rivedere gli amici delle vacanze e speravo, avendo rotto il ghiaccio durante l’inverno a Napoli, di poter avere altre avventure durante la mia permanenza a Palinuro. Il viaggio da Napoli fu abbastanza lungo a causa del traffico e della guida prudente di mio Padre. Ci fermammo per fare una sosta in un Autogrill e mangiare un panino. Prima di ripartire, sosta in bagno. Anche quelli, come l’autostrada, erano molto affollati. Per sbrigare subito la faccenda mi diressi verso gli orinatoi a muro. Appena se ne liberò uno, sbottonai la patta e mi avvicinai per fare pipì. Avevo ai miei lati altri due maschi. Uno, alla mia destra, più giovane, mi sembrò sbirciare nella mia direzione. L’altro, più anziano, sembrava sforzarsi per riuscire ad urinare. Conoscete tutti l’imbarazzo che si prova nel fare pipì con altri maschi al vostro fianco. A meno che non si provi piacere ad essere guardati. Ci sono voluti un po’ di anni a farmi capire quanto fossi, in realtà, esibizionista ma, quella volta in quell’autogrill, qualcosa affiorò nella mia mente perché, al solo pensiero che qualcuno stesse tentando di guardare il mio cazzo, cominciai ad avere un’erezione. Tentare di urinare con un’erezione non è la cosa più semplice del mondo. Oltretutto, il giovane alla mia destra si accorse subito del mio stato e mi guardò sorridendo, arretrando leggermente con il culo per esibire anche il suo cazzo. Era più grosso del mio. Lo guardai al di sopra della paratia laterale. Lo segava lentamente. Mi fece l’occhiolino, si abbottonò la patta e uscì dal bagno. Avete presente quel tremore che si avverte quando si fa qualcosa e si ha paura di essere scoperti? Ecco, io mi sentivo esattamente così. Pensai di non poter restare lì ancora a lungo, davanti a tutti e con la folla che aspettava di fuori. Immaginai mio Padre furibondo in attesa di riprendere il viaggio, figurarsi se mi avesse trovato a fare sesso con un maschio. Uscito sul piazzale, mi diressi verso l’auto dei miei. Mi accorsi che di fronte, accanto ad un’auto con lo sportello aperto, aspettava il giovane del bagno. Si aspettava di fare conoscenza, forse, e mi parve di leggere un po’ di delusione sul suo volto quando si rese conto che non viaggiavo da solo. Il viaggio riprese ed io pensavo al cazzo che avevo visto nel bagno sognando di succhiarlo e di sentirlo sborrare nella mia bocca. Un paio di volte mio Padre, rivolgendosi a me, mi chiese perché ero così imbambolato. Non potevo certo confessare la verità! Dopo un’ora di viaggio arrivammo a destinazione. La nostra casa di Palinuro si trovava nel centro del paese e, per recarsi al mare, dovevi attraversare una strada piena di negozi che portava direttamente alla spiaggia principale. Uno di questi negozi era gestito da una coppia la cui moglie aveva alimentato le mie fantasie erotiche negli ultimi anni. Il negozio, una specie di emporio, vendeva tutto ciò che può servire in una località di mare. Aveva grandi vetrine nelle quali c’era esposto abbigliamento e costumi da bagno per ambo i sessi. Quante volte mi ero fermato con la scusa di guardare le vetrine mentre, in realtà, guardavo quello che Roberta, la proprietaria si chiamava così, metteva in mostra agli sguardi di tutti. Era una bella mora, sui 35 – 40 anni con delle enormi tette. Indossava spesso abiti stretti sul torace che mettevano in risalto lo spacco tra le tette, minigonne aderenti o gonne leggere molto larghe abbinate a magliette aderenti. Ogni volta che andavo o tornavo dalla spiaggia guardavo in direzione del negozio di Roberta e Massimo. Se era impegnata o non si trovava in bella vista tiravo avanti verso casa mia. In una di queste occasioni vidi che era salita su uno scaletto, impegnata a sistemare delle scatole su uno scaffale. Il marito le passava le scatole e lei le posizionava una sull’altra. Per compiere quest’operazione doveva allungarsi facendo risalire leggermente la gonna. Intravedevo la curva dei glutei e le cosce muscolose e abbronzate. Sistemate le scatole il marito l’aiutò a scendere dallo scaletto, indugiando con le mani sui suoi fianchi e tirandola a sé. Evidentemente non ero stato l’unico a gradire lo spettacolo. La vidi ridere di gusto apprezzando il gesto del marito. L’allontanò con gentilezza e, scherzando, guardò istintivamente verso l’esterno del negozio. Incrociò il mio sguardo. Io ero stato catturato dalla scena ed era evidente che stavo guardando lei con bramosia. Si rese conto del mio stato d’animo perché cominciò a fissarmi con un’espressione incuriosita. Appena accennò