Capodanno.

Capodanno.

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Avevamo deciso di festeggiarlo in una città poco distante dalla nostra, io e la mia comitiva di amici ed amiche.Volevamo far baldoria per un anno speciale, l’anno della maturità al liceo.Eravamo parecchi, e decidemmo di partire con più macchine, sapendo che alcuni di noi avrebbero dovuto essere abbastanza sobri per il ritorno. Era freddo naturalmente, ma nessuno di noi si voleva imbottire con palandrane, specialmente le nostre amiche. Tra di esse ve ne era una,C. che da tempo desideravo trombarmi.Capelli rossi, occhi verdi, labbra carnose.Aveva due seni prorompenti, belli non enormi, ma comunque grossi.Non posso nasconderlo, già da tempo mi masturbavo pensando a lei.Quella sera, una volta giunti, come è naturale, iniziammo tutti a festeggiare, bevendo e divertendoci.Lei era vestita in maniera molto provocante, come suo solito, ma lei aveva un carattere molto dimesso e timido.Durante quel tempo non pensavo a nulla di chè, anche se con i fumi dell’alcol, vedendola con quella minigonna, che mostrava quasi per intero le sue gambe toniche, e sensuali,mi sentivo già un pò eccitato.Mi ricordo che la sua gonna era talmente stretta e corta che il suo culo era perfettamente visibile,fino alla spaccatira delle natiche.Aveva poi un vestito molto scollato e succinto,stretto in vita anch’esso e le sue boccie entravano a fatica.Stavamo bevendo tutti, e lei, presa un pò dall’ebbrezza si sciolse un pochino.Quando fu tempo di ritornare verso casa, non so bene per quale motivo, mi ritrovai solo in macchina per il ritorno,mentre tra chi sarebbe rimasto lì a festeggiare ancora chissà quanto e quelli che avevano trovato altre soluzioni, ci ritrovvammo in pochi a dover tornare.Ero così sbronzo, che mentre viaggiavo in macchina, avevo la certezza che mi sarei scopato C.,che stava tornando con me, ma su di un altra vettura.Mentre pensavo a lei, il mio membro si gonfiava bollente, e usciva fuori dalle mutande, allungandosi sulla mia coscia.Pensavo a lei, certo che quella sera me la sarei trombata.Sudavo per l’eccitazione, tanto che non riusci a trattenermi dal menarmi il cazzo mentre guidavo.Pensavo alle sue tette alle sue labbra, a quell’espressione da troia che aveva.Ad un certo punto, alcune macchine davanti a me si fermarono su uno spiazzo, erano alcuni dei miei amici che proponevano di andare tutti a far colazione, data l’ora.Io feci in tempo a buttare al volo il mio cazzo durissimo dentro i pantaloni, alla meno peggio, ed accettare la proposta.La vidi, lei, seduta sul davanti,guardarmi intensamente, come se sapesse cosa stavo facendo, e che pensavo a lei. Una volta al bar un segno del destino.Lei mi chiese se potevo accompagnarla a casa, e io non mi tirai indietro.Fu la colazione che consumai più malvolentieri nella mia vita, per l’ovvio motivo, ma anche perchè i miei pantaloni si stavano gonfiando, tanto era l’eccitazione, e non volevo farmi vedere da tutti che ero così fuori controllo.Una volta salutati i miei amici, la caricai in macchina.Il viaggio fiù piuttosto imbarazzante, come se sapessiomo già cosa fare, ma senza avere l’opportunità di farlo subito.Le chiesi se potevo usare il suo bagno, e  lei acconsentì, così trovai la scusa per entrare da lei.Mentre salivamo con l’ascensore, io mi eccitai tantissimo,e a stento non le saltai addosso, mentre lei si era messa di spalle verso di me, data la piccolezza dell’ascensore. le strusciavo appena con la mano le sue natiche, e lei ne era consapevole, che non era una cosa accidentale.Una volta entrati nel suo appartamento dove C. viveva da sola (era una ragazza ricca e viziata,evidentemente) io entrai nel bagno per darmi una sistemata pronto a fotterla con tutti i sacramenti.Avevo il membro duro già da tempo, e lo avevo costretto con la cinta, nascosto come potevo. Quando uscii dalla porta però i miei pantaloni erano visibilmente gonfi, che anche in penombra si sarebbe notato.Lei era di spalle, sull’ingresso,a fare chissà cosa.Sentì il mio cazzo bollente,quando si voltò, e io le afferrai il braccio, e la misi spalle al muro,toccandole il seno senza vergogna.”Cosa fai?No!Fermo!”Rimasi di sasso, mi scostai un poco da lei, tento da farle vedere il mio bozzo sui pantaloni.Pensai”questa troia!se la fa con tutti e con me niente?”