consapevole depravazione

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Capitolo 1 Un inizio banale

Le nostre prime vacanze su un’isola greca le abbiamo scelte per puro caso. Due settimane a Creta sembravano un azzardo, ma il rischio della monotonia l’avremmo ben presto superato. Anna è splendida con i suoi 45 anni. Siamo sposati da 15 anni innamoratissimi. Ottima intesa la nostra sotto l’aspetto sessuale , magari estremamente tradizionale ma andava bene così. Andava fino a quell’estate, meglio fino a quella nostra settimana di vacanza a Hersonissos sull’isola di Creta.
Forse l’ambiente ma guardandomi intorno mi stavo accorgendo che Anna si vestiva in modo un po’ troppo cittadino per essere in vacanza al mare. Non so come spiegarmi, mancava di quel qualcosa che potesse permetterle di far esplodere la sua femminilità. Non che in città fosse diverso. Così poco alla volta iniziò a rodermi dentro il tarlo di poterla ammirare non più come mia moglie ma come l’amante che ogni uomo vorrebbe portarsi in vacanza con in più quell’emozione-eccitazione di vederla trasformata in quello che la quotidianità , il lavoro, le amicizie non avrebbero mai potuto permettere. Già il lavoro e le amicizie. Anna laurea in economia lavorava da anni come responsabile amministrativa di una grande ditta di pulizie. Io faccio il veterinario in una zona agricola . Entrambi quindi ampiamente conosciuti.
Così quella voglia già accesa che covava sotto la cenere fece scattare la molla rientrando all’albergo verso fine serata, passando davanti ad una vetrina. Un abito scatenò la mia immaginazione. Fucsia, optical, di strech, spalle scoperte e orlo della gonna tagliato in obliquo per cui un margine arrivava di poco sotto il ginocchio e l’altro a mezza coscia. “perché non te lo compri?” la mia domanda “come copricostume non certo per uscire” La sua risposta era già la fine di un discorso.”provalo almeno, mi piacerebbe vedere come ti sta”. Vincere la sua titubanza ad entrare nel negozio fu già un’impresa quasi dovetti lottare quando si accorse che il negozio era una sorta di esposizione di abiti decisamente azzardati e che quello esposto sembrava, al contrario delle apparenze, un abito da educande. I commessi erano due signori anziani e italiani trapiantati li da anni. Con qualche difficoltà riuscii comunque a spingerla a provare l’abito. Mi chiamò chiusa nel camerino. Era stupenda. Dietro di me il commesso spalancò la tendina. Quel blitz la prese alla sprovvista. Invitata ad uscire non potè rifiutarsi. Il commesso oltre a complimentarsi per come lo portava si disse convinto che con quell’abito avrebbe riscosso uno strepitoso successo la sera che l’avrebbe indossato. “vedi – le disse usando un tono estremamente confidenziale – il decolté si sarebbe presentato meglio se sotto non avessi il reggiseno.”

Anna seria , quasi imbarazzata “non è il mio genere” e, senza aggiungere altro, si avviò verso il camerino per ricambiarsi. “Prova e vedrai mi darai ragione”, insistette continuando a darle del tu. La fermai “Prova, cosa ti costa” le sussurrai ad un orecchio.”mi vergogno,non ho mai indossato abiti come questo”.
L’altro commesso ,un certo Ralph, si intromise tra noi. “se mi permetti,visto che sono un fotografo, ti garantisco che ad una bella signora come te l’abito sta benissimo, ma è un peccato non vedere come ti potrebbe aderire al corpo se togli il reggiseno” le mise in mano un perizoma dello stesso colore dell’abito “prova anche questo, altrimenti ti si vedono le mutandine”. Buttai l’occhio sul culo di Anna. Era vero. Le mutandine bianche si disegnavano nettamente sotto l’abito. Anna restò quasi imbambolata con quel perizoma in mano. Di nuovo un no. La abbracciai, insistetti ed alla fine cedette ed entrò nel camerino.