a muoversi nella mia direzione mi allontanai dal negozio e dalla sua visuale, un po’ intimorito. Mi girai, dopo qualche istante, e vidi che era uscita sul marciapiede e guardava nella mia direzione. Tornai a casa con il cuore in gola ed ero, allo stesso tempo, eccitato e spaventato. Avevo paura che il marito, o lei stessa, potesse rimproverarmi, quando mi avesse visto passare davanti al negozio, per avermi sorpreso a sbirciare un loro momento d’intimità. Quella sera mi masturbai due volte fantasticando sul corpo di Roberta e sulle sue meravigliose cosce abbronzate. L’indomani evitai accuratamente di passare davanti al loro negozio. Quanti stupidi timori provano gli adolescenti! La vacanza procedeva tranquilla e, dopo qualche giorno, guadagnai un po’ di coraggio e pensai di ripassare davanti al negozio. Mi fermai subito dopo colazione, verso le 10 del mattino. Non c’era ancora il flusso di bagnanti verso il mare. Lei era dietro al bancone, in piedi e appoggiata con i gomiti a leggere una rivista. Fingevo di guardare la vetrina con i costumi maschili. In realtà guardavo il suo bel davanzale. Si accorse della mia presenza alzando lo sguardo dal giornale. Io finsi di guardare i costumi esposti mentre, con la coda dell’occhio, cercavo di seguire i suoi movimenti. Non mi accorsi che si era spostata dal bancone. Quando riguardai all’interno e non la vidi mi soffermai a scrutare l’intero ambiente. Dalla sinistra comparve all’improvviso facendomi sobbalzare. Girai lo sguardo verso la vetrina ma mi sentii colto in fallo. “Buongiorno” – mi disse sorridendo – “hai bisogno di qualcosa? Posso aiutarti?” Io rimasi un attimo indeciso su cosa dire e poi: “stavo guardando i costumi.” “Bene, vuoi provarne qualcuno?” “No grazie, stavo solo guardando. Non ho nemmeno i soldi con me.” “Questo non è un problema, se vuoi puoi provarli e, se te ne piace qualcuno, puoi ripassare a pagare. Entra su, te ne faccio provare qualcuno. Ti staranno benissimo.” Esitai solo un istante poi la guardai negli occhi, mentre mi teneva la porta aperta, e decisi di entrare. Mi fermai al centro del negozio. Il mio imbarazzo era evidente. Lei mi precedette verso un piccolo corridoio alla sinistra del banco e io la seguii. Aprì la porta di un camerino, accese la luce e mi disse di aspettarla lì, mi avrebbe portato i costumi da provare. Entrai nel camerino e, dopo qualche minuto, sentii i suoi passi verso di me. Mi porse due costumi, uno rosso e uno blu e mi disse di chiamarla dopo averli indossati. Mi tolsi pantaloncini e costume e mi resi conto di avere un’erezione dolorosa. Non sono gay, pensai. Semmai bisex, visto l’effetto che mi faceva anche il cazzo. Ma la mia erezione, in quel momento, era tutta da dedicare a Roberta. Non avevo nemmeno infilato la prima gamba in uno dei due costumi che la porta fu spalancata. “Come vanno?” Io cercai di coprire la mia erezione ma era troppo evidente così mi girai verso il muro facendole ammirare il mio culo nudo. “Non sono pronto” – dissi – “Ehi, ma cosa combini? Direi che pronto mi sembri pronto e che bel culo che hai.” Entrò nel camerino e mi accarezzò il culo con una mano. Io avvertii una scossa elettrica partire dal bassoventre. Mi costrinse a girarmi verso di lei. Mi coprivo il cazzo con le mani. Mi prese il viso tra le mani e avvicinò le sue labbra alle mie. La sua lingua penetrò le mie labbra e mi sembrò dolcissima. Mi tremavano le gambe per l’eccitazione. Prese il cazzo con una mano accompagnando il gesto con un gemito d’approvazione. Era duro come il marmo e pronto a scoppiare, lo sentivo. Mi spinse sulle spalle per farmi sedere sullo sgabello poi, in ginocchio, iniziò un pompino che non dimenticherò facilmente. Succhiava il cazzo facendolo scomparire nella sua bocca. Lo leccava fino alle palle guardandomi dritto negli occhi. Istintivamente posai una mano sui suoi capelli. Volevo che aumentasse il ritmo del pompino, desideravo sborrare nella sua bocca. Un rumore improvviso, come qualcuno che tentava di entrare, mi fece sobbalzare. Lei mi tranquillizzò: “tranquillo, ho esposto il cartello torno subito.” Riprese a leccarmi tirando i miei fianchi in avanti per poter ingoiare il cazzo fino in fondo. Sentivo che l’orgasmo era imminente. Non riuscivo più a trattenermi. Iniziai ad agitarmi e la cosa che mi fece esplodere nell’orgasmo fu un suo dito che s’introdusse tra le mie chiappe e mi penetrò leggermente. Credo di aver urlato mentre venivo nella sua bocca. Mi succhiava con intensità ingoiando la mia sborra e spingendo il dito