Al distributore

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Al distributore

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Ho il culo che mi prude da morire.
Ho tanta voglia, ogni tanto mi succede, mi viene il nodo allo stomaco e non capisco più niente.
In queste occasioni vado talmente di fuori che, meglio di niente, quando non ci sono altre possibilità, faccio da solo.
Mi infilo nel culo delle cose, dopo essermele passate in bocca, averci sputato sopra.
Manici vari, bottiglie, zucchine, carote, cetrioli, tutto quello che capita che abbia una forma vagamente allungata.
Dal più piccolo al più grosso.
Però oggi non sono solo in casa e allora è complicato.
In realtà ho un fidanzatino, ma è una checchina dolce come me, ci succhiamo i nostri cazzettini, poi lui me lo mette nel culo. Mi scopa come se fossi una principessina, mi fa godere anche se lo sento appena, tra l’altro non c’è mai, va all’università e vive lì, torna in paese ogni tanto.
Poi mi vanno dei veri cazzi, belli grossi e puzzolenti.
Vuoi mettere, essere posseduto dall’Uomo, il maschio, l’omaccione grosso e peloso che mi sottomette e si fa servire, che mi spacca lo sfintere sculacciandomi e dicendomi le parolacce, che si fa succhiare e lavare con la bocca, che sta a guardare e commenta scurrilmente mentre gli altri omaccioni che erano lì con lui mi fanno le stesse cose, meglio se sono maturi, grandi, stagionati.
Gli piaccio tanto, una fighetta giovane e depilata che di maschile ha veramente molto poco.
Ho solo diciannove anni ma ne ho già viste di tutti i colori.
So cosa fare.
Chiuso in bagno passo la lametta sui pochissimi peli che stanno provando e ricrescere, mi lavo il culo, fuori e dentro, indosso un perizomino nero, tre fili incrociati, un paio di jeans tagliati cortissimi che si sfilano in un’istante un tshirt gialla, attillata.
Mi piacerebbe tanto indossare la minigonna ed il reggiseno ma lì in paese non lo posso fare.
Saluto ed inforco la bicicletta.
Il distributore sulla scorrevole è a mezzora di strada.
Mi sarei potuto fare sbattere da qualcuno lì in paese, ma laggiù trovo sempre gente tosta, che mi sfonda senza pietà, gli omaccioni, appunto.
Fa caldo ma neppure me ne accorgo, sono eccitatissimo, la sella che mi struscia sul culo aumenta la mia libidine.
Sono deluso perché quando arrivo non c’è nessuno. I benzinai sonnecchiano nel gabbiotto, la signora che gestisce il baretto mi saluta con un cenno mentre sfoglia una rivista.
Sanno cosa voglio ma si fanno i cazzi loro.
Mi siedo sopra una sedia di plastica ma la mia attesa dura poco.
Riconosco il camion di Branko, un serbo che lavora in Italia da anni.
Lui è un cinquantenne con la pancia, peloso e sporco, sposato, con un fottio di figli. Lo infila in qualsiasi buco trova.
Scende, mentre gli fanno il pieno si dirige verso la casupola dei bagni, mi fa cenno di seguirlo, puzza di sudore.
Entriamo assieme, dice che deve pisciare, di provvedere.
Allora gli abbasso i pantaloni. Glielo reggo mentre piscia, un getto potente, un po’ mi finisce sulle mani.
Mi piace reggere quel grosso coso penzolante, pesante.
Non ha ancora finito di farla che mi spinge giù, in ginocchio, me lo spinge in bocca, termina lì, io la mando giù.
Mi sprona a farlo venire, che ha fretta, lo succhio un po’, poi gli dico che va bene ma lo voglio nel culo.
Da buon vecchio porco non vede l’ora, sfilo gli shorts, mi agguanta e mi fa appoggiare la testa ala water puzzolente ed incrostato, sposta il filo interdentale, mi chiede di allargare le chiappe, prende la mira e mi sputa sul buco.
Ci appoggia sopra per un attimo il cazzone vibrante, spinge.
Sbrang! Dentro tutto in una volta, fino in fondo.
Tiro un urlo, mi ha fatto male ma va bene così.
