Cinque – parte 2

Cinque – parte 2

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CAPITOLO 1: Roger incontra Ilona – parte 1

Inizio qui a condividere a puntate il mio primo romanzo erotico che ho appena finito di scrivere. Buona lettura.

“Non ci crederai! Lo giuro, è stata un’esperienza mistica!”
Roger stava pedalando ad andatura scazzo sulla cyclette della palestra. Accanto a lui il suo compagno di mille avventure lo stava ascoltando non troppo interessato. La sua attenzione era tutta rivolta ad un culetto sodo e danzante sul sellino proprio di fronte a lui.
“Com’è che si chiama?”
“Ilona, come Cicciolina. E ti giuro che è una porca come lei!”
Ora l’attenzione di Alan si stava concentrando sul racconto dell’amico, catturata dalla curiosità. Un occhio però non perdeva mai di vista le chiappe incredibili della fanciulla di fronte, che si alternavano nella pedalata scivolando oltre il sellino. “Dai racconta, allora”.
“Ok, ok. Dunque, ho conosciuto questa tipa al bar dove lavoro…

…stavo pulendo il bancone prima dell’apertura ed ecco che mi compare alle spalle questa moretta. Era vestita molto provocante, con una scollatura che non lasciava niente all’immaginazione. La minigonna, poi, esaltava a dismisura il suo fondoschiena perfetto. Sembrava veramente una modella…o una puttana. Forse la seconda, direi. Ma non mi importava: c’era qualcosa di speciale in lei che mi attraeva potentemente.
Comunque, mi chiese un’indicazione per raggiungere una via, che però era lontana chilometri da dove eravamo. Evidentemente si era persa. Letta la sua delusione nello sguardo, mi sono allora offerto volentieri di accompagnarla io. Era ovviamente mia intenzione gustarmi ancora e il più a lungo possibile la vista di quel seno favoloso.
“Oh, grazie, sei troppo gentile”, il suo sorriso, ornato da un rossetto viola vivace, mi aveva subito messo di buonumore. Avevo inoltre notato con mia latente eccitazione le sue labbra carnose e sensuali, adatte per giochetti orali, i miei preferiti.
“Dai, perché prima di andare non beviamo qualcosa? Offro io!”, proposi, giusto per rompere il ghiaccio e conoscersi meglio. Desideravo veramente sapere qualcosa in più su di lei, era un tipo alquanto intrigante.
Il titolare del pub non era ancora arrivato, così approfittai per concedermi quella libertà. In fin dei conti un paio di drink a scrocco non hanno mai fatto male a nessuno. O no?
“Prendo una vodka liscia, grazie”. La ragazza andava giù pesante, erano solo le quattro e mezza del pomeriggio! Io optai invece per una classica bottiglia di Beck’s.
“A proposito: piacere, io mi chiamo Ilona”, e vedendo la mia espressione sulla faccia, aggiunse con espressione di sufficienza divertita: “si, come la pornostar”. Ridemmo di gusto, vuotando velocemente i nostri drink e parlando del più e del meno. Il suo modo di atteggiarsi e di come piegava in modo sexy le lebbra mi avevano completamente stregato.
Poi lei mi fissò intensamente e mi chiese un’altra vodka. “Ehi, vacci piano”, le faccio io, “sei sicura di reggere tutto quest’alcol a quest’ora del pomeriggio?”
“Oh, stai tranquillo, so reggere bene, e anche molte cose”. In quel mentre, dopo aver vuotato il suo bicchiere, si alza dalla sedia e mi viene vicino. Io rimango seduto al tavolino, ancora con la bottiglia di birra a mezz’aria, quando lei si piega su di me cercando la mia bocca. Ci baciamo con passione, lingua nella lingua. Ora il suo profumo si stava facendo più intenso e mi recava uno strano senso di eccitamento.

“Vediamo di che pasta sei fatto”. Ilona si staccò da me e mi si mise accovacciata davanti. Poi incominciò a sbottonarmi i jeans e ad aprirmi la zip. Io sentivo che mi si stava gonfiando ad ogni secondo che passava e sapevo che il momento in cui me l’avrebbe tirato fuori sarebbe stato durissimo.
Ma Ilona si limitò per il momento a massaggiarmelo piano sotto le mutande, dopo avermi fatto calare tutti i pantaloni alle caviglie. “Mhhh, sento che qui sotto c’è qualcosa di bello duro ed interessante”. Solo ora notai una leggera inflessione nel suo accento, tipica dei Paesi dell’Est.
Fissavo con ansia la sua mano che percorreva avanti e indietro la sagoma protuberante del mio membro ancora imprigionato negli slip. Poi socchiusi gli occhi tirando la testa indietro per abbandonarmi alla sua bocca.
Sentivo che me l’aveva tirato fuori e lo stava masturbando piano con le sue labbra morbide. Era una bellissima sensazione di delicato calore umido che percorreva avanti e indietro la mia asta. Piano, lentamente. Non potevo resistere alla curiosità, così mi raddrizzai la testa per godermi meglio la vista di quel fantastico pompino.
“Di dove sei? Hai l’accento straniero. Sei russa?”
Ilona si staccò per un attimo dal mio glande, per rispondere un veloce e frettoloso: “Mhh, no. Vengo da Romania”. Per poi rituffarsi sul cazzo che teneva saldamente in mano. Tutta la sua attenzione era rivolta a lui in quel momento.
Io continuavo a guardarla spompinarmi golosamente, aumentando la mia eccitazione man mano che la sua bocca stuzzicava la sensibilità del mio sesso. Era bellissima in quella pratica erotica che mi aveva sempre fatto impazzire. I suoi neri capelli ogni tanto mi solleticavano il bassoventre, procurandomi strane sensazioni che contribuivano ad accrescere la mia libido. Tradotto: il mio uccello era diventato di marmo, eretto al massimo dentro la sua bocca avida.
Lei si accorse subito dello stato che avevo raggiunto e volle complimentarsi con un: “Certo che hai un gran bel pisellone enorme. Quanti saranno? Trenta centimetri?”. E poi di nuovo a introdurselo tra le labbra.
Io, pur riconoscendo di essere ben dotato, non ero certo vanitoso. Così ci tenni a correggerla: “Beh, non esageriamo. Mi difendo bene con i miei ventisei abbondanti. Ti piace succhiarmelo, eh? Brava, succhia bene”.
La sua bocca sembrava insaziabile. Continuava a martoriarmi il cazzo, leccandolo lungo tutta l’asta per poi finire a succhiare piano la cappella. Lo teneva fermo tra le sue dita, ormai tutto cosparso di saliva e con le vene pulsanti. Ormai mi incominciava addirittura a far male da quanto duro mi era diventato.
(continua)

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