.Era risaputo infatti, che a dispetto del suo carattere dimesso, lei fosse veramente una grandissima zoccola.Sapevo che tutti i miei amici l’avevano trombata.Tutti!Anche i più brutti, come il lollo, decisamente calvo e sovrappeso. Mi aveva raccontato che un giorno con una scusa era riuscito a dormire da lei, ed il mattino “mi fece una gran sega con spagnola!”.D’altronde C. l’avevo conosciuta a una festa nel suo appartamento, e dopo nemmeno un’ora lei era chiusa in camera con due miei conoscenti a farsi montare..mi raccontarono che C. disse:”allora chi mi vuole scopare stasera!?”.Una cosa era risaputa non facesse, i pompini, peccato si diceva, con quelle labbra carnose e quel viso da zoccola chissà che goduria!

Avevo il suo braccio stretto ancora nella mia mano,così da avvicinarla al mio membro, che in preda all’eccitazione era tutto umido di umori.Le strofinai la mia cappella bagnata, sulla sua mano, strofinando il pantalone umido.”Se non mi lasci mi metto a urlare, porco schifoso!”disse, ed io  pensai”eh no!Brutta troia che non sei altro,così no!”La voltai repentinamente, la misi di spalle verso di me e le tappai la bocca con la mano.Lei mugugnava piano, la troia, non avrebbe mai urlato.Intanto le strusciavo il cazzo, che era durissimo come non mai,tanto che stava già pisciando sborra da quanto era eccitato.Il suo culo era perfetto e io con la mia verga tosta lo strusciavo in continuazione ancora con il pantalone addosso.Le toccavo le tette con l’altra mano, e avevo preso a leccarle il collo come un matto.Lei continuava a dimenarsi e a mugugnare, ma quando sentii la sua fregna fradicia capii: le lasciai la mano dalla bocca visto che era palese che era vogliosa di cazzo ormai.continuavo a toccarla ovunque e anche sta troia s’era decisa. cercava con le mani il mio grosso cazzo, che non lo dico per vantarmi, è una grossa verga con una grande cappella.Le dissi”ah, allora hai voglia,eh?,che zoccola che sei!”Continuavo a smuoverle la fregna mentre lei mi levava la cinta e pian piano pantaloni e slip.Avevo il cazzo così bollente che una volta levate le mutande salì su come una piccola nube di calore.Inutile dire quanto fosse brava a maneggiarlo, e mi stupì il fatto che non disse nulla sulle mie dimensioni.Evidentemente ne aveva visti anche di più grossi.A quel punto feci una cosa che lei non si aspettò…io ero furioso nella mia eccitazione, e pretendevo un pompino,così la abbassai e mettendola in ginocchio lei disse “cosa fai!!guarda che io non faccio pom…”le infilai letteralmente il cazzo in bocca prima che finisse la frase.Sta cosa mi eccitò da morire, e col calore della sua lingua e quelle sue labbra da sogno sborrai un pochettino. Ero in una specie di trans, o meglio un raptus.Con decisione le tenevo la testa che cercava di divincolarsi dal membro.Non cedevo, mi dispiace troia, mi hai fatto aspettare così tanto che ora merito un bel regalo. Quando si divincolò dal cazzo in bocca mi disse “ti odio,stronzo!”Della cosa non mi fregava assolutamente nulla, e le dissi volgarmente e sbrigativamente”succhia!”Si vede che era una leggenda sto fatto che non facesse pompini, visto che era piuttosto brava, anzi era veramente eccellente il lavoro di bocca.Considerando che le obbigavo il ritmo con la mano sulla sua testa, lei aveva sempre buon respiro e non soffriva il fatto che le mettessi buona parte