Le cuginette

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Le cuginette

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Ero in vacanza con la mia famiglia, in Calabria.
Del gruppo facevano parte vari nuclei familiari, amici e parenti, ovviamente c’erano le ragazze, fra queste anche mia sorella e con lei Lola, la cugina del cuore, quella dalle tette grosse che piaceva a tutti.
A guardarla sembrava una piuttosto facile, che, se uno gli andava, non si faceva scrupolo di farselo, era così, ma solo in parte.
Il secondo giorno di vacanza, un pochino in ritardo sulla colazione, ci trovammo a scendere le scale soli soletti, io e lei, ebbi l’impressione che mi stesse aspettando, lo sguardo mi andava automaticamente sulle magnifiche tette che ad ogni scalino ballonzolavano dentro al top microscopico. Gliele invidiavo.
Lola si guardò attorno, si arrestò su un pianerottolo e mi prese il braccio, mi diede un bacetto sulla guancia con le belle labbra carnose e umide, sorridendo sorniona: “Sai cuginetto, mi sono arrivate all’orecchio delle notizie strane sul tuo conto. Ti ricordi, il mese scorso ero venuta a trovarvi (lei viveva in un’altra città n.d.r.) con i miei… Ho fatto delle cose con l’amico tuo, Maurizio, già… lo sai che mi piace, beh… mentre… si… mentre glielo baciavo l’ho morsicato, gli ho fatto male e gli è scappato detto che con la bocca sei più bravo tu di me… non esiste che mordi…”
Mentre diceva queste cose mi guardava fisso negli occhi: “Diceva: tuo cugino lo succhia benissimo… gola profonda… ingoia… eccetera… cose del genere… allora ho insistito e lui mi ha raccontato parecchie cosette… che sei meglio di una femmina… che in realtà hanno cominciato a chiamarti Rosina per quello… fin da piccolo… è una ragazzina… non tuo cugino ma tua cugina… che sei sempre disponibile e via così”. Io ascoltavo in silenzio, sicuramente arrossendo.
Continuò: “Ti devo dire che questa storia della femmina un po’ me l’immaginavo, sai che sono sveglia, tu sei carino, ma in maniera dolce, effemminata, con quel fisichino morbido senza un muscolo, il visino da ragazzina… sempre troppo buono e gentile, remissivo. Non sei mai stato come gli altri. Da piccolo eri più piagnucoloso e viziato di tua sorella e giocavi spesso con noi… i maschi ti chiamavano femminuccia, ti prendevano in giro, però volevano che andassi a nasconderti con loro… ti cercavano, vero?”
“Beh, si… li toccavo”.
“Già, ora capisco il motivo, due più due fa quattro… hai continuato a farlo… i capelli lunghi… poi ti depili di continuo… come te non lo fa praticamente nessun altro… Maurizio mi ha detto anche che ti usa come vuole, fai tutto quello che gli viene in mente, basta un cenno“.
“Ehm… si… vado con loro, ogni volta che vogliono”. Praticamente stavo confermando tutto.
Tace un attimo, rimuginando, poi: ”Già… “loro”, infatti mi ha spifferato di non essere è il solo ad assaggiare la merce, anzi… ora capisco perché quelli anche adesso ti stanno sempre dietro, come allora, appiccicati come ventose… infoiati come sono, è gente che per un pompino, un orgasmo, venderebbe la madre”.
Annuii, automaticamente, era tutto vero, una precisa ricostruzione.
“Ho visto che ieri sera ti sei nascosto con Robertino… siete carini assieme, mi sa che ci ho visto giusto, eh?”.
Ancora una volta feci un cenno di assenso con la testa e poi. “Si, Robertino è il mio migliore amico”.
“Amico?” sorrise ancora, e continuò: “…tua sorella mi ha detto che quando siete assieme vi chiudete sempre a chiave… oppure uscite subito, si è accorta che prendi la chiave dell’appartamento sfitto… chissà che fate lì, tu e Robertino”.
