Giornalini…internet degli anni 70

Giornalini…internet degli anni 70

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Sono originario di un piccolo paese del sud dove fino agli anni ’70 l’amicizia tra giovani di sesso diverso, da molti non era assolutamente concepibile. Avevo 16 anni, frequentavo il secondo anno di un Istituto Tecnico Industriale ed abitavo fuori dal centro abitato in aperta campagna. Poche case come vicinato, la più vicina distava circa 500 metri e ci abitava però una bella biondina, una ragazza che aveva un anno meno di me, che, come me, ogni mattina raggiungeva a piedi la fermata del pullman per andare a scuola. Lei frequentava il primo anno al Magistrale, ma che per i pregiudizi del piccolo paese, anche questo tratto di strada comune, solitamente lo facevamo ognuno per conto proprio. A me questa ragazza piaceva ed anche io le piacevo ma ci potevo parlare solo nel pullman o quando scendevamo dopo aver raggiunto la città. Generalmente il pullman era frequentato per lo più da studenti e con questi il problema dei pregiudizi ovviamene non c’era e quindi spesso cercavo di trovarle il posto e farla sedere al mio fianco sia all’andata che al ritorno ogni qualvolta si verificava la possibilità. Un giorno mentre tornavamo da scuola con il pullman, un mio amico mi disse:
Domani vado da mio cugino e mi darà dei giornalini, se li vuoi, dopo averli letti te li faccio avere.
Io ringraziai e gli dissi di non fare come la volta precedente che aveva detto che mi li avrebbe fatti avere e poi invece li prestò prima ad un altro amico. Lui mi rassicurò dicendo che proprio per non fare la brutta figura che aveva fatto la volta precedente, li avrebbe prima prestati a me e poi eventualmente ad altri. Questa ragazza, che era seduta al posto al mio fianco, sentendo parlare di giornalini, mi disse subito:
Senti se sono di Topolino mi fai leggere anche a me?
Ed io risposi:
Se vuoi te li faccio leggere, ma non sono giornalini di Topolino e accennai ad un sorriso.
E che giornalini sono?
Senza farmi sentire da altri viaggiatori, le dissi:
Sono giornalini vietati ai minori, ma se vuoi te li farò avere.
Ma che sei matto? Mi piacerebbe vederli, leggerli… ma se me li trovano i miei mi ammazzano e poi lo sai, ho un fratello in casa e se li trova lui e lo dice ai miei sono dolori seri!!
Comunque se tu li vuoi vedere penso che la troveremo una soluzione.
Scendemmo dal pullman e ci dirigemmo vero le nostre abitazioni, distanziandoci e facendo finta che ognuno di noi andava per i fatti propri, anche se entrambi avremmo preferito andare insieme. Non ero innamorato di questa ragazza e neanche lei lo era di me, ma mi piaceva ed anche io le piacevo, questo era una cosa certa.
Quel mio amico dopo due o tre giorni, come promesso, mi portò alcuni giornalini a fumetti (vietati ai minori) ed una copia di Supersex, fotoromanzo porno con foto vere, il massimo in cui potevo sperare. Me li portai a casa e li nascosi per bene. Me li leggevo nei momenti in cui mi ritrovavo solo in casa e soprattutto con il fotoromanzo di Supersex, ogni volta che lo prendevo, prima di conservarlo ovviamente mi masturbavo. Abitavo in campagna, i miei erano contadini e spesso di pomeriggio quando tornavo da scuola in casa non trovavo nessuno a meno che non c’era mal tempo e quei momenti rappresentavano le migliori occasioni per poter fare certe cose pensando alla mia amica.
Dopo circa una settimana da quando me li aveva prestati, mentre con il pullman andavamo da scuola, il mio amico mi disse che appena potevo gli avrei dovuto restituire le riviste in quanto il cugino glieli aveva richiesti. Cercai allora di prendere qualche giorno di tempo per vedere se c’era la possibilità di farli vedere anche a questa mia amica. Lo stesso giorno in cui mi furono richiesti, sul pullman, nel viaggio di ritorno verso il paese, chiesi a questa ragazza:
Senti ma hai la possibilità di vedere quei giornalini? Vedi che io li devo restituire!
E lei mi rispose:
Non so come cavolo fare, domani per esempio sono sola in casa in quanto i miei non ci saranno e mia mamma mi ha detto di andare dalla nonna, perché non vuole che resti sola in casa, avrei potuto leggerli domani, ma comunque me li dovrei portare a casa… e non me la sento.
Ed io le dissi:
So dove abita tua nonna…. e se ci vedessimo nel tragitto? La strada che devi fare non è per nulla praticata, non ci sono case né terreni coltivati, forse potrebbe essere una buona soluzione.
Forse hai ragione, ma mia mamma sa a che ora arrivo a casa, sa quanto impiego a mangiare e sa pure quanto impiego ad andare da mia nonna. Se dovesse chiedere alla nonna a che ora sono arrivata e lei glielo dice, che cosa mi invento?
