Agnese dolce Agnese

Agnese dolce Agnese

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Sto andando a dormire, sono stanchissimo.
Beh, per forza! Oggi pomeriggio mi sono inculato la bellissima Agnese per più di un’ora di fila e le sono venuto nel culetto tre volte.
Alla mia età, 55 anni, venire tre volte in un’ora ti stanca parecchio. Però è stata una soddisfazione senza pari fottere lo stupendo culo di una meravigliosa dolcissima diciottenne.
Non l’ho mai tirato fuori, neanche dopo esserle venuto dentro. Restavo sopra di lei, incurante delle sue suppliche di uscire, e aspettavo che mi ritornasse duro.  Poi ricominciavo a scoparle il tenero buchino, dapprima lentamente, poi sempre più velocemente fino a venire di nuovo.
La prima volta sono venuto dopo un paio di minuti al massimo. Era la prima volta che la inculavo e ce l’avevo duro da un bel po’, quindi ho resistito poco.
Inoltre il buchetto era vergine e lei piagnucolava che non voleva, quindi era una situazione super arrapante, impossibile durare di più.
La seconda inculata invece è durata almeno un quarto d’ora. Erano passati cinque minuti dalla prima sborrata e il cazzo mi era tornato duro lentamente.
Lei continuava a frignare di uscire e diceva che quando ero venuto le era sembrato che le avessi fatto un clistere, tanto avevo sborrato. Io invece ero rimasto dentro e l’abbondante sperma ora mi faceva da lubrificante. Con la prima inculata non ero riuscito ad entrare di più di metà uccello ma con la seconda lo infilai dentro tutto, fino in fondo, facendola gemere di dolore.
– Ahi… ahi… basta prof… la prego… mi fa male… ahi… ahi… la prego prof… –
– Su tesoro, non fare i capricci – dicevo mentre le davo i bacetti sul collo e intanto me la fottevo lentamente – vedrai che fra un po’ ti piacerà… –
– No.. no… mi fa male… sigh.. sigh… – piangeva, ma io lo sapevo che alla lunga avrebbe ceduto..
Così ho continuato a scoparla per altri dieci minuti, di cui l’ultimo minuto molto velocemente.
Paf! Paf! Paf! Paf! Paf….. risuonava il suo bel culetto sodo mentre gli sbattevo contro violentemente col bacino.
– Nnnnnn! Gghh…. nnnnhhhh! Oooooohhh…. – gemeva lei  cercando di resistere al dolore. Tentava di divincolarsi ma io la tenevo ben salda fra le braccia e non la lasciavo muovere.
Dopo la seconda sborrata mi ci è voluto un po’ di più a farmelo tornare duro. Ormai era mezz’ora che lo tenevo piantato in quel culetto da favola, ma non avevo ancora intenzione di uscire. Sempre tenendola ben stretta mi sono quindi girato sul fianco in posizione a cucchiaio. Con una mano le ho ruotato il bel viso verso di me e ho avvicinato le mie labbra alle sue.
– Tira più in fuori il culetto, tesoro… – le ho sussurrato. Lei , sebbene un po’ riluttante, mi ha obbedito. Quindi l’ho baciata dolcemente e, altrettanto dolcemente, ho ripreso a incularmela. Ormai il cazzo scivolava nel buchetto senza problemi. Lo spingevo fino in fondo e lo tiravo quasi fuori, lasciando dentro solo la cappella, poi lo riaffondavo tutto, mentre le succhiavo la lingua morbida. Quella terza inculata è durata tantissimo, quasi mezz’ora. Una goduta unica, lunga, intensa. Agnese non piagnucolava più. Si beccava il mio cazzone, che le scorreva lentamente dentro e fuori, emettendo soltanto dolci gemiti di rassegnazione che via via si trasformarono in sospiri di piacere, come avevo previsto.