nel mio culo, la sensazione che provavo era incredibile. La guardai in viso: era sudata, con uno sguardo soddisfatto e incollata al mio cazzo. Appena l’intensità calò prese a leccarmi la cappella per gustare ogni residuo di sborra, leccandosi le labbra. Mi piacque molto e pensai che quel gesto fosse la giusta conclusione di un fantastico pompino. Ci alzammo insieme e mi resi conto di quanto fosse alta. Mi guardava negli occhi in maniera tenera. Mi avvicinai alle sue labbra e la baciai. Mi strinse con tenerezza sussurrandomi che ero bellissimo. “Vai ora, prima che rientri mio marito.” Mi affrettai a rivestirmi mentre lei uscì dal camerino. Fui pronto in pochi istanti e, con molto imbarazzo, percorsi il corridoio verso l’uscita. Mi aspettava con in mano un costume blu. “Prendilo, è tuo. È un mio regalo per te. Passa a trovarmi domani, sempre verso quest’ora.” Uscii dal negozio e corsi a casa. La notte non riuscivo a chiudere occhio ripensando a quanto era successo. La donna per la quale mi ero segato un’infinità di volte mi aveva fatto un pompino! Ripensavo alle sue parole: “passa a trovarmi domani alla stessa ora.” La mia fantasia galoppava. Immaginavo di vederla nuda, di poter stringere e baciare le sue tette. Appena sveglio feci una doccia molto lunga. Non riuscivo a pensare ad altri che a lei ma non riuscivo ad essere completamente sereno. Desideravo correre da lei ma qualcosa, o meglio qualcuno, mi preoccupava: il marito. Il pensiero del marito si intrufolava, di tanto in tanto, nei miei pensieri. Cosa sarebbe successo se il marito fosse rientrato mentre eravamo nel camerino? La cosa non mi lasciava affatto tranquillo. Decisi che sarei passato e, se avessi trovato Roberta da sola, le avrei espresso i miei timori. Mi fermai sul marciapiede di fronte, c’erano diversi clienti e Roberta era impegnata, il marito era in negozio con lei. Forse era meglio ripassare in un altro momento. Raggiunsi i miei in spiaggia e, mentre mi avvicinavo all’ombrellone che occupavamo, vidi mia Madre chiacchierare con una strafiga. Bionda, alta quasi quanto me – io sono alto 180 cm – e con un fisico notevole. Ero curioso di sapere chi fosse. Arrivato a tiro si rivolsero a me sorridendo e lei mi salutò: “Ciao Pino, come stai?” Noooo! Era la figlia dei nostri vicini di ombrellone di sempre. Fino all’estate scorsa era una racchia inguardabile. Come può avvenire, in un anno, una trasformazione così radicale? “Non mi riconosci, vero?” Il mio sguardo ed il mio stupore erano evidenti. “Gabriella, certo che ti riconosco, sei un po’ cambiata in effetti.” “Bhè, ho tolto gli occhiali, adesso porto le lentine e ho fatto crescere i capelli.” Che figa! Bikini ridottissimo, tette al vento, culo sostenuto da zoccoli alti – da qui l’altezza – capelli sciolti. Per tutta la mattinata Gabriella riuscì a non farmi pensare a Roberta. Mi raccontò, in poche ore, l’intero anno trascorso soffermandosi sulla storia con un ragazzo che si era conclusa poco prima delle vacanze. Nei giorni successivi facemmo coppia fissa nonostante entrambi fossimo molto corteggiati in spiaggia. Passavo tutti i giorni due volte davanti al negozio di Roberta. C’erano sempre clienti o vedevo il marito con lei. Un pomeriggio, di ritorno dal mare, la incontrai sul mio stesso marciapiede. Usciva da un negozio reggendo delle borse. Rallentai il passo, quando la vidi, e lei mi sorrise. “Ciao, non sei più passato da me. Ti aspettavo.” Mi sentii avvampare. “Sono passato diverse volte ma non eri mai da sola. Ho visto sempre tuo marito.” “Hai ragione, in questo periodo è sempre così. Potresti passare nell’orario di spacco, se ti va. Mio marito è a casa a riposare a quell’ora e ci sono pochi clienti in giro. Che ne dici?” “Ok, va bene e quando?” Lei sembrò pensare al giorno adatto finchè disse: “vediamoci lunedì alle 3 del pomeriggio. Ci conto?” “Va bene, ci vediamo lunedì.” – risposi – Inaspettatamente si sporse verso di me e mi baciò le labbra con le sue. Senza aggiungere altro s’incamminò verso il suo negozio. La osservai mentre camminava. Aveva un modo di camminare che l’avrebbe fatto rizzare ad un morto. I suoi fianchi si muovevano in armonia con le sue gambe. Tornato a casa ebbi appena il tempo di fare una rapida doccia e dovetti correre ad un appuntamento con Gabriella. Per la sua promozione aveva ricevuto una Vespa 50 special e, la mattina in spiaggia, avevamo preso accordi per fare un giro insieme. In realtà, speravo di poter trovare un posto un po’ isolato dove provare un approccio con lei. Oramai mi