Debora 2: La porcellina

Debora 2: La porcellina

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Il padre di debora era rincasato come al solito tardi. Lo consideravo una gran testa di cazzo, posso dire tranquillamente che mi stava sulle palle. Aveva quella faccia rotondetta da paffutello saccente, manco aveva finito le scuole dell’obbligo e si atteggiava a Dio in terra. Ci incontravamo raramente pur abitando vicini. Di norma non mi salutava, aveva una specie di ribrezzo verso quelli che per loro erano “quelli del mondo”. Era il tipico esempio di testimone di geova italiano, poco colto, arrogante, dispettoso, con una poco sana inclinazione al bigottismo di maniera e all’apparenza. Era talmente plastificato e artificioso da rappresentare più una macchietta da cinema di Serie B che un anziano di congregazione.La figlia era diversa. Ultimamente era diversa. Da quando abbiamo avuto quel bellissimo incontro sessuale in casa sua i nostri rapporti sono cambiati. Lei è sempre fidanzata, fa sempre le cose che faceva prima coi testimoni di geova, però ora ha sulle labbra un sorriso più sincero e compiaciuto. Anche perché da un po’ di tempo ha spesso il sapore del mio sperma su quelle belle labbrone.
Suo padre mi guarda con sospetto. Forse pensa che io abbia una cattiva influenza su sua figlia. In effetti le cose sono cambiate. Se prima debora faceva fatica a salutarmi ora anche in pubblico, anche davanti ai suoi genitori o ai suoi amici non si fa problemi. Non dico che mi consideri “amico”, ma almeno per lei non sono più “invisibile”.L’altra sera ho incontrato il padre di debora in ascensore. Puzzava da fare schifo. Aveva l’alito fetido e un terribile odore di uova marce che proveniva dai vestiti. Era sudato come un porco. Si vede che è stato tutto il giorno in predicazione e deve aver camminato per ore, imbacuccato come un coglione nonostante non facesse così freddo. Mi chiedevo come da una persona così rozza e sgraziata potesse esser nata una ragazza come debora, che seppur non bellissima aveva comunque un qualcosa di raffinato nelle sue fattezze.
Mi squadró da capo a piedi, prima di proferire parola.- guarda che noi siamo testimoni di geova e rispettiamo i precetti della bibbia. Non mi va che la tua presenza possa sviare mia figlia dalle cose spirituali importanti.Rimanemmo in silenzio, non cercai nemmeno di rispondere. Non meritava risposta.
In compenso quasi a mezzanotte, mentre ero in piedi a guardare ancora la televisione mi arrivò un messaggio su whatsapp proprio da Debora.
Il messaggio recitava più o meno così:”Scusa se ti scrivo a quest’ora tarda. Spero non stai dormendo. Stasera abbiamo fatto lo studio familiare, mio padre ci ha tenuto a dirmi che ritiene inopportuno anche solo che ti saluti, io sono una brava testimone di geova e voglio fare solo la volontà di geova. Devo sposarmi fra qualche mese e non devo avere distrazioni. Scusami”Lessi il messaggio, la sentivo preoccupata, a distanza. La distanza era solo un paio di pareti e porte più in là del mio appartamento.
Risposi con un “ok”.
Mi rispose nuovamente, questa volta con una faccina sorridente. Contraccambiai. Rispose allora con una faccina coi cuoricini.
Non mi sembrava proprio una che non voleva distrazioni.
Le scrissi allora: “ma dimmi un po’ debora. Ma vuoi cazzo o geova? Sii sincera”
Rispose dopo nemmeno un secondo: CAZZOOOOOOGuardai le ore, era tardi, mezzanotte. Ma volevo provocare una reazione.
“I tuoi dormono?”
Mi rispose con un pollicione su.
“te la senti di vrnire da me?”
Tergiversó qualche secondo, sullo schermo di whatsapp compariva continuamente il “debora sta scrivendo…”
Poi infine dopo qualche minuto rispose con un SI deciso.Aprii la porta di casa, sentii nel buio l aprirsi della porta del loro appartamento. Debora uscì velocemente e senza far rumore ed entrò nel mio appartamento.
Appena entrata mi saltò al collo e cominciò a baciarmi. Era eccitata e assatanata di sesso.
Voleva il cazzo e lo capivo.- mio padre è un coglione se pensa di fermarmi stavolta.
Fu l’unica cosa che disse in quel frangente.
La portai in camera mia.
Si tolse i pantaloni del pigiama lasciando le gambe scoperte. Non erano affusolate come quelle di un gran pezzo di figa ma erano comunque delle belle gambe eccitanti. Si levò pure il sopra del pigiama e rimase con le tette al vento di fronte a me.