Ne ho inculate tante di donne più o meno giovani… In genere le donne si dividono in due categorie. Quelle che ti danno il culo volentieri, perché godono a farselo fottere e vengono più volte mentre le inculi, e quelle che non vogliono, piangono, frignano ma alla fine godono anche loro, chi più chi meno. Una volta che le hai abituate però, fottere loro il culetto non è un problema. Stanno li rassegnate a farselo sfondare ben bene fino a quando non glielo riempi. In genere quando svergino un bel culo, dapprima ci vado piano per evitare che si rompa e sanguini. Cerco di essere il più dolce possibile. Una volta entrato e scopato abbastanza a lungo però me lo sbatto alla grande, ed è qui che viene fuori il meglio. Perché in genere dopo aver sofferto un po’, lei rilassa il buchino e inizia a godersi il cazzo. Te ne accorgi da come sospira di piacere, mentre le infili la lingua nell’orecchio e le lecchi il collo. Prenderlo nel culetto, per una bella donna, ha sempre il suo perché…

Verso la fine della terza inculata, dopo appunto quasi un’ora di cazzo in culo, la dolce Agnese ormai gemeva decisamente.
– Ooooh… ooohhh… prof… ooohhh… mmmhhh…. –
– Si piccola, lo so che ti piace, bambolina mia… – le sussurravo guardandola negli occhioni da cerbiatta, continuando a tenerle il bel visetto girato verso di me – sei stata proprio brava… bravissima… – e intanto continuavo a fotterla lentamente.
Sono scivolato con la mano fra le sue cosce, con le dita ho raggiunto la passerina ed ho iniziato a carezzarle il clitoride.
– Ooohh… ooohhh… – ha preso a gemere lei. Erano gemiti di piacere.
Così, mentre la inculavo e la masturbavo dolcemente, i suoi gemiti sono diventati sempre più intensi finché, quando le sono venuto nel culetto per la terza volta, è arrivata anche lei all’orgasmo. Un orgasmo forte, come non aveva mai provato prima. Spalancando occhi e bocca ed emettendo un gemito acuto, Agnese mi ha guardato sconvolta. Non si aspettava di godere così tanto prendendolo nel culo e ha continuato ad ansimare per un po’.
Dopo l’orgasmo l’ho baciata ancora, dolcemente. Poi ho tirato fuori il pisellone delicatamente e sono sceso a vedere il suo buchino. Come mi aspettavo, dopo pochi secondi l0 sperma ha cominciato a uscire abbondante e a scorrere sulla sua bella natica, fino a raggiungere la pelle del divano, formando una piccola pozzetta. Una volta uscito tutto, ho preso Agnese per un braccio e l’ho fatta inginocchiare sul tappeto davanti al divano. Poi, con una mano sulla nuca, le ho spinto piano la testolina verso il basso.
– Su tesoro, leccalo… –
– Ma… prof… –
– Avanti, non fare i capricci… lo devi leccare finché non è tutto pulito… su… –
Rassegnata, la bellissima Agnese si è chinata a leccare lo sperma e a ingoiarlo, una leccata alla volta, fino a pulire tutto per bene.
Io, che stavo seduto a godermi la scena col cazzo mezzo moscio in mano, alla fine le dico: – Bravissima, adesso vieni a pulirmi il cazzo… su, da brava… –
Lei, che ormai non discuteva più i miei ordini, è venuta a succhiarmelo delicatamente fino a pulirmelo perfettamente.
– Va bene così, tesoro, basta. Andiamo in bagno vieni –
Tenendola per mano l’ho quindi accompagnata in toilette e le ho fatto un bel bidet tiepido, carezzandole delicatamente il buchino coi polpastrelli.
– Ti fa male, amore? –
– Un pochino – ha risposto lei dolcemente ma sapevo che dopo un’ora di inculata era parecchio indolenzito.
– Vieni qui, tesoro, che gli faccio un po’ di coccole – le ho detto sistemandola appoggiata al lavabo, col culetto sporgente. Quindi le ho allargato delicatamente le bellissime chiappe e le ho leccato il buchetto a lungo ammorbidendolo con la saliva, per alleviarle il dolore. Dopo un po’ la piccola ha iniziato a sospirare. Le piacevano le coccole al buchino e se le godeva tutte.