Umiliante decadenza di un manager ridotto in schiavitù 2 parte

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Umiliante decadenza di un manager ridotto in schiavitù 2 parte

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… Le giornate passavano veloci dietro i milioni di impegni, ma ultimamente era in azienda che trascorrevo la maggior parte del mio tempo. C’era sicuramente tanto da fare e tante cose da controllare, ma ciò a cui non riuscivo a rinunciare era la compagnia della mia segretaria Stefania. Era davvero in gamba e sveglia e come tante donne aveva un’arma in più nel pesare e capire le tante persone che frequentavano l’azienda. Molti veri corvi, molti un pò iene, ma qualcuno anche persona perbene. Lei mi indirizzava e devo dire che non sbagliava mai un colpo. In 5 minuti o davanti ad un caffè lei sapeva chi aveva davanti. Quindi avrà capito anche me, i miei sogni, le mie fantasie sotto i suoi piedi?? Mi facevo spesso questa domanda e in fondo un pò speravo che fosse così, soprattutto perchè anche il nostro feeling diventava sempre maggiore.
A casa sempre meno voglia di scopare, mi mettevo nel letto sognando stefania che mi umiliava mentre io strisciavo ai suoi piedi. Mia moglie ogni tanto mi cercava, ma ultimamente senza troppa insistenza e infatti poi, ma solo poi, ho capito il perchè.
Intanto però ogni tanto mi stuzzicava chiedendomi un bel massaggio rilassante ai suoi magici piedini. Non sono mai riuscito a confessarle la mia passione, credo perchè lei non me lo ha mai permesso. Io ho provato tante volte a baciarle i piedi durante i nostri rapporti, ma lei me li ha sempre sfilati via subito. Anche ora quando li massaggio e mi avvicino troppo con una scusa me li toglie subito da sotto al naso. La mia idea è che abbia capito la mia passione ma non la condivide. Ed è per questo che non mi sento in colpa durante le mie scappatelle.
Con Stefania, dicevo, il rapporto si fa sempre più stretto per via delle sue intuizioni che mi davano maggiore sicurezza nel trattare gli affari, ma questa complicità ai miei occhi stava diventando quasi intimità. Pensavo che in fondo lei provasse degli interessi per me anche se i suoi 32 anni rispetto ai miei 50 sembrano un’eternità. Lei intanto non disdegnava affatto quando le proponevo di restare accanto a me fuori orario o quando le chiedevo un appuntamento insolito con la scusa di qualche consiglio. Sorridente ed empatica, ma sapeva distaccarsi con eleganza quando si vedeva troppo invasa dalle mie attenzioni.
Così siamo alla viglia di un incontro importante con dei facoltosi clienti cinesi. L’incontro sarà lunedi ma io sono molto agitato già dal sabato e così le chiedo un incontro di sabato. Più che un incontro sarà uno scontro. Io volevo concludere l’affare ma lei insisteva per farlo saltare. Ma come rischiamo di perdere tanti soldi e di restare con un’inutile terreno sul groppone, ma lei non mollò mai, anzi se ne andò via dicendo che se avessi firmato l’accordo lei si sarebbe licenziata. Non potevo permettermi di perderla, ma nemmeno volevo rinunciare al gruzzoletto che avrei ricavato dall’affare. Il lunedi mattina la vidi arrivare. Bellissima ma di pessimo umore e con una freddezza glaciale nei miei confronti. Facemmo la riunione con i cinesi e l’affare saltò anche grazie alla sua bravura che con le giuste domande al nostro cliente mi dimostrò che aveva ragione lei a non fidarsi. Nonostante il lieto fine eli continuò a dimostrarsi gelida e distaccata. Non sapevo più come recuperare quello splendido rapporto. Così le chiesi di concedermi un attimo per poter di nuovo parlare con lei. Volevo offrirle una cena più che meritata, ma lei mi concesse 30 minuti dopo l’uscita degli altri. Svuotato l’ufficio prendo il coraggio e la convoco nella mia stanza. Lei è li, in piedi, fredda ed austera, indossa una camicia bianca, gonna al ginocchio, collant ed un fantastico paio di decoltè ai piedi. Io seduto alla scrivania abbozzo delle scuse e le chiedo il perchè si ostini a tenermi il muso. Ho capito che non ti fidi di me, mi ha detto. ed io non posso lavorare con chi non ha fiducia. Mi ha poggiato delle carte sulla scrivania ed è tornata alla sua postazione. Questa donna è un genio pensavo leggendo quelle carte. Venderò quei terreni ad una multinazionale e guadagnerò il triplo. A quel punto sono andato nel suo piccolo ufficio mi sono avvicinato a lei a lato della scrivania e mi sono inginocchiato. Ti imploro perdono, le ho detto. Mi hai salvato da un pessimo affare e me ne hai regalato uno ottimo. Chiedi ciò che vuoi, ti darò un consistente aumento in busta paga, ti darò un ufficio personale e ti promuoverò capoufficio e vicedirettore. Farò tutto ciò che vuoi ma non mi lasciare. Vedi mi dice accarezzandomi la testa un pò come farebbe con un cane. Io sono nata per decidere e per comandare quindi il posto che mi proponi sarebbe interessante. Ma io se comando non posso avere un capo. Tu sarai ufficialmente il mio direttore ma sono io quella che decide e tu mi obbedirai. Voglio una scrivania nel tuo ufficio così potrò controllare il tuo PC e avere accesso diretto alle carte. Io ero ancora in ginocchio davanti a lei impietrito ed affascinato. mi sarei voluto gettare ai suoi piedi per baciarglieli, ma con il briciolo di dignità che ancora avevo le presi la mano e cominciai a baciarla. Ad un certo punto lei mi ferma, mi mette la mano sotto al mento sollevandolo in modo che la potessi guardare bene negli occhi… lei stupenda mi guarda serio, poi mi fa un sorriso mentre io impietrito ed affascinato la guardo. Un attimo dopo la sua mano è tra i miei capelli, li stringe li tira in modo da farmi alzare la testa e guardarla in faccia, pochi secondi dopo la stessa mano schiaccia la mia testa sul pavimento. Striscerai ai miei piedi. Bacerai il pavimento che calpesto. Sarai il mio devoto schiavo. Ero prigioniero della sua bellezza, della sua arraganza e della mia devota passione. Senza indugiare troppo cominciai così a baciare il dorso del suo piede e le sue scarpe. Ero eccitatissimo. Cominciai così a leccare le sue scarpe cercando di tanto in tanto di inf ilare il naso nella scarpa per godermi il magico profumo. Prima lecchi bene le scarpe, poi la suola, poi il tacco. Solo poi, se ne avrò voglia avrai il profumo dei miei piedi. Va bene Padrona. Passerai il tuo tempo sotto la scrivania e diventerai il mio poggiapiedi ed il mio zerbino. Se vorrò ti chiamerò per fare gli straordinari… a casa mia dove avrai da sbrigare faccende domestiche e dove continuerai a servirmi come uno schiavo fa alla sua Dea. Va benissimo le promisi. farò tutto ciò che vorrai sarò il tuo schiavo ed il tuo zerbino, ma ora ho assolutamente bisogno di assaporare i Vostri meravigliosi piedini… mia Dea e padrona…
Continua…

 


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