Strap-on di Sabato pomeriggio

Strap-on di Sabato pomeriggio

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Sabato pomeriggio.
Quello era il nostro giorno.
Per mesi, a causa del lavoro che ci teneva lontani, passavamo le ore scrivendoci cosa ci saremmo fatti quando finalmente ci saremmo rivisti.
Eravamo cresciuti con i libri del de Sade, di Florence Dugas, di Apollinaire, Santacroce.
Eravamo cresciuti insieme, sessualmente parlando.
Dall’imbarazzo dei primi tempi per le nuove fantasie, agli incontri dell’ultimo periodo carichi di eros, perversione e disinibizione.
Amavamo scambiarci i ruoli. Io la sua puttana e lei il mio uomo. Non ci interessava il sesso “normale”. Entrambi eravamo più che appagati da quello. Noi due eravamo fatti per far fiorire quel lato nascosto ai più del nostro mondo erotico. Amava incularmi con il suo strap-on, adoravamo il pissing e ci lasciavamo andare ad ogni fantasia ci passasse per la testa.Anche quel Sabato mi aspettava a casa sua. I suoi messaggi si facevano più intensi man mano che passavano le ore. Durante il breve tragitto in auto per arrivare da lei non smettevamo di confidarci la voglia e tutto quello che avremmo fatto.2.30. Suono il campanello e salgo da lei al primo piano.
Lei non mi aspetta sulla porta. So che è di sopra, pronta per me.Sul tavolo del salotto trovo tutto ciò che ha preparato per me: autoreggenti nere, un piccolo perizoma nero ed un tubino sempre nero.
Un bicchiere di Assenzio.
Mi spoglio tremando dalla voglia di lasciare il me di tutti i giorni fuori dalla porta e di indossare i miei abiti di scena. Il mio sesso è depilato ed anche il mio culo.
Le mutandine salgono fino a nascondere il mio sesso costretto dal piccolo lembo di pizzo.
Le calze si fermano a metà coscia ed il tubino mi copre appena sotto il mio culo fino al petto.Dal piano di sopra arriva musica.
Mahler, l’ottava, la nostra preferita.Prendo il bicchiere e lascio che la Fata Verde venga a farmi compagnia.Salgo le scale. Il cuore impazzisce.
E.è castano chiara, un bel seno, più bassa di me. Il sesso sempre depilato.
Lei è sul letto nuda. Lo sguardo pieno di lussuria.
“Ti aspettavo mia troia…” mi sussurra.In vita ha già legato il suo strap-on preferito. Un fallo color carne lungo almeno 22cm, la cappella violacea.Mi avvicino a lei e ci baciamo con un trasporto unico. Le nostre lingue guizzano, giocano e affondano.
Le sue mani sul mio culo le mie sul suo seno.
Le tiro i capezzoli. Poi scendo e sento che la sua figa è già bagnata.Mi prende la testa e me la spinge verso il suo cazzo.
“Succhiamelo”.
Le labbra lo avvolgono scendendo più che possono mentre le mie dita giocano con il suo clitoride.
Le infilo un dito nel culo bagnato dei suoi umori. Le piace da morire.
Inizio a scoparla così. Poi le dita sono due, e poi tre. E’ aperta come piace a me e sempre ben pulita.
Lascio il cazzo e con la lingua inizio a leccare avidamente il clitoride mentre le dita non smettono di dedicarsi al culo.
Pochi minuti ed E. esplode in un orgasmo.
Adoro quando mi viene in bocca.
Si stacca da me e mi fa sdraiare a pancia in giù.
“Sei pronta mia troia? Ho voglia del tuo culo.”
Un altro bicchiere di Assenzio. Un brindisi alla Lussuria. Un brindisi alla Vita.
Solleva il tubino sopra il mio sedere e scosta il piccolo perizoma scoprendo il buchino depilato. Si avvicina e con la lingua inizia a percorrerne le grinze scure mentre con le mani mi tiene ben aperto.
Gemo e le sussurro “Inculami E., non resisto più”.
