Da “santa” a “puttana”: com’è cambiata la vita di Matilde grazie a suo marito

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Da “santa” a “puttana”: com’è cambiata la vita di Matilde grazie a suo marito

Quindici anni. Tre lustri. Un tempo piuttosto lungo, che ho trascorso a fianco di Marco, mio marito. Ci siamo conosciuti ai tempi dell’università, ed oggi, quasi quarantenni, l’amore è ancora quel sentimento che ci unisce profondamente. Certo, ne abbiamo passati di alti e bassi, come qualsiasi altra coppia, presumo.

Ma il rispetto, il sacrificarsi l’un l’altro, la voglia di stare insieme, non è mai venuta meno. Certo, il desiderio non è il medesimo di quindici anni fa. Quando ci conoscemmo, giovani e belli, passarono quasi tre mesi prima che mi concedessi carnalmente, ma avrei voluto farmi sbattere ben prima.

Perversioni che credevo restassero inespresse

Noi donne, d’altronde, non vogliamo passare per “facili”, soprattutto se un uomo ci piace nella sua interezza. E Marco, in tal senso, mi attraeva in modo totalizzante: sguardo dolce ma “birichino”, fisico gradevole, parlantina fluida ed una simpatia disarmante. Sapeva farmi ridere come nessun altro uomo avessi conosciuto in vita mia.

Ero innamorata. E lo sono tutt’ora. Non tutte le cose, tuttavia, restano identiche col passare del tempo. E la passione, quel feeling sessuale che ci ha fatto godere follemente per svariati anni, non è quello dei tempi d’oro, anche se non posso lamentarmi: il cazzo di Marco, a distanza di tempo, mi fa ancora godere.

Guardando nel mio “io” più profondo, però, non mi sentivo pienamente soddisfatta. Cresceva in me la curiosità di provare nuove esperienze, assaporare delicatamente altre gustose cappelle, sentire dentro la mia bocca tanti cazzi che crescono e diventano gonfi, duri e turgidi, pronti per fottermi con una cagna in calore. Volevo sentirmi troia, profondamente e pienamente troia.

Tra il “dire” e il “fare”, come si suol dire, c’è di mezzo il mare. Io, poi, che sono sempre stata fedele a mio marito, vivevo queste perversioni come tali, convinta che, purtroppo, non sarebbero mai diventate realtà. Sino a quando un giorno, mentre guardavo su lolasesso un video porno in cui una donna, sulla quarantina come me, si concedeva a quattro bei maschioni con dei cazzi splendidi, mio marito entrò in camera e mi colse sul fatto, mentre mi masturbavo ammirando questa donna che godeva autenticamente e genuinamente.

Marco capì che volevo fare la troia e acconsentì

Provai imbarazzo. Cercavo di giustificarmi. Provavo un senso di disagio nei confronti di Marco. Ma fu lui, con la proverbiale saggezza che da sempre lo contraddistingue, a chiedermi se avessi dei desideri sessuali repressi. Dissi di “no”. Insistette. Mi prese per mano e mi disse: “Matilde, sono quindici anni che stiamo insieme, da ragazza sei diventata una donna a tutto tondo. Dimmi la verità, vuoi provare altre esperienze? Non ti giudico, vorrei, come abbiamo sempre fatto, condividere con te anche questa fase della tua vita”.

Mai parole furono più rincuoranti. Gli dissi la verità. Gli dissi che avevo una irrefrenabile voglia di fare la puttana, di farmi montare senza pietà da altri uomini, ma che amavo solo lui. Volevo solo botte di allegria. E sapere che lui voleva condividere questo momento, mi rese ancor più disinibita nelle mie richieste. Mi lasciai totalmente trasportare dalle mie perversioni. E lui acconsentì, senza porre limiti alla mia voglia selvaggia.

Di comune accordo, inserimmo un annuncio in un portale dedicato al sesso, esplicando, chiaramente, che eravamo alla ricerca di quattro uomini che potessero donarmi piacere. Postai una foto del mio corpo, ancora tonico e piacente: le risposte non tardarono ad arrivare.

Scegliemmo quattro uomini totalmente differenti: Luigi, un bell’uomo di mezza età, sposato, che mi incuriosiva per il modo di porsi; Andrea, venticinquenne, palestrato, molto aitante ed interessante; Joao, un ragazzo africano, un po’ in sovrappeso, ma simpatico e con una mazza da sogno; Lorenzo, camionista coetaneo, un po’ rozzo, amante del turpiloquio, molto spiccio e sapeva il fatto suo.

Gangbang a casa nostra, con marito cuckold

L’incontro avvenne a casa nostra. Mi accerchiano. iniziai a sfiorare i pacchi di ciascuno. Allentai, poi, le cinture dei loro pantaloni. Pochi secondi e vidi le loro mazze, dure ed invitanti palesarsi dinanzi al mio volto, che non vedeva l’ora di poter succhiare quattro bei cazzoni. Dopo circa cinque minuti, iniziò il valzer: io, a pecora, godevo nella mia vagina calda e vogliosa, mentre la mia bocca succhiava un membro ed altri due erano ben saldi nelle mie mani.

Fu un’ora di sesso selvaggio, senza esclusioni di colpi. Mio marito, in un angolo, da bravo cuckold, si masturbava e godeva nel vedermi immersa in cotanto piacere. Donai tutta me stessa. Per almeno venti minuti fui oggetto di continue doppie penetrazioni, non so come fecero a resistere dall’eiaculare. Fui fortunata, lo ammetto.

Il rapporto si concluse con loro quattro che mi inondarono del loro prezioso liquido, che gustavo ed ingoiavo con infinito piacere, ormai totalmente scevra di qualsiasi inibizione e finalmente puttana come avevo da tempo desiderato. L’ultima sborrata, però, la fece Marco, mio marito. Avvicinò il mio cazzo davanti al mio volto ricoperto di sperma altrui e mi disse: “Mogliettina mia, ti amo ancor più sapendo quando sei troia”. Ed io, pronta a ricevere il suo nettare, risposi: “Grazie amore mio”.

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