Mi ara le viscere, mi spacca il culo imprecando nella sua lingua.
Ogni tanto lo tira fuori, ci sputa sopra e lo ributta dentro, sempre con cattiveria.
Se pensa di vedere della merda sbaglia di grosso, sono bello pulito.
Godo come una maialina in calore (presumo che godono).
Viene sborrando copiosamente, avverto perfettamente gli spasmi infiniti ed il ruscello di sperma che eiacula dentro di me.
Si sfila, io sono ancora giù appoggiato, mi mette il cazzo davanti alla faccia: “Dai, lavalo”.
Mentre mi dice che sono una “troia, frocia schifosa” lo lucido come uno specchio, era appiccicoso.
Usciamo, mentre ci avviciniamo al suo camion la signora del bar, sempre impegnata con la sua rivista mi strizza l’occhio. Quasi quasi una ripassata se la farebbe dare anche lei.
Nel frattempo Branko parla al cellulare, dopo mi dice che devo andare con lui, un paio di suoi colleghi mi aspettano.
Ovviamente acconsento, la cosa mi arrapa, poi mai dire di no ai camionisti.
Basta che dopo mi riportano al distributore.
Mentre guida Branko, col suo italiano quasi perfetto mi fa delle domande, tipo quando mi sono accorto di essere frocio, di preferire il cazzo.
Gli racconto la mia storia, lui mi dice che in effetti sono una femmina sbagliata.
Lo dicono tutti, fin da piccolo, quando giocavo con le bambole ed i pentolini.
L’appuntamento è alla Piana del Morto, si chiama così perché molti anni fa lì fu rinvenuto un cadavere.
E’ un grande spazio, i camion ci stanno comodi.
Arriviamo dopo pochi minuti, non faccio neppure in tempo a rendermi conto che vengo fatto trasbordare su di un altro grosso camion.
Sono in due, entrambi sulla quarantina, grossi.
Parlano fra di loro, una lingua incomprensibile, però sanno bene anche l’italiano.
Mi hanno messo in mezzo, stiamo fermi nel piazzale, quello al lato guida mi accarezza una coscia e me lo mette in mano mentre l’altro anche lui lo tira fuori e mi dice di succhiarlo.
Ora passo da l’uno all’altro, lecco, succhio, giù fino in gola, come meglio non so fare.
Vado avanti per un po’, ora mi metto nuda e vado dietro, sulla branda, steso sulla schiena e le gambe tirate su. Ho voglia, i capezzoli sulla sommità dei piccoli coni sono tesi, ho il fringuello duro, poco meno di dieci centimetri, loro ridono.
Il primo ad incularmi è quello che guidava, l’altro continua a farselo succhiare. Poi fanno a turno in bocca ed in culo, come piace a me.
Mi sento veramente femmina posseduta, cagna in calore. A disposizione di quei cazzoni, talmente immedesimata che vengo per prima, di culo, mente uno di loro mi sta sbattendo velocissimo.
Questo viene anche lui, sborrandomi in parte dentro ed in parte sulla pancia, l’altro poco dopo, ma prima di venire me lo smette in bocca e mi fa bere, la mando giù tutta quanta.
Li ripulisco e mi rivesto.
Mentre mi accompagnano al distributore mi dicono che saranno lì la settimana dopo, che Branko gli ha detto che mi travesto e che mi vorrebbero vedere, di portare le mie cose che sanno loro dove andare per sistemarmi, ci sarà anche un altro amico, un ragazzo poco più grande di me, si vogliono divertire con lui.
Tutto quello che gli va, ci scambiamo i numeri.
Mentre pedalo verso casa e la sborra che mi esce dal culo impiastra il sedile sono felice, per i cazzi che mi sono gustato ma anche perché mi ha mandato un messaggio il fidanzatino, ci sarà nel fine settimana, dormiremo assieme.
Ci divertiremo tanto!
 


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One thought on “Al distributore

  1. Rosy

    Ovviamente non è un racconto etero ma l’hanno postato così.
    Comunque un culo caldo è un culo caldo, maschile o femminile non fa differenza.
    Almeno per me.

     

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