Sento colare il lubrificante, con un dito gioca sulla soglia aumentando il mio desiderio a dismisura.
Ed eccolo che entra senza difficoltà. Uno, poi due dita che esperte scavano dentro di me, ruotano e aprano il mio ano abituandolo a quello che sta per arrivare.
Non ne posso più. Lo voglio. Voglio essere preso, aperto, posseduto.
Altro lubrificante sul mio buco e poi sul suo cazzo maestoso.
Si sdraia su di me. Appoggia la cappella ed inizia a spingere.
Le prime volte non era stato facile. Ora sembra che E. ci sia nata con quel cazzo posticcio tra le gambe.
Il mio ano cede ed accoglie la punta. Urlo, più per piacere che dolore e lei mi sussurra all’orecchio “Ecco troia, ti sto inculando, lo senti?”
Centimetro dopo centimetro lo sento entrare sempre di più. Non ha fretta E. Ci sa fare.
Inizia a scoparmi lentamente per farmi abituare a quell’enorme cazzo. Avanti ed indietro, avanti ed indietro. Inizio a gemere con il viso schiacciato sul cuscino mentre lei inizia a danzare dentro di me sempre più decisa. Le sue mani sui miei fianchi mi sollevano. Mi vuole a pecorina.
Lo estrae tutto e mi guarda.
E. ama guardare il mio culo oscenamente aperto. Una bocca affamata desiderosa d’esser riempita.
E poi affonda.
Adoro avere quel cazzo in culo. Adoro sapere che lei è fradicia. Che gode nel sottomettermi, nel dominare.
La musica ci abbraccia, la Fata Verde danza con noi.
Continua per un tempo che pare infinito. Possono essere secondi, ore. Il tempo acquista un significato diverso quando ci si abbandona così, è tutto dilatato, sfuocato, velato da una patina d’oblio.
Mi fa alzare, mi prende per mano e mi porta in bagno.
So cosa vuole. Incularmi davanti allo specchio. Vuole ch’io veda riflessa la mia espressione mentre mi incula.
Mi appoggio con le mani al lavandino. Lei dietro di me. Ci guardiamo negli occhi nel riflesso dello specchio e poi torna a scoparmi. Gemo, mi chiama troia ed io gemo più forte. Prendo un piccolo specchio e lo porto sotto di me per vedere il cazzo che mi spacca, che entra nel mio culo. Lo tira fuori, ammiro il mio buco aperto e poi affonda di nuovo.
Le gambe iniziano a tremarmi, ho bisogno di stendermi.
Torniamo sul letto. Lei si sdraia. Mi inginocchio sopra di lei e con la mano guido il suo cazzo dentro di me.
Amo impalarmi così. Il mio culo accoglie oramai quel cazzo senza fatica.
Tiro fuori dalle mutandine il mio sesso bagnato e inizio a masturbarmi.
Non è del tutto eretto, quando godo di culo mi succede sempre così.
Mi bastano pochi colpi e le dico che sto per venire. Avvicina la testa e lo prende un in bocca senza mai far uscire il suo cazzo dal mio culo.
Vengo. Gemo e piango di piacere.
Mi sfilo il dildo e mi sdraio sfinito al fianco di E.
Mi bacia e mi carezza. Sono ancora vestito.
Mi spoglio, lei si sfila lo strap-on e torniamo in bagno.
Non è ancora finita. Manca ancora una cosa che ci eravamo scritti quella mattina.
Entriamo in doccia. Mi inginocchio davanti a lei ed incollo la mia lingua al suo sesso.
La lecco. Piega leggermente le gambe e poi si lascia andare.
Un rivolo di pioggia dorata sfiora le mie labbra scendendo sul collo e percorrendo il mio corpo.
Lecco avido. Il sapore salato mi riempie la bocca. Rimango li fino a che l’ultima goccia non è stata asciugata.
Mi rialzo. La bacio.
Apre la doccia e l’acqua calda inizia a riportarci dolcemente a galla, lasciando dentro di noi sensazioni e ricordi che ci accompagneranno per sempre.
 

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