Se ci avesse visto quando lo facevamo tra noi in reggiseno e perizoma mentre Maurizio e gli altri ci guardavano in attesa di spaccarci il culo e farcircelo di sborra a tutti e due!
“Già… ma delle ragazze chi lo sa… oltre a mia sorella…” ero piuttosto spaventato.
In più avevo paura che sapessero, che, a volte, lo facevo per soldi, mi vendevo agli uomini maturi, ma, fortunatamente, non sembrava esserne al corrente.
“Tranquillo, lo sappiamo solo noi e non lo diciamo a nessuno… a lei mica gli dico che faccio quelle cose con Maurizio… è una santarellina, si è accorta solamente che ti apparti con Robertino… che prendevi le sue mutandine… poi non ti tradirebbe mai, però non so come fai, se lo sanno tuo padre o tuo nonno o i tuoi zii, come minimo ti ammazzano… eppure si vede, è rischioso perché il paese è abbastanza piccolo e le notizie corrono… ma se ti piace e sei così…”.
“Quelli che vengono con me ci sanno fare, non lo dicono… non gli conviene che si sappia che vanno con i maschi” risposi.
“Sarà anche vero ma Maurizio me l’ha detto, vabbè è un caso patologico, sarà stato il momento, era eccitato e voleva di più da me, comunque gli devi dire di non parlare. Vedo che però scherzi anche con le ragazze, uhm… forse perché ti senti una di noi… ah, ah, ah”.
Si mise a ridere, mentre scendevamo qualche scalino.
“No, le ragazze mi piacciono davvero… mi piace tutto”.
Adesso la curiosità di Lola stava aumentando: “Sarà, ma Maurizio mi ha fatto capire che non si tratta solo della bocca, che ti fai anche penetrare, che sei quasi una fidanzata per lui, ma è vero? Non penso che abbia inventato, anche se è un chiacchierone che si vanta in giro ”.
“No, non lo ha inventato, mi penetra di continuo. Pero, poi, se c’è un fidanzato questo è Robertino, gli voglio veramente bene” tanto valeva dire tutto, in effetti ci aveva già pensato Maurizio.
“Me lo ha detto perché voleva fare la stessa cosa con me, quasi quasi ci stavo, da quella parte non si rimane incinta! Però ho avuto paura del dolore, quando lo ha appoggiato l’ho fatto tirare via e ho finito con la bocca. E gli altri del paese, ti scopano?”.
“Anche loro, si”.
Stavo conversando con Lola, rispondevo alle sue domande come mi era capitato di fare spesso, ma erano stati sempre maschi, il cui fine era possedermi, che l’avevano già fatto o stavano per farlo, dovevo stare lì nudo e parlare di queste cose, si eccitavano quando ammettevo di essere una troia dal buco spanato e gli spifferavo tutto quello che facevo, che potevano farmi, magari dopo avermi comprato, per la prima volta parlavo di questo con una ragazza in un contesto assolutamente diverso, la cosa strana che ora ero io ad eccitarmi. Avevo un’erezione.
“Pensa te, ma ti piace? Non ti fa male? Ti hanno fatto male la prima volta?”.
“Ehm… a volte fa male… la prima volta è stata un po’ dolorosa, ma poi passa e si, mi piace… lo faccio… è una sensazione…” mi fermai, era troppo complicato spiegare a quella persona ignara del momento in cui ti entrano nel culo, il cazzo che rudemente si fa strada, di quando ti vengono dentro grugnendo, del rapporto con i maschi padroni e dell’inconcepibilità del dire di no, dell’asservimento al cazzo, delle loro parolacce, della goduria cerebrale del sottomettersi, dell’obbedire, dell’infilare delle mutandine da donna, la biancheria femminile, il grande piacere che provi farti sborrare e pisciare in faccia e in bocca, a bere tutto quanto.