Mi avvicinai con dolcezza e iniziai a massaggiarle i seni, il collo, le spalle. Lei chiudeva gli occhi e lasciava fare.La baciai in bocca, mi mise la lingua in bocca e mi abbracció forte. Sentivo il suo cuore palpitare. Non doveva esser semplice vivere una vita di clausura monastica, in un mondo pieno di sesso e tentazioni. Per quanto acerba e inesperta, debora aveva idea di cosa doveva fare. L’esperienza con me l’avrebbe aiutata poi quando da lì a poco avrebbe dovuto sposarsi. Non sarebbe stata ne ingenua ne vergine la prima notte di nozze.
Mi levai i calzoni del pigiama e la maglietta. Sotto non portavo mutande. Il mio cazzo era lì davanti a debora, come una mastodontica verga eretta.
Sorridendo le chiesi:- ma il tuo geova sa cosa devi fare ora con questo bel cazzo duro?Sorrise e annuì. Si mise a toccarmi come nessuna aveva mai fatto. Aveva le mani calde, ferme, sicure di quel che stavan facendo. Teneva il mio cazzo con tutta la mano e andava su e giù dolcemente. Ero in estasi. Si abbassò a livello pompino ma non me lo prese in bocca, preferì mettersi il mio cazzo tra le tette e se lo strusciava con delicatezza. Debora aveva delle tette veramente grosse ed era cosi bello il Contatto della sua pelle con la pelle drl mio uccello.La misi sul letto e le tirai giù le mutandine. Mi misi sopra il suo corpo e infilai il mio cazzo tra le sue gambe. Era un po’ troppo secco, bisognava bagnarlo le dissi. La cavalca fin sul petto e gli ficcai il cazzo in bocca come l’ultima volta. Quel piccolo contatto tra la saliva della sua bocca e il mio pisello bastò per inumidirlo un po’.
Tornai in posizione e iniziai a mettere il cazzo nella sua figa pelosa.- ti farà un po’ male e ti uscirà del sangue. Ma non preoccuparti. La prima volta è così. Ti aiuto io debora.Mi guardó e sorrise. Si fidava di me. Sarei stato il primo uomo della sua vita sessuale. Mi sentivo in qualche modo responsabile di tutto quel che avrebbe goduto e ricordato di questa notte.
Era la prima volta che scopavo una testimone di geova. Non potevo contare tra le scopate il pompino dell’altra volta. Questa sarebbe stata una vera scopata.
Dopo aver infilato il mio cazzo nella figa iniziai a dettare un buon ritmo. Sulle prime debora dovette abituarsi a quella nuova sensazione, ad avere un altro corpo dentro il suo. Le mordicchiavo i lobi delle orecchie, le faceva piacere, nel frattempo aumentai il ritmo della penetrazione, e più aumentavo il ritmo più sentivo il piacere arrivarle in testa, nella figa, tra le tette. La scopavo con dolcezza, lei non sentiva dolore e aveva iniziato a prenderci gusto. Accavalló le cosce sul mio corpo e mi strinse forte a sé, stava venendo. Io fermai il mio di orgasmo, volevo continuare a scopare, non volevo venirle subito dentro.- ti andrebbe di darmi il culo? Le chiesi.
– geova non approva il sesso anale… È disgustoso…
– approverebbe che stai scopa do con me senza essere sposati?
– ehm no…
– allora peccato per peccato… Che dici debora? Ti va di darmi il culo?Acconsentì, il mio ragionamento l’aveva convinta. La girai e la misi col culo in alto. La tenevo ferma sulle anche con le mani, inumidii il cazzo e poi lo inserii nel suo bel culo vergine.
Il culo faceva male, non era come prenderlo nella figa. Il buco era molto più stretto, il mio cazzo era molto duro e la penetrazione le faceva male. Le chiesi se dovessi smettere o se potevo continuare. Mi disse di continuare e aumentai il ritmo, entravo con ancora più forza, volevo proprio sborrarle nel culo.
Devo ammettere che scopare una vergine testimone di geova era un vero sballo. Pensavo di trovarmi di fronte una ragazza piena di inibizioni invece si dimostrava più aperta e disponibile delle ragazze con cui andavo solitamente. Nessuna ad esempio mi aveva mai dato il culo alla prima scopata, e solo raramente qualcuna mi aveva spompinato o si era fatta venire in faccia al primo appuntamento.
Debora aveva voglia e bisogno di sperimentare.
Stavo per venire, l’eccitazione era tanta. Lei gemeva e mi chiedeva di farle più male, di sfondare il suo bel culetto. Io da dietro le tenevo le anche con le mani e spingevo come uno stantuffo finché non venni, completamente, nel suo bel culo. Le avevo sborrato il culo con maestria, era uscito un sacco di sperma. Si era incollato un filamento bianco che collegava la punta del mio cazzo al suo buco del culo. Si girò soddisfatta e a quattro zampe venne a pulirmi la sborra penzolante con la bocca.- com’è stato? Le chiesi.
– fantastico. Rispose debora.Si rivestì in fretta, mi diede un bacio sulla guancia e quatta quatta tornò nel suo appartamento.
 

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