Abili e sapienti carezze

Abili e sapienti carezze

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(Sommario) Il suo viso era attualmente per la maggior parte del tempo nascosto al buio, lui però riusciva a indovinarne i contorni, allora allungò timidamente una mano per carezzarle il mento e al tocco la sentì calda, giacché emanava una sorta d’energia invisibile, perché riusciva a percepirla.
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L’autobus era calcato e gremito di gente, dal momento che il tragitto precedente aveva lasciato a piedi parecchi passeggeri, poiché per quanto lui potesse ricordare, non era mai successo precedentemente un episodio analogo. Gerardo e la sua Morena erano arrivati quindici minuti prima e avevano occupato gli unici due posti affiancati liberi, precisamente quelli disposti una fila dietro il conducente, sistemarono a quel punto le borse negli scomparti sopra di loro e s’accomodarono l’uno accanto all’altra, lui vicino al finestrino e lei verso il centro, conversarono un po’ della bellissima giornata appena trascorsa a Firenze visitando i più bei monumenti e alcuni negozi caratteristici.

Le estremità inferiori e pure le gambe a seguito di quell’assiduo e costante passeggiare attualmente dolevano sia all’uno che all’altro, di questo andare Morena accostò e depose la sua gamba sopra quella di Gerardo, nel tempo in cui lui cominciò a frizionargliela progressivamente per sedarle e per smorzarle quell’improvviso indolenzimento. Il raggi del corpo celeste del sole calavano pigramente e il lucente splendore che aveva reso luminoso la loro piena giornata si preparava a far posto gentilmente a un crepuscolo che rendeva i vetri del pullman d’un carezzevole colore rossastro. Il conducente arrivò ansimante per il fatto che era in ritardo e partì quasi subito tra le risate inaspettate e noncuranti dei viaggiatori. Il viaggio sarebbe durato quasi quattro ore, giacché dovevano ritornare a Isernia e lì avrebbero trovato la macchina di lui vicino al terminal. I sedili del pullman erano d’un colore grigio scuro con varie cuciture dai colori più luminosi, però non eccessivamente scomodi. Morena indossava una camicetta color marrone chiaro, leggera assieme a un pantalone d’un colore molto simile piuttosto aderente che rendeva equità del suo bel corpo.

Lei aveva uno splendido seno, eppure non esageratamente grande con l’incavo che formava una zona più scura e invisibile dove nascondeva la sua pelle viva, le gambe erano affusolate e non molto lunghe, indiscutibilmente perfette, anche il sedere era tonico e ben fatto: le natiche tendevano il tessuto, scolpendo la loro forma attraverso la stoffa leggera dei pantaloni, in quanto s’intravedeva persino il bordo delle culottes, perché lui adorava tanto quell’indumento. L’autobus proseguiva il suo viaggio e l’autista accese le tenui luci interne, visto che del giorno passato ormai era rimasta una malinconica fiamma lontana all’orizzonte e qualche nuvola dal colore incantato. Molti passeggeri si erano addormentati, cullati dolcemente dal rollio del movimento che restituivano all’interno una ninna nanna altalenante, anche la sua Morena si era però addormentata e la testa ondeggiava lievemente in risposta ai minimi spostamenti del sedile. Lui la guardava, in quanto era bellissima. Lei non era convinta, ciononostante glielo aveva detto molte volte che era indiscutibilmente affascinante e deliziosa.

Il suo viso era attualmente per la maggior parte del tempo nascosto al buio, lui però riusciva a indovinarne i contorni, allora allungò timidamente una mano per carezzarle il mento e al tocco la sentì calda, giacché emanava una sorta d’energia invisibile, perché riusciva a percepirla. Appena Gerardo sfiorò il volto di Morena lei sorrise debolmente e socchiuse gli occhi scoprendo per un attimo le sue iridi come il colore del legno pregiato. I suoi lunghi capelli erano un po’ spettinati e un ciuffo ribelle le cadeva sulla fronte, mentre Gerardo soffiò delicatamente per spostarli. Lei trattenne il respiro e poi aspirò profondamente, dato che lo aveva fiutato, in seguito avvicinò impercettibilmente il suo naso alla bocca di Gerardo e aspettò. Gerardo soffiò di nuovo, questa volta più a lungo, lei strinse debolmente gli occhi e lo respirò estasiata, Morena allungò lentamente una mano ad afferrare la nuca di Gerardo per attrarlo a sé. Lui la lasciò fare, dal momento che le bocche erano vicinissime e lui sentiva la fragranza di Morena attraverso l’aria, le poggiò il palmo della mano su d’una spalla e lei aprì gli occhi.