Be, oggi potresti dire a tua mamma che domani, quanto torni a casa, prima studi almeno un’ora in quanto ti devono interrogare e poi uscirai.
Hai ragione, non ci avevo pensato!!! Questa è sicuramente la cosa migliore!
Quella notte ho dormito pochissimo, pensavo a come avrebbe reagito lei davanti a questi giornalini visto che mi aveva detto che non ne aveva mai visti e questo mi faceva eccitare tantissimo al punto che durante la notte mi alzai, andai al bagno e mi masturbai.
Il giorno dopo fremevo dall’eccitazione e al ritorno dalla scuola, scesi dal pullman, la solita recita, sia io che lei facevano finta quasi di non conoscerci e procedevano separati. Giunto a casa, i miei non c’erano, mangiai subito in fretta e furia ciò che mi avevano preparato, presi i giornalini, li infilai dentro i pantaloni e li coprii con la maglia e via di corsa verso il luogo dell’appuntamento. Attesi una decina di minuti che a me sembravano ore, avevo il cuore che batteva come un tamburello ed alla fine la vidi giungere. Mi feci trovare con i giornalini a fumetti in mano mentre lasciavo ancora nascosto “la bomba”, ovvero il fotoromanzo di Supersex. Gliene diedi subito uno in mano ed inizio a sfogliarlo e a leggere ed era molto interessata. Mi disse subito che avrebbe preferito poterseli leggere senza fretta ma purtroppo questo non era possibile. Era infatti molto interessata alla lettura, si capiva dallo sguardo e dal deglutire continuo della saliva. Dopo un po’ mi decisi e le dissi se voleva vedere qualcosa di più spinto e lei mi rispose:
Cosa esiste di più spinto di questi?
Ed io risposti:
Quelli a foto vere, veri e propri fotoromanzi porno!!
Mi disse che li avrebbe voluti vedere ed io alzai la maglia e lo tirai fuori.
Prima di sfogliarlo, lei aveva immaginato che si trattava di fotoromanzo spinto, ma non immaginava che vi erano foto di nudo integrale e quando li iniziò a vedere arrossì subito e mi disse:
Non pensavo che fossero di nudo totale, forse ti avrei detto di non portarmene se lo sapevo prima ma solo perché mi imbarazza. Mi piacerebbe vederli ma avrei preferito guardarmeli da sola.
Ed io le dissi:
Probabilmente tu avresti voluto vedere gli uomini ed io invece voglio vedere le donne, allora qual è il problema? Ce lo vediamo insieme!!
Va bene, ma non lo deve sapere nessuno dei tuoi amici… lo sai com’è da queste parti… se le voci circolano diventa un vero problema.
Ad un certo punto capii che probabilmente voleva chiedermi qualcosa ma non si decideva ed alla fine glielo chiesi io:
Pare che mi vuoi chiedere qualcosa ma forse te ne vergogni, ormai abbiamo fatto trenta, facciamo pure trentuno.. dimmi tutto!
E lei mi disse:
Senti, io non ho mai visto un uomo adulto nudo, ho avuto modo solo di vedere mio fratello che come sai ha 9 anni e ce lo ha piccolo ma ti volevo chiedere se in queste foto le dimensioni dei peni sono di persone normali o se queste persone ce l’hanno proprio grandi, a me sembrano enormi e mi fanno paura!!
La tranquillizzai dicendo che quelle dimensioni erano nella media anche se c’è anche chi lo ha più grande come c’è anche chi lo ha più piccolo. Mentre le dicevo questo e mentre lei era quasi ipnotizzata da quelle immagini, le presi una sua mano e me la portai sulla mia patta dei pantaloni e le feci sentire il mio uccello duro.
Immediatamente ritirò la mano indietro e mi disse:
Ma cosa fai?
Francamente mi ero già preparato anche a ricevere uno schiaffo.. ma non avvenne. A questo punto le risposi:
Visto che volevi farti un’idea delle dimensioni, te lo volevo far sentire.. cosa te ne pare?
Forse stiamo correndo troppo, non me la sento di andare oltre, almeno per il momento.
Ok, ma come ti è sembrato? Comunque lo hai stretto nella mano e lo hai sentito!
Mi è sembrato grande ma soprattutto molto duro.
Se vuoi te lo faccio vedere…
No… non so.. mi fai confondere.
Ho capito, ti piacerebbe vederlo ma non lo dirai mai..
Cosi dicendogli iniziai ad abbassarmi la cerniera lampo dei pantaloni mentre lei dallo stupore si portò una mano sulla bocca ma non si girava affatto in altre direzione. A questo punto mi incoraggiai e glielo feci vedere. Non ero affatto un superdotato ma non ce lo avevo neanche piccolo.. ma a lei piacque. Le presi di nuovo la mano per farglielo toccare ma all’inizio era riluttante o per meglio dire, diceva di non volere, ma da come continuava a guardarlo si capiva che non lo voleva ammettere ma non lo avrebbe mai lasciato. Ancora una volta mi raccomandò di non dire niente a nessuno e me lo prese in mano, lo strinse un attimo e lo lasciò subito. Ed io le dissi:
Guarda che non morde… dai toccalo ancora!