sentivo un latin lover! Decidemmo di raggiungere una spiaggetta a qualche kilometro dalla spiaggia che frequentavamo. Si diceva, ma io credevo fosse una leggenda, che in quella spiaggia si ritrovassero i nudisti. Appena arrivati ci rendemmo conto che di nudisti nemmeno l’ombra ma, per fortuna, dietro una scogliera c’era un pezzetto di spiaggia che era più difficile da raggiungere per una famiglia. La spiaggia confinava in alto con la strada statale. C’era ovviamente una recinsione e, tra la recinsione e le dune di sabbia, c’era un piccolo avvallamento che ci nascondeva agli sguardi dei bagnanti. Ci sistemammo lì e, appena seduti, Gabriella tirò fuori dalla borsa un pacchetto di sigarette e un accendino. Mi offrì una sigaretta e, al mio rifiuto, mi chiese di non dire ai suoi genitori che lei fumava. Le promisi che avrei mantenuto il segreto. Finita la sigaretta le chiesi se ancora pensava al suo ex ragazzo. Lei mi rispose che da quando aveva rivisto me non ci aveva più pensato. Presi il coraggio a quattro mani e, incoraggiato dal suo sorriso, mi avvicinai per baciarla. La vidi chiudere gli occhi mentre mi avvicinavo al suo viso e quando poggiai le mie labbra, lei socchiuse le sue. Per qualche istante aspettavo di sentire la sua lingua entrare tra le mie labbra. Pensavo si baciasse così. Finora mi ero baciato con due maschi e con una donna e, in tutti e tre i casi, avevo sempre ricevuto la loro lingua nella mia bocca. Siccome non succedeva, spinsi la mia lingua nella sua bocca ed avvertii che si abbandonò completamente. Ci baciammo a lungo, riprendendo fiato di tanto in tanto e rimanendo l’uno nel respiro dell’altro. Eravamo sdraiati nella sabbia e, bacio dopo bacio, facevo pressione con il mio cazzo, a stento contenuto nel mio costume, sul suo bacino. Le piaceva. Spingeva il bacino contro il mio cazzo. L’intensità del bacio aumentava. Volevo di più! Portai una mano su una tetta e lei la coprì con la sua fermandomi. Appena tentavo di sollevare la maglietta per introdurre una mano ed accarezzarla sulla pelle nuda, mi respingeva con delicatezza. Ogni tentativo veniva respinto. Puntai al bersaglio grosso, allora. Posai una mano sul ginocchio e tentai di risalire verso le mutandine ma era come aver chiesto in prestito 10 euro e, ottenuto un rifiuto, chiederne 100! Intanto, per badare ai miei affondi e alle sue difese, non ci stavamo più baciando. La guardai e le chiesi perché non voleva che la accarezzassi. Lei mi rispose che era troppo presto e che era ancora scottata dalla storia con il suo ex. I suoi rifiuti avevano fatto raffreddare l’atmosfera ma, beata gioventù, appena ricominciai a farle le coccole, la mia erezione tornò più potente di prima. Decisi di cambiare strategia. Mi misi supino e presa una sua mano la portai a toccare il mio cazzo. Quando avvertì il mio cazzo duro emise un lungo gemito e, visto il risultato, abbassai l’elastico del costume ed il mio cazzo svettò davanti ai suoi occhi sgranati. “Mamma mia, quant’è grosso” disse mentre la sua mano lo stringeva. Ripresi a baciarla cercando di strofinare il cazzo verso la sua fica. La sua mano, che non smetteva di stringerlo, mi ostacolava. La vista del mio cazzo duro aveva ridotto le sue resistenze. Riuscii finalmente a sollevare la sua gonnellina e a strofinare il cazzo sulle sue mutandine. Avvertivo il calore in mezzo alle sue cosce e la cosa piaceva anche a lei, a giudicare dai suoi mugolii. Mi trattenne la mano quando cercai di introdurla nelle sue mutande ma, ormai, non mi arrendevo così facilmente e superato l’elastico mi ritrovai a tastare il boschetto di peli. Lei quasi singhiozzava ed il suo corpo era percorso da un fremito. Spinsi un dito e lei mi agevolò allargando leggermente le cosce. Mi ritrovai in un lago di umori. È stata una delle sensazioni più belle mai provate nella mia vita! Lei era completamente nelle mie mani. Non ero esperto, era la prima fica che palpavo e tentai goffamente di introdurre un dito. Lei mi bloccò il polso gridando di no. Sperai che non l’avesse sentita l’intera spiaggia. “Qui, toccami qui” mi disse portando la mia mano tra la sommità delle sue labbra. Presi a strofinarla sull’escrescenza che sentivo sotto le mie dita e notavo che diventava sempre più dura. Lei mi chiedeva di farlo lentamente, piano. Io ero sul punto di scoppiare. Per la prima volta stavo dando piacere ad una donna. Il suo respiro si faceva sempre più affannoso, stringeva e allargava le cosce intorno alla mia mano. Ad un certo punto, soffocò un grido trattenendo il