“Sei proprio ammodo, sei pure gradevole e gustoso” – disse.

“Il tuo non è un profumo, il tuo è un incantesimo, è proprio una genuina insidia, anzi, una seduzione” – replicò Gerardo.

Lei scoprì i suoi bianchi denti in un sorriso furbastro e lo attrasse a sé ancora di più, fino a fargli posare le labbra sul suo collo bianco e sottile. Lui assaggiò con le labbra la pelle di Morena calda e pulsante, poi in un gioco antico s’affacciò con la punta della lingua per toccarle a lungo il collo. Lei sobbalzò e inarcò la schiena, facendosi sfuggire un debolissimo segno di sorpresa, lui spostò la sua mano curiosa sulla spalla di Morena, fino a trovare la spallina del suo reggiseno, lei a quel punto comprese subito che il gioco stava iniziando e non s’oppose per nulla. La spallina cadde di qualche centimetro soltanto, però spostò subito il loro gioco su d’un terreno diverso, in una differente e in un’insperata dimensione. In quell’istante entrambi si resero conto che erano in un luogo pubblico e anche se il buio era loro complice, non avrebbero potuto abbandonarsi né distendersi completamente. Si guardarono a lungo senza dirsi niente, dal momento che s’intesero all’istante in un implicito accordo:

“Fa’ piano” – proferì Gerardo alla sua incantevole Morena.

“Fa’ con cautela tu sciocco, dato che ogni volta mi sembri un vero e sonoro antifurto” – e risero insieme a bassa voce.

Lui allungò una mano sotto la camicetta di Morena fino a risalire al reggiseno, infilò la mano sotto il ferretto e avvertì immediatamente la sua pelle. Era una delle parti che più lo eccitavano del corpo di Morena: la porzione curva del seno, lì, dove forma quel delizioso angolo, dove lui infilava spesso un dito per farle il solletico, perché lì le piaceva tanto.

“Che incanto, che spettacolo, è davvero una meraviglia” – si lasciò sfuggire lei, in seguito in modo malfattore lo guardò lievemente immusonirsi crucciandosi oltremodo.

“Senti un po’ Morena: ricordati tuttavia accuratamente dove ci troviamo” – le bisbigliò argutamente e ironicamente lui in un orecchio con un filo di voce, mentre lei cercava a fatica d’imbrigliare e di padroneggiare quel desiderio cavalcante diventato oramai inarrestabile.

Le dita di Gerardo si mossero avvedute nel circondare il capezzolo che dominava sempre più eretto su quel manto di pelle scura, lei abbassò gli occhi per seguire i movimenti della mano di Gerardo sotto la camicetta, in quanto la fece stare quasi male quella visione.

“In questa maniera mi farai concretamente tirare le cuoia, così partirò per davvero tesoro” – ansimò sommessamente lei, affinché soltanto lui potesse sentirla.

Con l’altra mano lui cominciò ad armeggiare con il bottone dei pantaloni di Morena che tra l’altro pure lei lo aiutò impaziente nell’impresa. Mentre lui liberava l’asola, lei s’abbassava veloce la cerniera e aperto quel nuovo scenario lui attese un attimo e la guardò. Poi come in un sogno offuscato si lanciò in carezze sempre più animose e risolute in quell’oscuro recesso, a un tratto consapevole del suo sesso che s’espandeva nei suoi pantaloni come ad annaspare alla ricerca di nuova aria.

Il suo ingrossamento si fece imbarazzante e lui si mosse per avvicinarsi di più alla sua donna, lei capì che in lui era in atto un’autentica guerra tra il suo desiderio e quello di lei, dal momento che lei decise d’unirli, in tal modo liberò la sua asta rigonfia dai pantaloni e dai boxer lo afferrò stretto nella mano destra, mentre lui faceva cedere le ultime difese di Morena sotto accorte e sagaci carezze proibite. Lei soffocava a stento i suoi gemiti, gli occhi increduli e le labbra aperte, mentre lui premeva la sua bocca contro il collo e la guancia rossa di Morena. Il movimento delle due mani era armonico e dolce, regolato da un raffinato quanto semplice meccanismo di autoapprendimento, perché più lei veniva stimolata, più aumentava la frequenza della propria carezza, così, più lui veniva pungolato e più sprofondava in lei. L’uno era immerso totalmente nel viscoso nettare dell’altra, un distillato incontaminato e puro di piacere voluttuoso e carnale. Si piacevano immensamente, si rispettavano sempre, eppure si spingevano ogni volta in viaggi lontani per terre calde e voragini enormi.