Eravamo arrivati a piano terra, dove c’erano altre persone, le ultime parole di Lola furono: “Sai, Rosy, mi piacerebbe guardare mentre lo fai… due bei ragazzi assieme, può essere che poi partecipo, lui potrebbe andare bene” li vicino c’era Marco un biondino che mi faceva arrapare, col quale stavo flirtando, ancora solamente con le parole e i gesti, lei ammiccò, fece un cenno con la testa, lo salutò e si allontanò, ancheggiando negli shorts minuscoli.
Non faceva parte della nostra comitiva, l’avevamo trovato lì.
Quindi piaceva anche a lei, forse era più furba di quanto avessi calcolato, se aveva capito che il biondino mi interessava parecchio. Non era praticamente mai capitato che fossi io a cercare, ad invaghirmi di qualcuno, erano gli altri a possedermi, a prendersi il mio culo, la mia bocca. Solamente con Robertino era un po’ diverso, eravamo cresciuti assieme e “giocavamo” tra noi da molto tempo.
Forse il clima vacanziero mi stava rendendo più intraprendente, alzandomi il tasso ormonale.
A dire il vero il tasso me lo alzava anche la cuginetta seminuda, fu lì che cominciò a delinearsi la mia bisessualità.
In realtà ero tutto scombussolato ed un pochino preoccupato da fatto che lei e mia sorella sapessero tutto.
Nello stesso tempo ero intrigato dalla proposta della cuginetta, sarebbe stato qualcosa di diverso ed eccitante, però ero anche convinto che per lei sarebbe stato più facile organizzare la cosa, Marco era sicuramente etero e neppure malato del culo e perverso come Maurizio e gli altri che mi scopavano, ma per lui poteva essere una interessante novità, la possibilità di una sborrata ben fatta.
Fra me ed una ragazza avrebbe scelto sicuramente la ragazza ed in più Lola era veramente una gran figa, ma il giochino a tre mi faceva venire duro il pistolino.
Fu una lunga giornata di sole e mare, erano luoghi magici, intrisi dai sapori, gli odori, le essenze del Mediterraneo.
Per i giochetti con Robertino e gli altri avevamo trovato un posto sicuro nei pressi della spiaggia, una baracca di legno isolata, che in inverno serviva da deposito di cose da mare, dove nella bella stagione non andava più nessuno, qualcuno stava a controllare, prendendo il sole lì vicino, bastava un fischio, in modo che chi era lì dentro potesse stare al sicuro e svignarsela dalla porticina sul retro.
Eravamo bravi in questo, allenati come eravamo ad infrattarci al paese.
Io, ovviamente, presi a frequentare la capanna praticamente tutti i giorni. In compagnia di uno dell’altro, o di tutti quanti.
I maschietti infoiati trovavano sempre il modo di inchiappettarmi.
Ricordo che un giorno, mentre ero con uno di questi, Robertino era di guardia lì fuori e mi disse di sbrigarmi perché mi stavano cercando per fare un giro in barca, di inventarmi qualcosa, avrei detto che mi ero addormentato sotto un albero. In effetti la scusa reggeva, facevamo sempre tardi.
In realtà con Robertino che dormiva in camera con me e magari qualche ospite, scopavamo di brutto, praticamente tutte le notti. Era un tripudio, perché, si, anche al paese mi capitava di dormire con lui e qualcun altro, ma saltuariamente, delle notti così, continue, erano un’eccezione.
Durante la cena finalmente Lola mi comunicò la notizia.
In un’ala del vecchio residence al momento non utilizzata Marco aveva scoperto una camera completamente arredata e pronta per il soggiorno ma non abitata, ci avrebbe aspettato lì la sera dopo verso la mezzanotte. Lui ci aveva provato con lei, che gli aveva detto che ci sarebbe stata a patto che avessi partecipato anch’io. Marco, arrapatissimo, aveva ovviamente acconsentito.
Questo contribuì ad alzare il mio livello di eccitazione, esaltato al pensiero della notte dopo avrei fatto qualsiasi cosa chiunque avesse desiderato.
