Quella sera quel ristorante

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Quella sera quel ristorante

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Oggi il lavoro è andato particolarmente bene e ciò mi rende particolarmente felice, euforica. Questa sera ho proprio voglia di divertirmi, di condividere con altri la positività che ho dentro, di festeggiare e chi lo sa… magari anche di esagerare, di trasgredire. Sono nello spirito adatto. Il problema è che sono sola in una città che non conosco, ma chiederò lumi alla reception. Alloggio al 20°piano di un grand hotel dove godo di tutti i servizi e le coccole possibili. Attendo l’orario della cena sdraiata sul letto davanti ad un tv al led di 50 pollici ma che non trasmette nulla d’interessante tranne le solite notizie deprimenti della politica o peggio ancora di calcio, anche i film sono una vera lagna. Non so cosa fare, mi annoio terribilmente. Accendo la filodiffusione e se non altro ascolto un po’ di buona musica. Stanno trasmettendo l’intramontabile canzone “ Non dimenticar ” interpretata dalla voce calda e avvolgente di Nat King Cole, veramente molto distensiva. Mi calo nella vasca da bagno colma d’acqua ben calda, fumante e profumata, come piace a me. Cerco di non pensare a niente, mi voglio riposare, rilassare dolcemente così questa notte, potrò folleggiare; ma dove e con chi?
Boh, vedremo!
Com’è piacevole ascoltare questa favolosa musica senza tempo mentre si è immersi nell’acqua! Coccolata dal dolce tepore che mi penetra e m’infiacchisce, non uscirei più! Giocherello con i mille colori della schiuma, così abbondante che mi ricopre tutta, lasciando parzialmente in vista solo gli alluci e i capezzoli. Tutti gli specchi del bagno nel frattempo si sono appannati e io mi sento felice anche se sola, sola con i miei sogni, le mie fantasie, le mie voglie. Mentre il grande Frank con la figlia Nancy cantano “ Somethin’ Stupid ” chiudo gli occhi per godermi in pieno il momento rilassante, magico, vorrei prolungarlo all’infinito, ma gradualmente sento nascermi uno strano e osceno pensiero; cerco di non badarci, di pensare ad altro, di scacciarlo, ma è sempre più ossessivo, martellante. Mi piacerebbe che il giovane ragazzo dell’albergo, bussasse alla porta. Ebbene sì. Lo farei entrare. Nel frattempo la nebbiolina formata dall’umidità ha riempito talmente tante il bagno che fatico persino a vedermi gli alluci. Dai bussa… Dai!
Ho voglia di mostrarmi, di essere accarezzata da uno sguardo libidinoso, di essere scrutata, follemente desiderata e la mano… da sola parte. Mi accarezza le gambe, mi tintilla i capezzoli, li stropiccia con delicatezza ma con sempre più intensità e poi scende, giocherella con la peluria del pube ordinatamente rasata a forma di cuore per poi massaggiare dolcemente le gradi labbra già gonfie di desiderio, di tanto in tanto sfiora il clitoride, per smettere appena la voglia si fa più importante ed io trovo meraviglioso chiudere gli occhi e sognare, sognare di torturarmi così piacevolmente e a lungo e mantenere quello stato labile, evanescente, il più possibile, mi sento quasi in estasi, le pareti di marmo del bagno immerse nella umida foschia mi girano intorno, è una bellissima sensazione e… Il ristorante consigliato dall’albergo corrisponde pienamente alle mie attese: elegante, non chiassoso e sembra, ben frequentato. Tacchi a spillo, minigonna ascellare che in certe posizioni, da seduta, lascia addirittura intravedere le autoreggenti; camicetta bianca abbottonata sul davanti e maliziosamente scollata, una leggera giacca tenuta aperta e un poco più lunga della gonna. Così audacemente vestita, attraverso la sala del ristorante per raggiungere il tavolo prenotato. Mi sento gli occhi degli avventori maschi appiccicati addosso. Sono sicura, mi vorrebbero spogliare ancora di più.
Ciò mi lusinga, mi procura piacere, mi fa sentire più femmina. Così emozionata, ho attraversato tutta la sala e ne ho raggiunta un’altra più piccola, più riservata e discretamente illuminata da una luce fioca molto suggestiva. Questa saletta comunica con quella precedente attraverso una porta che il cameriere lascia perennemente socchiusa per facilitargli il frequente passaggio. Seduta al penultimo tavolo, con le spalle rivolte alla porta, tolgo la giacca e, a causa della gonnellina troppo corta, mi ritrovo con parte delle natiche, direttamente a contatto della poltroncina. In sostanza, le gambe si vedono completamente, anche se sono abbastanza protette da sguardi troppo indiscreti, dal tavolo che le sovrasta.