Morena osservò attratta il pene di Gerardo giacché famelico la stava sondando in profondità sconosciute, fletteva le dita dentro di lei e Morena sentiva dentro di sé ogni strada percorsa, ogni recesso esplorato, ogni difesa vinta. Implorava mentalmente di straziarla sempre di più, imprecava e malediceva tutta quella gente nascosta nell’ombra attorno a loro, perché lo voleva dentro di sé, visto che non resisteva più. Lui non riusciva quasi più a respirare, per il fatto che come se temesse che un lungo grido di godimento virile potesse approfittare dell’insperata occasione per fuggire da quella prigione di fuoco.

Gerardo sentiva la mano di lei che cercava anche il suo caldo sacco, che stringeva delicatamente le sue tenere olive che sgusciavano sotto il suo magico tocco fatato, lui allo stesso istante pizzicava il perineo di quella donna meravigliosa e strabiliante, visto che ne violava quel sacro e piccolissimo anfratto. Erano in visibilio, poiché nessuno dei due voleva terminare quell’amore delicato e gentile dei sensi. Inaspettatamente Morena vide l’ombra della propria mano che masturbava Gerardo, attualmente era tutto suo, in quanto non non c’era limite né orizzonte, nessun confine né restrizione, dato che erano uniti e questo importava. Niente di più.

L’ultimo perno della sottile porta che separava Morena dall’uragano cedette sotto quel pensiero, con la mano impudica e insistente di Gerardo che si faceva sempre più selvaggia. Morena abbassò il mento e aspirò tutta l’aria che poteva, in quel preciso istante un orgasmo di un’intensità sbalorditiva e sorprendente la riempì tutta. A quel punto strinse le gambe per imprigionarlo, mentre entrambi simulavano i colpi finali di quell’amplesso fantasma, mentre con Gerardo riceveva in bocca i dolci gemiti che dovevano restare segreti. Ormai era anche lui al limite e le forti contrazioni dell’ano di Morena e delle sue pareti vaginali indussero un riflesso eiaculatorio alquanto straripante, perché lui s’accostò all’orecchio di Morena e con la voce eccitata ma garbata pronunciò soltanto:

“Mia bella, sì ecco, sborro, è tutto per te, bevi”.

Gerardo chiuse gli occhi, mentre Morena con un movimento fulmineo si chinò sul suo sesso in esplosione e ne mangiò il nascituro. Quella secrezione bianca e densa le invase violentemente il palato, giacché gli spruzzi abbondanti di quella concentrata sostanza la costrinsero a ingoiare più volte, visto che lei non se ne perse nemmeno una singola goccia, così mentre lui continuava a riversarle in bocca il suo più intimo piacere, lei con accortezza puliva periodicamente quel glande.

Dopo un tempo lunghissimo, Gerardo si riebbe e recuperò completamente le energie da quell’impetuoso e travolgente orgasmo, in quanto riaprì gli occhi ansimando, alla fine la guardò scostarsi con gentilissima e magnanima lentezza dal suo pene ormai addormentato per baciarglielo con un’attenzione e con una tenerezza quasi commovente, dopo Morena si raddrizzò, s’avvicinò all’orecchio di Gerardo e le bisbigliò divertita:

“Era tantissimo però, sembrava una fontanella. Ma quanto sperma avevi? Sono ancora accalorata, addirittura euforica al solo pensiero”. Gerardo sorrise, quasi imbarazzato e perplesso le rispose:

“Sai una cosa Morena? Anch’io avrei voluto lealmente cibarmi e sfamarmi di te” – e lei di rilancio acutamente e brillantemente subito gli propose:

“Rimani a cena da me stasera? Vedrai, ti preparerò qualcosa d’esclusivo e di speciale”.

{Idraulico anno 1999}

 

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