Forse fu proprio per questo che mi lasciai completamente andare, quella notte incularono di brutto tutti quanti, mi ritrovai a soddisfare quattro cazzi contemporaneamente, uno mi spaccava il culo, gli altri due o tre ce li me li passavo in bocca. A turno, culo, bocca, culo, bocca. Una girandola. Robertino mi sborrò nell’intestino davanti a loro, vollero imitarlo anche altri due, mentre l’ultimo, invece, me la schizzò sul corpo, in faccia ed in bocca.
Il bello era che riuscivamo a fare tutto questo senza il minimo rumore.
Mi avevano portato un perizomino di pizzo che, al termine dei giochi, era talmente sbrindellato e lurido che dovemmo gettarlo. Sicuramente lo stava piangendo la sorella o la madre di qualcuno dei presenti.
Il giorno dopo ci fu una gitarella programmata, stavo lì scoppiato, Lola era pochi metri da me e faceva finta di nulla, sotto al sole con un costumino giallo che lasciava pochissimo all’immaginazione, Marco non c’era, si trovava con la sua compagnia, in un’altra spiaggia, io non vedevo l’ora che arrivasse mezzanotte.
Tra l’altro dopo la ripassata della sera prima ero un po’ stonato, avevo il culo in condizioni pietose ed un pochino di diarrea, probabilmente dovuta al copioso clistere di sborra che mi ero beccato. Questa, fortunatamente, nel corso della giornata cessò.
Stavo defilato, perché non mi andava di fare nulla con nessuno, scacciai uno che mi tampinava, un tizio al quale mi vendevo in paese, che, allora, si rifece con Robertino, che gli tirò una sega.
Finalmente fu notte, anche se mezzanotte era passata da un po’, perché la gente era ancora tutta in giro e dovemmo aspettare. Ci ritrovammo nel corridoio buio e ci dirigemmo verso l’ala deserta, tutti assieme.
Stavamo in silenzio, forse un po’ imbarazzati dalla situazione, anche se Lola cercò di abbassare la tensione, prendendoci entrambi per mano.
Marco, che aveva preso la chiave della camera intrufolandosi dietro al bancone della reception, aprì la porta e ci infilammo dentro uno dietro l’altro.
Spalancammo la porta sul balcone, perché c’era caldo e puzza di chiuso. Era una mossa abbastanza sicura, perché eravamo molto in alto e quell’ala dell’immobile, non utilizzata, si affacciava verso l’entroterra, in direzione di un bosco nel quale a quell’ora sicuramente non c’era nessuno, inoltre non accendemmo alcuna luce perché la luna e le stelle davano moltissima visibilità.
“Uffa che caldo” esclamò Lola mentre si sfilava il top che le copriva la imponenti tette. Queste, bianche, si stagliavano nella penombra. Magnifiche, nonostante la mole stavano su, alte, dure come il ferro, i capezzoli come chiodi.
Appariva eccitata calda, anche noi lo eravamo, in un battibaleno fummo tutti nudi.
Lola era spettacolare, Marco si avvicinò e le baciò una tetta, io feci lo stesso con l’altra, intrufolando una mano fra le cosce, era bagnata.
Ci stendemmo sul letto, la cuginetta afferrò il cazzo di Marco, mentre io, con la bocca mi avvicinavo, un po’ timoroso alla sua fica.
Istintivamente trovai il grilletto con la punta della lingua, era la prima volta che mi avvicinavo ad un organo sessuale femminile, ma subito resomi conto della reazione di Lisa, che si inarcò e gemette, presi a leccare furiosamente.
Impazziva talmente che miagolava come un gattino, talmente forte che mi spostò la testa in malo modo, ansimando, poi scese giù e iniziò a succhiare il membro di Marco.
L’inaspettato successe quando io mi apprestai ad infilargli le dita nella figa tutta bagnata, mi prese la mano: “No, fermo!”.