Lo riprese in mano e ci cominciò a giocare. Mi disse che chissà quante volte aveva immaginato di toccarne uno ma per lei comunque si era trattata della prima volta.
Avrei voluto che mi masturbasse e gli spiegai come fare, prima iniziò ma poi si fermò e mi disse di no. Io ero eccitatissimo e non ce la facevo a chiudere il discorso e conservarlo nei pantaloni come se nulla fosse successo…. ed allora le dissi:
Se non lo vuoi fare tu, lo faccio da solo, tu guardami.
E così dicendo iniziai a masturbarmi e nel giro di pochi minuti effettuai una sborrata di quelle che difficilmente si dimenticano. Lei rimase impietrita a guardare e quando mi vide godere rimase stupefatta. Presi un fazzoletto, mi asciugai e mi ricomposi. A questo punto però mi venne subito di dirle una cosa:
Io te l’ho fatto vedere, te l’ho fatto toccare, adesso tocca a te a farmi vedere qualcosa.
No, dai, non roviniamo tutto. Non me la sento, non ci riesco… può darsi più in la ma adesso no.
Almeno fammi toccare le tette…. o il sedere…
Ok, solo il sedere…
A questo punto l’abbraccia, provai a darle un bacio in bocca ma temevo che non accettasse, invece mi sbagliavo. Mentre la baciamo visto che mi aveva detto che le potevo toccare il sedere iniziai a tastarla e la iniziai a sentire fremere tra le mie braccia. Dal sedere mi spostai con una mano su un seno e penso che all’inizio probabilmente per come era presa dall’emozione non se ne era neanche accorta.. ma dopo un po’ si staccò dalla mia bocca e mi disse:
Ti avevo detto il sedere si ma non le tette!
Ma non me lo disse in maniera arrabbiata, anzi sorrideva ed allora capii e tolsi la mia mano dalla sua tetta, che stavo toccando da sopra la maglietta e la infilai sotto. Anche in questo caso mi aspettavo che mi arrivasse una sberla ma invece no, anche se mi disse ancora una volta:
Stiamo correndo troppo, dai fermiamoci qua.
Non avevo alcuna voglia di fermarmi, era la prima volta che toccavo davvero un bel paio di tette e non avevo alcuna intenzione di interrompere, mi sarebbe piaciuto baciarle e succhiarle ma di questa mia ulteriore richiesta non ne volle proprio sapere. Continuando a baciarla dopo un po’ provai a scendere con una mano verso il basso ventre ma a quel punto si tirò proprio indietro e mi disse ancora una volta:
Dai, non rovinare tutto, fino ad oggi non sono mai stati vicino a nessun ragazzo e non riesco ad andare oltre. Dopo tutto ti ho già concesso tantissimo, cose che fino a ieri non avrei neanche mai immaginato di fare!!
Le risposi:
Si ho capito, ma almeno mi fai vedere i peli? Tu sei bionda e li dovresti avere biondi. Fammi vedere solo quelli nella parte più alta se non mi vuoi far vedere altro.
Infatti avevo capito che quel giorno di certo non mi avrebbe fatto né vedere né toccare altro. La vidi esitare, non ne aveva il coraggio e si sentiva veramente in imbarazzo. Allora le dissi ancora:
Dai, mi allontano un po’ (tirandomi indietro di forse un metro non di più), tu abbassa piano piano i pantaloncini e le mutande fino a quando si iniziano a vedere i primi peli… non ti tocco, ma fammeli vedere…. Ci tengo tantissimo.
A questo punto si decise e piano piano iniziò ad abbassare fino al punto in cui mi apparve quella stupenda visione che ancora oggi ricordo, dei bei peli lisci e biondi. A quella vista (avevo solo 16 anni), mi eccitai di nuovo e glielo dissi;
Senti, io sono di nuovo eccitato e ho di nuovo voglia di masturbarmi, ma dai, dammi una mano tu. Prendimelo in mano come prima.
E così dicendo lo tirai di nuovo fuori. Le presi la sua mano destra e all’inizio la guidai io. Questa volta non si ritrasse la mano, anzi, vedendo che impiegavo più tempo della volta precedente a raggiungere l’orgasmo, la vedevo che si impegnava seriamente anche se in più di una occasione mi disse che le si stancava la mano. Quando venni per la seconda volta, ne fu molto contenta.
Tempo poi di ripulirmi e ci rendemmo conto che si era fatto un po’ tardi e lei doveva andare, un ultimo bacio, una toccata di tette e ci salutammo. Ci siamo visti ancora diverse volte, ma questo ve lo racconto la prossima volta.
 

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