respiro, strinse le sue cosce e affondando la sua testa sul mio petto, cominciò a tremare tutta. Io la strinsi a me e continuai a strofinarle la fica finché i suoi gemiti divennero singhiozzi e mi bloccò la mano rannicchiandosi stretta a me. Mi venne istintivo accarezzarle la testa e stringerla. Tirai via la mano dalle sue mutande e, istintivamente, annusai le mie dita. Il profumo mi inebriò e spontaneamente leccai le dita per sentire il sapore della fica. Lei notò questo mio gesto e, sorridendo, mi chiese se mi piaceva. Io le risposi di si e le mostrai il mio cazzo ancora in tiro. Lei emise un gemito, mmmm, lo prese in mano e, sempre abbracciata a me, cominciò una lenta masturbazione. Andava su e giù scappellandolo completamente. Guardava la mia cappella ogni volta che usciva dal prepuzio. Desideravo che andasse più veloce e cominciai a muovere il bacino. Lei comprese subito e aumentò il ritmo della sega. Io avvertivo l’orgasmo montare da lontano e per farle mantenere il ritmo le sussurravo: “così, non ti fermare”. Lei rispondeva “sì, sì”. Il primo schizzo colse impreparato anche me. Mi accorsi dello schizzo perché mi arrivò sul torace. Lei rallentò ma, appena l’orgasmo esplose e mi tuffai nei suoi capelli gridando “sì, sìììì”, lei non smise più di menarlo fino a farmi impazzire di piacere. Che sborrata! Quando qualcuno ti masturba, si prova il godimento più intenso possibile, perché non si ferma, come faresti tu, mentre stai sborrando. Dopo un po’ ci ricomponemmo e, con la sua Vespa, tornammo a casa. Lei mi riaccompagnò. Non sapevo guidare la Vespa, avrei imparato di lì a qualche settimana. Quante cose avrei imparato quell’estate! Il giorno dopo, Sabato, appena arrivato in spiaggia salutai i miei ed i genitori di Gabriella. Di lei nessuna traccia. Restai a leggere, sulla sdraio al fresco, fino all’ora di pranzo. Prima di pranzare decisi di fare un bagno. Mentre ero in acqua lei mi raggiunse. Ci salutammo e decidemmo di fare nuotata fino alla boa. Appena arrivammo, ci aggrappammo alla boa e, con il fiatone per la nuotata, cominciammo a limonare. La sua lingua si fece più intraprendente. Ci succhiavamo la lingua a vicenda. “Che dici, ci vedranno dalla riva?” “No” risposi “siamo troppo distanti per distinguerci”. Mi abbracciò portando entrambe le mani al collo. Questo mi costrinse a rimanere aggrappato alla boa, con una mano, mentre l’altra le cingeva la vita. Il mio cazzo diventò duro in un attimo. Infilai la mano nel suo costume e le accarezzai il culo. Lei spingeva la fica contro il mio cazzo. Era stancante rimanere a galla con lei attaccata a me. Le proposi di uscire dall’acqua per cercarci un posto tranquillo. Lei accettò ma, visto che l’eccitazione aveva preso il sopravvento, la mia erezione era troppo evidente per poter uscire dall’acqua davanti a tutti. Dovetti aspettare diversi minuti e pensare a tutte le cose spiacevoli che mi venivano in mente per far calare il mio cazzo. Ci dirigemmo verso i nostri ombrelloni e, recuperate magliette e ciabatte, dicemmo ai nostri genitori che saremmo andati a fare un giro. “Che dici, la spiaggetta di ieri?” proposi. “E se andassimo a casa mia?” ribatté Gabriella. “Tanto i miei non torneranno prima delle sei e potremmo stare più comodi.” Inutile raccontarvi la mia risposta! Hai capito la santarellina, pensai. Appena entrati in casa sua mi trascinò sul suo letto dove cominciammo a limonare. Ci misi un secondo a spogliarmi mettendo in mostra il mio cazzo. Si morse le labbra quando lo vide. Volevo che lo leccasse e, per facilitarle il compito, mi avvicinai a lei, in piedi, mentre era seduta sul bordo del letto. Mi aspettavo una resistenza invece, appena intuì quello che volevo, lo imboccò e cominciò a succhiare. “Piano, pianooo” le dissi. “A me piace così.” Mi rispose. Altra sorpresa, ed io che credevo che fosse la prima volta per lei. Volevo spogliare anche lei e si dovette interrompere per togliere maglietta e costume restando solo con gli slip. I suoi capezzoli erano due boccioli di rosa. Le sue tette, anche se non grosse come quelle di Roberta, erano sode e con i capezzoli pronunciati. Mi buttai su di lei per farla stendere e cominciai a palparle e baciarle le tette. Lei mugolava e mi teneva stretto il cazzo masturbandolo lentamente. Volevo di più! Mi misi a cavalcioni delle sua gambe con le mie e sollevandola per il bacino le sfilai gli slip. Pelo più scuro rispetto ai capelli. Stringeva le gambe cercando di mettersi sul fianco. La girai completamente e, sceso dal letto, le tirai le