Mi resi immediatamente conto, era vergine!
Cavolo, la micina più bramata, quella sempre seminuda e provocante non aveva mai preso un cazzo dentro di se, neppure nel culo, quello me lo aveva spiegato il giorno prima.
Tutta scena. Seghe si, pompini a nastro, tipi che sbavavano, ma non l’aveva ancora data a nessuno, proprio una tipa tosta.
Mi fece cenno di mettermi giù, di girarmi, a pecora, mi spostai e feci come voleva lei.
Il culo in alto, in automatico, come sempre.
Mi allargò le chiappe e mi leccò il buco, ci infilò dentro la lingua, entrò con facilità, gemetti di piacere.
Lei: “Che buco strano hai, profondo e fa l’occhiolino, tutto rosso attorno, si vede che è tanto usato!”. In effetti ce l’avevo proprio arrossato, infiammato ed aperto, visto l’uso pesante e continuo di quei giorni.
Prese il cazzo di Marco, bagnato come era lo accompagnò verso il mio buco imbutiforme, fremente: “Accidenti, sei abituato a metterti così! Ora voglio proprio vedere come entra!”, disse prima di appoggiare una mano sulle chiappe di Marco, che me lo spinse dentro tutto insieme, duro come l’acciaio.
Gridai di piacere, non potei farne a meno, mente Lola diceva: “Cazzo, è entrato tutto in un baleno… come ti sei aperto, cuginetto… una caverna… ah ah ah”. Si mise a ridere, poco prima di infilare la lingua in bocca a Marco, mentre continuava a spingerlo da dietro, come per dargli il ritmo.
Gemevo dal bruciore ma di più dalla goduria.
“Ma quanto ti piace prenderlo! Aveva ragione Maurizio, sei proprio una zoccoletta spanata”, era vero, c’erano due femmine con Marco, io e lei. Detto questo si stese, si insinuò sotto di me con la faccia a pochi centimetri dal pilone che mi trapanava, la cosa bella fu che me lo prese in bocca mentre osservava affascinata.
Il massimo, un bel cazzone nel culo e la mia cuginetta da schianto che mi spompinava con la sua boccuccia carnosa, roba da non credere.
Sarebbe stata la prima volta che avevo a che fare con una ragazza ma, ora lo posso dire, di certo non l’ultima.
Marco pompava con forza, scavandomi le interiora e facendomi gemere, come per far vedere a Lola quanto fosse bravo e forse sperando che lei cedesse e se lo facesse infilare da qualche parte.
Invano.
Infatti lui lo tirò fuori, poi si spostò per salire addosso a Lisa, cercando di inserirsi fra le sue gambe, ma lei lo respinse, glielo afferrò e lo accompagnò nuovamente verso il mio culo, anche se, prima, lo prese un momento in bocca, dopo però averlo osservato e visto lucido e pulito. Se non altro il clisterone della sera prima mi aveva svuotato e lavato.
Io ero rimasto lì, nella stessa servile posizione, totalmente nella mani di quei due che potevano usarmi a loro piacimento.
“Dai Marco, sborragli dentro!”.
Lui entrò nuovamente, poi aumentò la velocità, dava alcune spinte, lo tirava fuori poi lo risbatteva fino in fondo, quasi con rabbia, lo sentivo, forse perché avrebbe voluto farlo anche con mia cugina ma lei non voleva, mi faceva anche un po’ male ma appena appena, un dolore piacevole, Lola mi appoggiò le mani sul culo, una su ogni natica, poi lo tenne allargato perché voleva vedere bene la serie di penetrazioni profonde che si susseguivano, fece gocciolare della saliva, bagnandoglielo un momento che era fuori, mentre osservava il mio buco, aperto, una piccola tana buia.
Le piaceva, probabilmente le gocciolava la figa: “Caaavolo, Rooosy, si vede lo stomaco! Ti sta aprendo in dueee!” esclamò biascicando le parole per l’eccitazione.