Quando uscì era strepitosa. “volendo essere critici – commentò Ralph – io le farei togliere anche il tanga, il laccetto si vede ancora”.
La guardai, era folle ma ci provai. “E’ vero, dai buttati” Anna mi guardò “ma sei impazzito,non posso”
“non ti mangiamo”. Fu il banale commento del fotografo
Rientrò nel camerino.
“E già che ci sei prova anche questi” concluse l’altro ancora togliendo una scatola due sandali in tinta con un tacco strepitoso almeno 13 centimetri.
Ormai preso da quel cambiamento non riuscivo a trattenermi. “Volevi un paio di sandali, prendili”.
Li porsi a mia moglie sempre più titubante “se non li metti qua dove, lasciati andare qualche volta”.
Si sedette sull’unico appoggio del negozio, un puff. L’abito le scoprì generosamente la coscia sinistra. Mi scostai e mentre il commesso l’aiutava sistemarsi il sandalo, Anna cercava di comandare l’orlo dell’abito ma per un attimo offrì la sua intimità in pasto allo sconosciuto che professionalmente neppure si scompose. Mi sentii avvampare e mi accorsi che quella sua esibizione mi stava eccitando. Anna si alzò un poco instabile. Nuda sotto l’abito, i tacchi la slanciavano in maniera sensuale. “allora, non avevamo ragione?” chiese il commesso. Anna si guardò allo specchio. Era affascinante. “si…ma… non mi ci vedo”.
Insistetti perché li comperasse, “se insisti ma solo come copricostume , ma così mi sembra troppo caro” fu la sua ultima decisione. Ma le cose accadono se te le vai a cercare. “vi regaliamo tutto se accetti il mio invito ed andiamo in un locale qua dietro e mi permetti di fotografarti”. Anna sembrò sorpresa da quella proposta. “ è un locale non assordante un po’ di musica e buoni drink, io ci lavoro come fotografo”
Anna si avviò verso il camerino .”non hai capito – riprese Ralph – vieni vestita così, non puoi certo entrare in discoteca come una signora per bene?”
Mia moglie mi guardò, mentre io rimuginai sul termine “come una signora per bene” , come se volesse sottolineare che vestita in quel modo avrebbe dato l’impressione di essere una ragazza da strada. Una vampata di calore sentendo il mio sesso tendersi. Tutta quella situazione mi allettava e mi eccitava da morire, morivo dalla voglia di portare Anna in un localino e per giunta quella sera se fosse venuta così sarebbe stata molto sexy. Ero dunque diventato un marito che moriva dalla voglia di esibire la moglie? Non so come ma riuscii a convincerla. Soddisfatto di averla convinta il fotografo le propose di lasciarsi rifare il trucco. Anna non protestò più, in fondo forse il trucco era la cosa che amava di più.
Si lasciò spingere sul puff. Con sapienti movimenti Ralph si curò degli occhi con ombretti grigio antracite che accentuavano la carnagione abbronzata, e poi con la matita le disegnò delle righe allungando trasformando i suoi occhioni da gatta. Il rossetto dello stesso colore dell’abito e le labbra cambiarono completamente. I capelli biondi trattenuti a chignon. Ed alla fine come ciliegina due orecchini tondi enormi. Il fotografo si girò verso di me “non è uno schianto”. Mentre la stava truccando, apprezzavo il cambiamento di Anna con un inarrestabile crescita del mio sesso. Le tesi la mano eccitato.
“andiamo” ci fece strada il suo mentore, ma prima di uscire il fotografo raccolse da un cesto un costume da bagno, che chiamarlo bikini sarebbe stato un complimento “in spiaggia con la vostra abbronzatura sarete stupenda”
Anna lo guardò “Non lo indosserei mai”
Il commesso lo infilò nella sacca con gli altri abiti “Anche l’abito di questa sera non volevate neppure provarlo, consideratolo un regalo per domattina”

Uscimmo. Raggiungemmo il locale. Passeggiavo con Anna senza smettere un secondo di passare con la mano sul suo culo. Sentirla nuda sotto l’abito era estremamente eccitante. Lei timidamente cercò in un paio di occasioni di sottrarsi a quelle carezze soprattutto per il motivo che il fotografo si era accorto delle nostre effusioni. Entrammo nel locale. Per sedersi solo sgabelli al bar. Con difficoltà Anna si mise seduta . La pelle abbronzata della coscia dal lato più corto della gonna mi eccitava. Non passò molto che ci raggiunse il fotografo. Ci invitò nell’altra sala “potrete ballare un poco” .
Entrammo, luci basse al neon azzurrate. Guardai Anna e restai di sasso. Il colore dell’abito si era trasformato. Le tette bianche ed i capezzoli si disegnavano impudicamente con l’effetto di lasciarla come se fosse nuda. Ancora peggio, non aver indossato nemmeno il tanga il sesso restava ben in evidenza così quando mi voltò le spalle le sue chiappe non abbronzate sembravano uscire dall’abito. Il fotografo mi sorrise. “sapevo che avrebbe avuto quell’effetto” mi disse con malignità. Anna non se ne stava accorgendo ma sentiva gli sguardi di tutti su di lei . Il fotografo non perse tempo e la riempì di scatti.
Ero ipereccitato e non feci nulla restando con Anna nel locale offerta in quella sua nudità indiretta alla mercè di tutti. Una serie di foto per poi lasciarci. Parlandomi nell’orecchio, quasi impossibile con il frastuono che Anna lo potesse udire “tua moglie è troppo sexy, domattina portala alla Paradise Beach e falle indossare il costume che le ho regalato mi piacerebbe fotografarla in spiaggia”. Non ci trovai nulla di male, anzi la cosa mi sembrò ancor più eccitante così finii per acconsentire. Saperla così desiderata mi eccitava e soprattutto mi eccitava immaginarla in una luce tanto diversa da come era nella vita di tutti i giorni.
Prima di lasciarci ci chiese il permesso di esporre le foto scattate nel suo negozio di fotografia. Se tanto mi avesse dato tanto, ebbi un attimo di sconcerto , non avrei dovuto permetterglielo. Anna mi fece un cenno con il capo. Mi girai ed il fotografo era sparito, e temetti che potesse aver pensato ad un suo consenso, ma alla fine restai sicuro che non fosse così.