del mio membro nella sua bocca.Quando prese il via da se, la spogliai mentre mi spompinava, le vidi quei seni che gridavano alla spagnola,cosa che feci subito.Quella sera mi capitò che il mio cazzo letteralmente pisciava sborra. l’avevo impiasticciata tutta, e lei si sentiva eccitata da tutti quegli umori miei.A dire il vero, non l’ho penetrata molto, ero molto più preso dai suoi spompinamenti, il suo volto da troia sbavata mi mandava fuori giri.Continuammo fino a giorno senza che avessi l’orgasmo e facemmo tutto quello che si può definire sesso orale..sentivo il mio cazzo gonfio e dolorante, pronto ad esplodere da un momento all’altro, lei era bollente da ustione, aveva sbrodato la sua fregna che era molle come uno straccio caldo.Facemmo 69, spagnole, provai persino a fotterle la gola, ma con una certa delicatezza comunque.Era stravolta, le colava il trucco, ma non era doma, stava godendo sta gran bagascia.io avevo le palle sotto il mento da quanto s’erano alzate, sborravo dal naso pure.Quando venne il momento del mio orgasmo, la costrinsi a tenermelo in bocca, fu quasi un riflesso, gemetti dal piacere, cosa che non riuscii a controllare, sentivo le sua labbra da paura sul mio membro che esplodeva, una cosa indescrivibile, le tenevo letteralmente ferma la testa in modo da sborrarle dentro la bocca.Un esplosione:  sborrai molto ne sono certo, ero sfinito ma continuavo a godere ancora, il mio cazzo si muoveva ancora su e giù con un movimento involontario del bacino: le tenevo ancora la testa con le mie mani.A quel punto sentii un urlo, una cosa da far accapponare: un urlo maschile, che non riuscii a distinguere subito.Mi spaventò, comunque e quando alzai lo sguardo, confuso ed eccitato com’ero notai la figura di un uomo vecchio.Urlò il nome di lei, che per riservatezza non scrivo.Era suo padre,sul ciglio della porta alle sette, otto di mattina che erano.Ci aveva beccato appena un attimo dopo il mio orgasmo, forse prorprio mentre gemetti dal piacere aprì la porta di casa e ci vide in salone, lei col mio cazzo in bocca, e io che le tenevo a forza la testa.non vidi la faccia di lei, ma sentii il mio membro ancora duro uscire da quel nido caldo di passione, solo allora la vidi in volto, con tutto il trucco colato, spettinata, lasciò involontariamente la bocca aperta facendo colare una gran quantità di sborra e saliva. Era veramente tanta, che le colò in un balento fuori dalla bocca.Il papà vedendo quella scena era fuori di sè, al momento non disse nulla, ma nel giro di un secondo chise la porta di scatto, si avvicino a lei e la afferrò per il braccio tirandola sù.Io non sapevo cosa fare.avevo tra l’altro ancora il cazzo duro, giuro.”che cazzo combini!?ma tu sei matta…e questo chi cazzo è…vestiti per dio”fece a me, e io non me lo feci ripetere, tanto era l’imbarazzo mio.mi misi due stracci addosso e cercai l’istante buono per sgattaiolar via.il padre non urlava, parlava con tono alterato ma senza alzare la voce, e continuava a farle tutte ste domande…lei s’era alzata nuda, e osservava il padre in maniera strana,quasi ipnotizzata, non sembrava una maschera di vergogna.In effetti c’era qualcosa di strano, ma quello era il momento di telare per me, era chiaro.proprio mentre chiudevo il portone, notai un certo silenzio, così diedi un’occhiata per non fare troppo casino.Ragazzi, non ci crederete, ma il padre, l’aveva messa ginocchioni e si stava sbottonando, mentre lei, come quasi assente metteva le mani intorno alla gamba e vicino al membro del padre “Ah, ma allora cell’hai duro!”Disse.Riamasi a guardare per poco, mentre mi rivestivo, praticamente sulle scale interne del palazzo.nON sapevo cosa credere, se fosse troia così tanto da farsi “perdonare” spompinando anche il padre, o fosse una pratica usata spesso tra i due…fatto sta che sembrava che piacesse ad entrambi.