Il contatto della mia pelle con quella fredda della poltroncina mi esalta, m’inebria. Mi piace immensamente sapere di avere le gambe completamente nude, anche se in parte nascoste dal tavolo.
M’intriga sentirmi così sfacciata, impudica, anche se in fin dei conti, sono semplicemente vestita come una comunissima giovane donna che ama essere desiderata e che, probabilmente, andrà poi in discoteca a scatenarsi in balli sfrenati.
In ogni caso, in questa saletta sono l’unica ospite e ne sono contenta; non amo la confusione quando mi trovo al ristorante, non mi piace la gente che parla a voce alta, mentre magari degusto esaltanti prelibatezze.
La folla al ristorante m’infastidisce!
Mi controllo la scollatura della camicetta e la sistemo meglio aprendola un pochino in modo tale che si possa, quasi vedere, l’areola.
Mentre mi concentro sul menù, un distinto signore sulla cinquantina, si accomoda all’ultimo tavolo proprio di fronte a me.
In sostanza ci guardiamo in faccia.
Vestito in modo elegante, con giacca blu, pantaloni grigi e cravatta con disegnati grossi fiori gialli, viso ben rasato e una lucida e totale pelata; insomma, una persona distinta con la faccia da maiale.
Un po’ mi secca, costui è venuto a disturbare la mia tranquillità. Entrambi ordiniamo ma, mentre il cameriere si allontana, “Scusi” lo richiamo, “Questa sera ho voglia di champagne ma, essendo sola, ne potrei avere soltanto una coppa?” Mi sta rispondendo quando…
”La prego signorina, ” si insinua l’elegante signore, “Se posso, vorrei offrirglielo io, dal momento che anch’io sono solo e desidererei annaffiare le ostriche ordinate, con delle ottime bollicine.” Eccoci; lo sapevo, penso tra me e me, il “Signore” comincia già a rompere! Con garbo, cercando di sfoggiare un cordiale sorriso, gli nego l’aggancio. “No grazie, anche perché non mi posso trattenere a lungo.” Che maiale! Sono a circa tre metri da lui e non posso fare a meno di osservare come e con che bramosia succhia le ostriche.
Mi sta provocando, mi vuole mettere in imbarazzo. Quello che virtualmente sta prendendo con le dita e succhiando non sono ostriche, ma ben altro! “Però,” mi dice,”Un brindisi non me lo può negare. Vorrei brindare alla sua esagerata ed legante bellezza. V
orrei anche complimentarmi per l’audacia con la quale indossa la provocante camicetta, è veramente sexi senza essere volgare. M dà l’impressione che dietro a quei malefici ed inopportuni bottoni, ci sia qualcosa che con prepotenza vorrebbe saltare fuori, vorrebbe guadagnare la libertà. Lei non crede che ne avrebbe tutto il diritto?” Pesante come inizio, mi dico.
Cerco di non essere antipatica, anche se il tipo lo meriterebbe; sorridendo questa volta in modo contenuto, alzo la coppa e brindo, ma all’eleganza in generale, così da evitare ogni coinvolgimento. Lui non demorde, nonostante il mio educato ma, pur sempre freddo comportamento, continua ad elargire grandi ed ammiccanti sorrisi. Al dessert, banalmente lascia cadere il tovagliolo e nel raccoglierlo si sofferma a lungo e da sotto il tavolo, mi guarda con ostentazione le gambe. Che porco arrogante.
Con studiata impertinenza, vuole infastidirmi, violare la mia intimità, mettermi a disagio, dimostrare che può fare di me tutto quello che crede. Non può soffermarsi così a lungo con lo sguardo dentro le mie cosce, non devo permetterglielo. Sono imbarazzata, confusa.
Santo cielo! Non ricordavo di indossare una gonna così corta. Da quella posizione il maiale vedrà certamente molto, troppo! Mi sento sporcata da quello sguardo ossessivo.
Mi sento furtivamente penetrata, mi sento nuda, nuda di fronte ad uno sconosciuto.
Non so come comportarmi, la confusione aumenta, non devo lasciarlo fare, cerco con le mani di allungare, senza successo, la gonna.
Invece il suo viso è raggiante perché s’accorge certamente, dai movimenti nervosi ed impacciati, del mio disagio e sembrerebbe persino esserne lieto, come se un primo traguardo l’avesse già raggiunto.