gambe fuori dal bordo. “Che vuoi fare?” mi chiese. Non le risposi, mi inginocchiai ritrovandomi davanti alla bocca la sua fica bagnata e profumata. Tuffai la lingua nella sua fica e assaporai i suoi umori mentre lei cominciò a mugolare e ad incitarmi. “Siii, che belloooo!!” Non smetteva di agitare il bacino. La mia lingua percorreva le sue labbra dal basso partendo dal clitoride e finendo a lambire il buco del culo. Le piaceva molto quando le sfioravo il clito e quando la punta della mia lingua cercava di affondare dentro di lei. Fu lei a girarsi e a farmi segno di venire da lei allargando le cosce. Mi posizionai tra le sue cosce. Il mio cazzo era diventato di marmo. Lo prese in mano e lo tirò indirizzandolo verso la sua fica. Lo appoggiai e lei mi venne incontro col bacino. In un attimo sprofondai nel più meraviglioso calore che esiste al mondo. Affondai completamente dentro di lei e cominciai a pomparla incoraggiato dalla sua stretta e dai gridolini di gioia che sentivo nelle mie orecchie. Era fantastico. La stavo chiavando con una naturalezza inaspettata. Lei mi avvolse con le sue gambe e mi premeva i talloni sui glutei perché non smettessi di spingere. Mi sembrava un’invasata. Il suo respiro diventava sempre più affannoso e accelerato. Il volume dei suoi gridolini aumentava sempre di più in accordo con le mie spinte. Mi abbracciò forte stringendo il mio torace, allargò le cosce e stringendomi le braccia urlò tutto il suo piacere. Io continuavo a pomparla anche se, guardandola in viso, mi preoccupai un po’. Aveva gli occhi stravolti e rivolti all’insù, le guance rosse e calde. Mentre pensavo a questo, avvertii il mio orgasmo arrivare. Mi lamentai non riuscendo a pronunciare parole di senso compiuto ma lei capì: “non venirmi dentro!” Compresi all’istante che anche solo un altro secondo e sarebbe partito l’orgasmo. Mi ritrassi appena in tempo e urlando, appoggiato il mio cazzo sulla sua pancia, schizzai la mia sborra dappertutto. Ci abbracciammo sfiniti ma felici. Il nostro respiro non tendeva a rallentare. Mi sorrise, riacquistando per prima, il controllo: “dai, andiamo a fare una doccia e controlliamo se non hai lasciato segni sulle pareti.” Mi staccai da lei e mi resi conto di quanto eravamo appiccicati dalla mia sborrata. Saltò giù dal letto tenendosi le mani sulla pancia per impedire che la sborra colasse e, ridendo, mi precedette in bagno. Finita la doccia, durante la quale tentai di ricominciare poiché era la prima volta che mi lavavo con una ragazza, facemmo appena in tempo a rivestirci che i suoi tornarono a casa. Non mi parvero stupiti o contrariati di trovarci da soli in casa. Salutai con cortesia, rifiutando con garbo un loro invito a rimanere a cena, e lanciai un bacio a Gabriella dicendole che ci saremmo visti l’indomani in spiaggia. Conoscete la sensazione che prova chi ha appena assaggiato la fica e ha scopato una bella ragazza? Bene, io la stavo assaporando in quel momento! Ero convinto che il mio cazzo fosse cresciuto di almeno un centimetro dopo quella scopata. E non sapevo ancora cosa mi aspettava! Il giorno dopo fui impegnato per l’arrivo di mio fratello e della sua ragazza che sarebbero rimasti da noi per una settimana. Incontrai Gabriella la sera, dopo cena. Era con un’amica a passeggio, praticamente circondata da uno stuolo di ragazzi che tentavano di attaccare bottone. Mi venne una morsa di gelosia. Mi infastidivano. Sembravano api intorno al miele. Appena Gabriella mi vide, accelerò il passo nella mia direzione, come un naufrago che intravede la terra! Si tuffò nelle mie braccia, io non mi aspettavo tutto questo entusiasmo ma la cosa mi piacque molto. Le api si dileguarono! La sua amica – carina tra l’altro – si chiamava Stefania. Insieme passammo la serata seduti ad un tavolino di un bar a ridere di sciocchezze che ci raccontavamo a vicenda. Il giorno dopo, Lunedì, mi svegliai con in mente l’appuntamento che avevo con Roberta. Le ore sembravano non passare mai. In spiaggia ero distratto e, arrivata l’ora di pranzo, rifiutai di mangiare lì in spiaggia accampando un lieve mal di pancia. In realtà, volevo tornare a casa per fare una doccia e prepararmi all’incontro. Mancava almeno un quarto d’ora ed io ero già nei pressi del negozio. Sbirciai, fermo sul marciapiede di fronte e notai che, nonostante le poche persone in giro a quell’ora, c’erano un paio di clienti all’interno e Roberta era in compagnia del marito. Ero indeciso sul da farsi quando mi accorsi che un cliente stava uscendo e, cosa che mi fece