Ritornando nella strada le trasparenze del suo abito sparirono. Continuavo ad accarezzarle il sedere ed ora lei sembrava gradire. In un vicoletto la spinsi contro un muro. Con la mano le accarezzai la coscia dalla parte più corta dell’abito “Fermati ci può vedere qualcuno”. La mano scivolò sotto il vestito sul suo sesso. Cercò di ribellarsi e capii allora il suo pudore. Il calore e il suo sesso bagnato mi stavano dimostrando che si stava eccitando pure lei. L’avrei scopata li, subito ma dei rumori ci distrassero e ci convinsero di tornare di corsa in hotel. Nella stanza Anna si fermò nella penombra di fronte allo specchio si girò verso di me balbettando” ma…ma .. si vedeva tutto”
Sorrisi “eri stupenda”
Ebbe una reazione isterica, dandomi dello stronzo per non averla avvertita e sembrò ancor più risentita quando le dissi che avrebbe dovuto considerarlo consideralo un abito nude look,che in una discoteca non avrebbe di certo scandalizzato nessuno . La abbracciai stringendola per farle sentire quanto mi eccitasse ancora. Senza ritegno le alzai la gonna e si lasciò togliere l’abito dall’alto. Una visione. Non volevo perdermi l’attimo. Cercai velocemente la digitale. “no ti prego” ma la immortalai. “esci sul balcone”.
Balbettò. “esci ,dai” insistetti. Mi ubbidì e la flashai per almeno dieci volte. Non si era mai lasciata fotografare nuda. Rientrò e si abbandonò sul letto. Mi adagiai su di lei e senza fatica la penetrai. La scopavo dolcemente e appena accennai alla sera sembrò perdere il controllo.

“In discoteca ti hanno vista tutti….nuda sotto il vestito”.non è certo un vestito per una signora per bene , te l’aveva detto” riuscii a dire a fatica.
“Cosa voleva direeee…..” riuscì a tirare fuori con un filo di voce.
“una signora per bene non si veste così ” la guardai fissa negli occhi .Lei li socchiuse ,respiravamo a fatica .
“eri solo vestita come una puttana” mi bloccai più che altro per prendere fiato. Sospirava.
Io ripresi “E ti ha chiesto se gli lasciavo esporre le tue foto ed hai stupidamente acconsentito”
Ci muovevamo sempre più sincroni, non si era mai eccitata in quel modo.
“no….non voglio sembrare una puttana …” disse ansimando.
“e ti vuole fotografare in spiaggia “
Anna non parlava, la sua eccitazione stava crescendo.
Le frasi le restavano soffocate in gola “sei pazzo…mi fai impazzire….”
“domani ti porto da lui come ha chiesto”
“….metto quel….micro…biki…..ni. Mi vuoi …nuda” mi chiese con un filo di voce.
“nuda e puttana le sussurai e scoppiammo in un unico orgasmo.

Mi trovate anche su [email protected]

PS.: Cedo all’insistenza delle numerose richieste e rimetto sul sito la versione rivista e definitiva anche con gli utili suggerimenti di un’altra persona. Ho deciso di privilegiare la componente esibizionistica di quella coppia, con cui ho condiviso, sia fantasticando che realmente, quello descritto, e della lenta trasformazione di lei in una schiavetta docile e sempre più sottomessa. Alcuni passaggi oltre le righe sono di pura fantasia sempre condivisa con Anna ed il marito ma sempre nei modi che avrebbe comunque voluto realizzare.

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