Sono completamente esposta alla sua insolente e determinata intenzione di spogliarmi con gli occhi. Non dovevo così signorilmente accettare quel brindisi! Avrei dovuto essere più dura, decisa nel metterlo in riga; ma la mia atavica gentilezza non mi ha permesso altro.
“Vorrei,” continua, “Complimentarmi per le sue meravigliose quanto provocanti gambe, che non ho potuto fare a meno di osservare in tutto il loro splendore. Gambe che con immenso piacere, immagino terminare dentro uno ridottissimo slippino, come d’altronde ispira il suo seducente look.”
Ancora una volta, vuole umiliarmi con descrizioni di particolari, che anche se frutto della sua fantasia corrispondono al vero ma sarebbero dovuti essere nascosti, privati, se non avesse rubato con prepotenza, la mia intimità.
“Signorina” mi dice, “Vorrei solo fare un ultimo brindisi, poi non la importuno più.” Non so cosa rispondere; non sono abituata a difendermi da individui simili e ancora una volta sbaglio.
“Ci mancherebbe, non mi importuna affatto!”
“Vorrei brindare con lei al suo meraviglioso seno e, perdoni l’ardire, a quelle ciliegine che con prepotenza pressano contro la camicetta, sottolineando la loro spavalda nudità. Scusi l’insolenza ma, il desiderio mi spinge a credere e anche a scommettere che è senza reggiseno; vero?” Che sfrontato! Penso, fare dei complimenti così pesanti ad una donna unicamente perché è sola! Sono nervosa, sento il viso infuocato, non so se cambiare tavolo oppure sottostare a quelle, sia pur virtuali, sevizie e, mentre decido, noto un certo lavorio sospetto sotto il suo tavolo. Sembrerebbe che si stia toccando.
o non è possibile, probabilmente sono io che sto’ semplicemente esagerando. Dopotutto siamo in un rispettabile ristorante dove sono sicura, certe cose non possano avvenire. I movimenti sono sempre più frenetici.
Vuoi vedere che si sta davvero toccando?
No, non ci posso credere!
E invece è proprio vero, si sta toccando.
E’ allucinante!
Non fa nulla per nasconderlo; anzi, vuole ostentare, vuole essere certo che io lo veda. Sono terribilmente a disagio, cosa faccio?
Non so, non so.
Il porco ha troppa personalità, mi sta sottomettendo, mi sento mancare, non posso, non devo cedere al suo potere.
L’ansia aumenta sempre più, ho le palpitazioni, mi sento il viso rovente, sento addosso una strana agitazione.
Ora la riconosco.
E’ voglia, il maiale è riuscito a provocarmi, a piegarmi ed ora sono nelle sue mani. Speriamo che non si accorga del mio stato di confusione, della mia incertezza della mia debolezza!
Si è accorto!
Si alza, si tocca platealmente la voluminosa patta; ho il cuore in gola, mi giro per controllare se ci sono occhi indiscreti.
No. Nessuno.
Tremo per l’emozione, sono in uno stato quasi d’incoscienza e non so come… meccanicamente mi slaccio un bottone della camicetta, la mano inconsapevolmente s’infila nel voglioso seno e lo accarezza, lo palpa, lo comprime per meglio rilevare la sua importante presenza. Avvallato dal mio comportamento, non si contiene più, estrae il sesso e, mamma mia che bestia! Virtualmente mi piacerebbe stringerlo fra le mani, sentirlo pulsare, baciarglielo, succhiarglielo tutto.
Lui continua a masturbarsi forsennatamente.
Mi accerto ancora che non ci veda nessuno, mi apro tutta la camicetta e finalmente, lascio libero il seno di mostrarsi, lo premo ancora delicatamente, strizzo i turgidi capezzoli sino a sentire un leggero e provocante dolorino; spalanco sfacciatamente le gambe portandole nel fianco, al di fuori, del tavolo affinché lui le possa vedere bene, mi tocco, mi tocco le mutandine; sono tutte inzuppate ma non posso toglierle, siamo comunque in un ristorante!
All’improvviso si siede, come se qualcuno ci potesse vedere; mi giro e noto che il cameriere sta già uscendo.
Probabilmente, concentrato nel suo lavoro è entrato e uscito senza accorgersi di nulla. Probabilmente!
Non me ne frega più niente, l’eccitazione non mi permette di razionalizzare, sono un automa, mi sfilo freneticamente il perizoma, lo poso sulla tovaglia e allargo le gambe il più possibile, affinché lui possa vedere tutto, tutto, anche la mia straripante vagina completamente depilata e dilatata.
Mi tocco ancora, ancora.