più piacere, anche il marito di Roberta usciva dal negozio con una borsa a tracolla ed un mazzo di chiavi in mano. Non ci volle molto tempo ancora. Roberta restò sola in negozio, mi sembrò il momento adatto per entrare. Mi sorrise prima che arrivassi ad aprire la porta d’ingresso. Mi venne incontro indicandomi la direzione da prendere, una volta entrato. Mi diressi nel corridoio che portava ai camerini di prova mentre lei chiudeva la porta esponendo l’avviso della chiusura. Appena mi raggiunse mi abbracciò baciandomi a lungo. Io mi strinsi a lei spingendola verso il muro e cercando di sollevarle il vestito. “Piano, pianooo” mi disse. “Vieni con me.” Mi prese la mano e mi guidò verso una porta alla fine del corridoio che, appena aperta, rivelò un piccolo retrobottega con un divano e una parete attrezzata che, evidentemente, utilizzavano nella pausa. Si sedette sul divano tirandomi a sé. Iniziò a sbottonare la patta ed io l’aiutai slacciando la cintura. Infilò le sue mani e mi calò pantaloni e mutande. Il mio cazzo svettò verso di lei, lo prese in bocca e cominciò un lento pompino. Mi abbassai per palparle una tetta ma lei mi bloccò. Si alzò, sollevò completamente il vestito sfilandolo dalla testa e incrociò le mani per sganciare il reggiseno. Le sue tette, non più sostenute dal reggiseno, mi sembrarono enormi con dei capezzoli che puntavano verso il basso. Avevo voglia di leccarle. Mentre levava le mutande mi disse di spogliarmi completamente, cosa che feci in un attimo. Mi tirò letteralmente sul divano dove cominciammo a limonare, lingua in bocca, e le mie mani palpavano le sue tette. Dovette leggermi nel pensiero perché prese la mia testa e la indirizzò sulle tette. Mi tuffai a leccare e succhiare i capezzoli alternando le tette e portai una mano verso la sua fica. Spalancò le cosce e il profumo della sua fica giunse fino a me mandandomi in estasi. Aveva un odore più forte rispetto alla fica di Gabriella e appena cominciai a toccarla mi ritrovai in un lago di umori. Ricordai la volta in cui avevo masturbato Gabriella e cercai lo stesso punto tra le labbra. Appena lo toccai cacciò un grido di piacere chiedendomi di continuare così. Strofinavo un dito sul clitoride che diventava sempre più duro. Avevo voglia di penetrarla e con la punta del dito entrai dentro di lei. I suoi gemiti aumentarono. Il mio dito sprofondò dentro di lei. “Di più, di più.” mi diceva. Aumentai il ritmo e mi abbassai a guardarla più da vicino osservando il mio dito entrare ed uscire dalla sua fica spalancata. Con una mano sulla mia nuca mi spinse ad abbassarmi verso la sua fica. Mi inginocchiai in mezzo alle sue cosce e lei spinse il bacino sul bordo del divano. L’odore della sua fica riempì le mie narici ed il sapore che provai, appena la mia lingua cominciò a leccarla, fu fantastico. Mi incitava a leccarla e muoveva il bacino su e giù quando le leccavo il clitoride. Gemeva e mi stringeva la testa quando la penetravo con la lingua. “Ohhh, siii cosììì.” Mi esaltava sentirla godere così. “Fottimi, fottimiiii, entra dentro. Voglio il tuo cazzooo.” Non me lo feci ripetere. Mi bastò avvicinarmi con il bacino e la punta del mio cazzo si ritrovò all’imboccatura della fica. Sentivo il calore sulla cappella. Sollevò entrambe le cosce per favorire la penetrazione. Spinsi più che potevo e la penetrai fino in fondo. “Siii, cosìììì, più forteee.” Pompavo più che potevo e mi sentivo in paradiso. “ Chiavamii, chiavamiiiii.” La sentivo allagata di umori. Il mio cazzo era completamente bagnato quando uscivo dalla sua fica. Ero così preso dalla scopata che non mi accorsi dell’arrivo del marito. “Ma che bravo il nostro Pino che si scopa mia moglie.” Mi sentii raggelare e mi girai verso la porta. Cercai di alzarmi ma ero come impietrito. “E così vi divertite senza di me.” Non mi sembrava incazzato. Si avvicinò sbottonandosi la patta e tirando fuori il suo cazzo. Me lo ritrovai davanti agli occhi, lungo e duro. Ero disorientato. Roberta scese dal divano e si inginocchiò vicino a me. “Prendilo dai, succhialo.” Con una mano spinse la mia schiena e con l’altra strinse il cazzo del marito e lo avvicinò alle mie labbra. Socchiusi le labbra e lo imboccai. Lo spinse nella mia bocca con un grugnito. Odorava di pipì, la cosa mi eccitò immediatamente. Lei mi guidava nel bocchino spingendo la mia testa. Era grosso, mi costringeva ad aprire la bocca per accoglierlo. Spingeva il suo cazzo nella mia bocca fin quasi a soffocarmi. Un paio di volte mi ritrassi per respirare. “Che