Cara Lola, avrei voluto dirle, questo per il mio sfintere è niente, se le sapessi tutte…
Un istante dopo Marco ghignò e mi venne dentro.
Nello stesso istante Lola mi smanettò il cazzino, due colpi e sborrai anch’io, probabilmente, se Marco fosse andato ancora avanti sarei venuto senza bisogno che mi toccasse.
Mi accasciai con lui sdraiato sopra.
“Grandioso! Ti è venuto dentro, dimmi cosa si prova!”, voleva sapere.
“Si gode” risposi io e non aggiunsi altro.
Le avrei voluto dire che stare lì con un maschio nudo che mi copriva e la sensazione dello sperma che circolava nell’intestino era impagabile ma non lo feci.
Non era finita, Lola aveva in mente ancora una cosa: “Dai Rosy mostrami come lo succhi, se anche per questo aveva ragione Maurizio”.
Marco era lì steso, bello come un efebo, ancora fulminato.
Cominciai a leccarlo, sulle cosce poi sul cazzo a riposo, inerte, ma già dopo le prime slinguate iniziò dare segno di vita, a crescere ancora.
Stavo dando il meglio di me stesso, da brava troiona volevo far vedere a Lola che ero bravo con la bocca quanto ricettivo e profondo con il culo.
In effetti sembra assurdo voler dimostrare ad una ragazza quanto fossi femmina sottomessa, ma ero fatto così.
Quando divenne durissimo mi esibii in un paio di gola profonda, mangiandomelo tutto intero.
Lo succhiavo, lo facevo scorrere fra le labbra, aspirando.
Gli succhiai le palle e gli passai la lingua sul buco del culo.
Tremava di piacere.
Lola si sgrillettava furiosamente, gemendo, poi venne, strabuzzando gli occhi.
Si fermò solo un attimo, poi mi si affiancò: “Dammelo anche a me!”.
Adesso facevamo un po’ per uno, come mi capitava quando io e Robertino “operavamo” assieme con qualche bel cazzo, ma ora era diverso, era Lola.
Io lo prendevo in bocca mentre lei leccava il tronco o viceversa, ce lo passavamo, un po’ all’uno ed un po’ all’altra.
Ogni tanto ci baciavamo, ci veniva così, d’istinto.
Che brave cuginette!
Ci accorgemmo che Marco era in procinto di venire.
Lo segai, davanti alla nostre facce, venne rantolando, sborrandoci addosso, imbrattandoci il viso ed i capelli.
Glielo succhiammo ancora un attimo.
Poi ci sdraiammo tutti e tre, stremati.
“Mi sa che ci dobbiamo fare una doccia, soprattutto voi” disse Marco.
Fu una cosa veloce, poi filammo verso le nostre camere, dopo esserci scambiati qualche bacetto.
Lola era uscita da lì ancora, incredibilmente, vergine.
Entrai in camera, c’era Robertino sul letto, che dormiva profondamente, nudo, bello come un adone. Nonostante tutto provai un certo rimescolamento.
Ma era tardi ed ero stanco, mi addormentai.
Verso le sei del mattino lui si intrufolò nel mio letto, mi svegliai, allora mi domandò dove fossi sparito. Finii col raccontargli tutto, fece un po’ il geloso (assurdo, perché eravamo entrambi due troiette che scopavano in giro come matte, culi di tutti), allora per farmi perdonare, dopo averlo baciato lo succhiai a lungo, poi mi inculò, orinandomi dentro dopo essere venuto, come gli piaceva tanto fare. Dopo ci rimettemmo a dormire.
Ero felice.
La vacanza proseguì, mi toccò ancora parecchio lavoro, ad onor del vero, piacevole.
Anche noi tre ci incontrammo ancora una volta in quella camera, nello stesso modo.
Quando rientrammo al paese il culo era una fornace e mi facevano male le mandibole, ma ne era valsa la pena, grande vacanza!

 


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