Cemento

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L’ho agganciata all’uscita della scuola. Liceo. Maggiorenne. Ok per la legge.
Sono il padre di un suo compagno di scuola, mio figlio. Lei mi lanciava sguardi ambigui, e io alla fine non ho resistito.
“Brevi qualcosa?”
“Un gin tonic, grazie”.
“Però, vai giù pesante alle dieci del mattino…”
“Non rompermi i coglioni, papi”, mi cazzia lei. “Levati i pantaloni che ho voglia di succhiarti il cazzo!”
Io eseguo macchinalmente.
Qui in questa fabbrica abbandonata, tra cemento e ferro arrugginito, nessuno può trovarci e scoprirci. Guardo oltre e vedo l’inferno.
Lei me lo sta succhiando avidamente e io me la godo, anche se con un po’ di rimorso. È così giovane…e lo fa per così pochi euro!
Tra i tubi vecchi e l’abbandono del vecchio, le tiro su la maglietta e poi le slaccio il reggiseno. Lei sorride, un po’ impacciata. Ha ancora il mio pisello in mano.
“Che vuoi fare, papi?”
Io senza risponderle le piazzo il mio membro durissimo tra le sue enormi mammelle, strofinandolo in mezzo con sempre più velocità. Lei capisce e mi aiuta con la lingua.
Non voglio penetrarla, quindi punto tutto su una eiaculazione in faccia. Aumento il ritmo.
Le sue tette sono soffici e gommose, e alloggiano alla meraviglia la mia asta in calore.
“Di, papi, passami la bottiglia di gin, a questo punto”.
Io eseguo e lei si tracanna diversi sorsi dell’infernale bevanda. Poi mi guarda con due occhi spiritati, ma dolci.
Io le strappo la bottiglia dalla mano e mi unisco alla bevuta. L’alcol mi scalda e mi dona nuovo vigore. Adesso desidero entrare in lei e assaporare la sua tenerezza.
La giro con una spinta della mano e lei docile si mette a novanta. La gonna cade e le mutandine pure. Glielo infilo dentro, senza indugiare.
È calda e accogliente. Lubrificata a puntino.
La percorro incessantemente avanti e indietro, con sua somma goduria. Urla e ansima come una matta, e questo mi fa eccitare ancora di più.
Le afferro saldamente le chiappe e spingo più forte! Ancora e ancora. Lei apprezza. E io sto per venire.
Una tortorella spicca il volo, forse spaventata dall’intensità del nostro amplesso. Il silenzio è interrotto dai nostri ansimi e dallo sbattuto d’ali.
Un attimo prima di venire mi tolgo e le sborro addosso, dritto sulle natiche. Lei contrae la vagina, desiderosa ancora di cazzo. E si sforza a godere anche lei.
Mentre la imbratto del mio bianco seme, il mio sguardo è catturato dai grigi calcinacci dei muri di questa culla dell’amore fatiscente. Il vecchio e il nuovo. Il vecchio e la giovane.
Le do i soldi e lei mi congeda con un sorriso patetico.
Ma in fondo in fondo non me ne frega un cazzo: ho goduto con una bella figa, ed è questo ciò che importa!

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