bocchinaro, siiii” lo sentii dire. La moglie mi masturbava penetrando il mio culo con un dito. Lo tirava fuori dalla mia bocca e passava la sua grossa cappella sulle mie labbra chiedendomi di tirare fuori la lingua. Strofinava la cappella sulla lingua e mi pompava la bocca. Ero in estasi. Roberta interruppe l’incanto stendendosi sul divano e tirandomi su di lei. Interruppi il bocchino a malincuore, avrei voluto che sborrasse nella mia bocca. Spalancò le cosce e guidò il mio cazzo dentro di lei. Mi attirò completamente su di sé. Le mani sulle mie chiappe mi spingevano verso di lei e le allargavano per accarezzare il buco. “Che culetto stupendo.” disse il marito accarezzando le mie chiappe e premendo un dito sul mio buco. Lo sentii salire sul divano mentre Roberta con i piedi mi allargava le cosce per fare spazio al marito. Mi trovai col cazzo nella fica di Roberta e con il marito che frugava tra le mie chiappe. Le sue intenzioni erano chiare ma cominciai a temere, viste le dimensioni del suo cazzo, appena lo sentii sputarsi sulle mani e tastare il buco nel tentativo di lubrificarlo. Mi penetrò con un dito fino in fondo e questo mi costrinse a gemere di piacere. Era una sensazione meravigliosa esse fottuto mentre scopavo una donna. Roberta mi teneva fermo dentro di lei in attesa che il marito mi penetrasse. Mi preparai quando lo sentii puntare la cappella sul buco. Non esitò nemmeno un istante. Con una spinta fu dentro di me. Il dolore era insopportabile. Erano mesi che non lo prendevo nel culo e mi sentivo squarciare. Senza pietà e senza badare ai miei lamenti mi penetrò completamente. Mi sentivo pieno. La moglie mi teneva la testa sulle tette accarezzandola e sussurrandomi che il dolore sarebbe presto passato. Lei non sapeva, ovviamente, che ero stato già inculato due volte e, in una di queste volte, da un cazzo anche più grosso di quello del marito. La posizione quasi distesa era scomoda per la penetrazione. Prendendomi i fianchi mi spinse ad alzare il culo e, se questo mi diede un po’ di sollievo anche se il cazzo sprofondò ancora più profondamente dentro di me, il mio uscì dalla fica della moglie. Conquistata la posizione che andava meglio per fottermi, Massimo cominciò a cavalcarmi entrando e uscendo con forza. Roberta si sollevò a sedere sul divano osservando il marito che mi inculava con sempre maggiore vigore e mi accarezzava la schiena. Io cominciai a godere della penetrazione. Il mio culo si era ormai adattato alla dimensione del suo cazzo e la posizione era l’ideale per riceverlo fino in fondo quando mi penetrava. Gemevo e godevo senza ritegno! Aumentava il ritmo delle spinte e ogni spinta era accompagnata da un grugnito di piacere. Roberta si distese al contrario davanti a me, facendo uscire le sue gambe a penzoloni dal bracciolo del divano e posizionando la sua testa sotto il mio cazzo. Avvertii le sue labbra impadronirsi della mia cappella. Ero troppo concentrato a ricevere le spinte del cazzo, il suo pompino diede vigore al mio cazzo e, mentre il cazzo nel mio culo diventava sempre più duro, la sua bocca mi stava facendo raggiungere l’orgasmo. Anche Roberto stava per sborrare. Lo avvertivo dal suo ansimare che si accompagnava alle spinte sempre più vigorose. Dopo qualche botta più forte, sprofondò urlando e scaricandomi la sua sborra nel culo. Avvertii un meraviglioso calore invadermi le viscere e nello stesso momento mi abbandonai all’orgasmo scaricando la mia sborra nella bocca di Roberta. Le mie urla si confusero con quelle di Roberto. Si trattenne ancora qualche istante dandomi delle leggere spinte per scaricarsi completamente dentro di me. Avvertii la tensione calare dentro il mio culo ed il senso di vuoto quando uscì dal buco. Mi girai per guardare il suo cazzo che era sporco della sborra e stava perdendo la sua consistenza. Sentivo colare la sborra fuori dal culo. Roberta fu la prima a riacquistare lucidità. Si alzò dal divano per ritornare subito dopo con un’asciugamano e, porgendomela, mi disse di pulirmi prima di sedermi. Io mi alzai in piedi e passai l’asciugamano tra le chiappe. Guardai e mi accorsi che, oltre alla sborra che era colata dal culo, c’erano delle tracce di sangue. Guardai Roberta che per rassicurarmi mi disse che era normale quando si veniva inculati le prime volte. Mi chiese se volevo lavarmi in bagno ma preferii rivestirmi e correre a casa. Mentre tornavo, ripensando a quanto era accaduto, pensai che era stata un’esperienza meravigliosa.

 


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