Lui si rialza ma ormai, non potendo più trattenersi, s’inonda una mano; ora si dirige verso di me, si gira anche lui con le spalle verso la porta sempre semi aperta, si affianca e mi porge la mano ricolma del suo seme.
La prendo con la mia e la guido sul mio seno, sulla mia pancia anch’essa scoperta; mi spalmo quel delizioso unguento dappertutto.
Mentre io continuo a masturbarmi guardandolo implorante negli occhi, gli succhio avidamente le dita.
Non mi spiego questo insolito e vergognoso atteggiamento, sono veramente un cesso, tutta bagnata, fradicia, tutta insudiciata dallo sperma di uno sconosciuto e mentre continuo a succhiare quel nettare e a toccarmi, un violento orgasmo mi coglie, mi fa gemere come una cagna, non penso più di essere in un ristorante ed è bellissimo, bellissimo! Vorrei non smettere, non smettere mai!
Ad un tratto m’accorgo della presenza in sala del cameriere. Freneticamente cerco di ricompormi.
E’ apparso così all’improvviso che non posso sapere da quanto tempo è presente in questa sala. Come se non avesse visto nulla si mette a riordinare il mio tavolo. Io sono ancora alquanto discinta, mi vergogno, forse mi ha sorpresa. Cerco di riassettarmi ma, in fondo in fondo, sento che non lo vorrei. Sicuramente, se prima non si era accorto di nulla; ora essendo così vicino non può che vedermi in quello stato pietoso, non ha più dubbi. Mentre fingo di richiudere la camicetta, scopro con meraviglia quanto mi piace mostrarmi, ostentando le prove del sesso appena consumato. Scopro quanto mi piace in questo momento essere giudicata una troia, una porca vogliosa, una vacca da montare.
Ma il cameriere sarà d’accordo?
Sono fortemente in ansia perché mi guarda ma non riesco a immaginare il suo pensiero, non capisco, ho paura che non gradisca, che non approvi, ma io ho voglia, ho ancora voglia! Raccoglie le mie microscopiche mutandine dal tavolo, le guarda, le gira e rigira, io non posso più aspettare, ho bisogno di un altro orgasmo, subito, sono pronta! Finalmente un segno inequivocabile, ora sono sicura; è dei nostri. Porta infatti, le mutandine al naso, chiudendo gli occhi le annusa morbosamente, poi apre la patta e mostrandomi tutta la sua incontenibile erezione si masturba, mi guarda, mi prende il viso con la mano e mi infila un dito in bocca per farselo succhiare, avvicina il membro alla faccia, a contatto con le labbra e poi me lo spinge in bocca. A questo punto do sfogo a tutte le mie potenzialità. E’ grandioso masturbarsi mentre si succhia un pene, no pardon, un cazzo, un grande cazzo eretto! Che troia, che grande troia sono!
Mentre lui e l’altro mi palpano il seno, mi accarezzano la pancia, la schiena, mi scompigliano i capelli, mi spogliano tutta, io vado un’altra volta in paradiso e lui in contemporanea mi riempie la bocca. Sono stata veramente fortunata, ho potuto passare una serata veramente indimenticabile!
Senza lavarmi troppo, torno in albergo pienamente appagata, felice. Mi sento ancora addosso tutto l’amore di prima, sento ancora l’odore del sesso sconosciuto che m’inebria.
Accidenti che meraviglia!
Ho ancora voglia, ma adesso cameriere o no mi soddisfo un’altra volta. Sono di nuovo bagnatissima, il pensiero di quel che successe prima, mi sconvolge ancora. Voglio penetrarmi con qualsiasi oggetto nell’ano.
Non so come, mi trovo in mano un flaconcino di forma conica e piano piano, lo inserisco e inizio il movimento di andirivieni che mi fa impazzire.
E’ stupendo, ma non mi basta; sento la necessità di esagerare e allora mi penetro anche in vagina con tutta la mano possibile.
Secondo me, tutti dovrebbero, almeno per una volta nella loro vita, provare questa straordinaria sensazione!
Mi sento veramente chiusa, tappata, colma, sono troia, sì che bello, che bello! E’ tutto così piacevolmente perfetto che sembra addirittura incredibile, sembra tutto un sogno. All’improvviso sento bussare alla porta.
“Avanti!”
“Signorina le ho portato la cena in camera come lei ha ordinato. Le apparecchio la tavola?” Imbarazzata e confusa dopo un momento d’incertezza rispondo:“Si grazie” Spio dalla porta del bagno.
Accidenti: è il giovane cameriere che speravo bussasse e… Ma allora non sono ancora uscita!
E il ristorante?
Sono stata bene in quella città;
“Quella sera in quel ristorante”
 


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