Ora sono la sua serva

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Ora sono la sua serva

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Zio Mario, ogni volta che mi scopa mi fa male, lo fa apposta ma io non posso negarmi, potrebbe rovinarmi.
Non è un vero zio, ma un vicino di casa che io e mia sorella chiamiamo in quel modo fin da quando lo conosciamo.
Fisicamente ci fa schifo, grosso, grasso, untuoso e sporco, inoltre è sdolcinato e falso.
Lo sa di starmi sulle palle, ma ha meditato la sua vendetta.
E’ un tipo sveglio, ha capito che sono femmina, al contrario dei miei familiari ai quali devo tenerlo assolutamente nascosto.
Si è reso conto fin da subito di questa cosa, ora ha deciso di approfittarsene.
Mi ha seguito, io, diciannovenne effemminato, vado a travestirmi a casa di Lele, uno studente universitario che vive da solo dall’altra parte della città, in un minuscolo appartamento dove mi dava lezioni di matematica e di cazzo, non molto lontano da casa mia.
In cambio mi faccio scopare a tutta forza, è un bel ragazzo, mi piace tantissimo.
Ci divertiamo, a volte vengono anche altre sorelline e dei bei maschi da far sfogare.
Col suo aiuto mi trasformo completamente, diventando Rosellina, una gran figa, una troietta seminuda che si mette a disposizione degli uomini, ma quelli che vuole lei.
Dopo aver fatto sborrare Lele con un bel pompino, è sempre bello vederlo godere, ho deciso di recarmi in un posto, un localino dove vanno quelle come me.
Zio Mario è arrivato fino alla casa di Lele, mi ha atteso, si è messo proprio fuori al portone ed appena sono sceso, cioè scesa, mi è venuto incontro, fotografandomi a raffica.
Se uno mi conosce, nonostante il trucco, il reggiseno di pizzo nero, le ciglia finte, le autoreggenti e la minigonna inguinale, si può accorgere che sono io.
“E brava puttanella, adesso mando queste foto a tuo padre, a tua madre e a tutti gli altri” mi dice ridacchiando, con un sorrisetto soddisfatto sul volto, mostrandomi il telefono, già impostato sul programma di messaggi.
“Ti prego, zio Mario, non lo fare. Lo sai che mio padre mi uccide… mi buttano fuori di casa”.
Istintivamente anche se inutilmente (scoprirò che da tempo mi fotografa e filma, ha immagini di me seminuda che esco con gli uomini, che salgo sulle loro auto vestita da figa, oppure sono dentro a locali gay e trans e flirto con qualcuno) provo a correre via ma ho i tacchi alti e nonostante la mole lui riesce ad afferrarmi per i capelli, che porto naturalmente lunghi, mai nessuna parrucca.
“Dove vai, stronza, vieni qui!”.
Me li tira e torce, fino a farmi piegare dal dolore.
“Si zio, vengo, non farmi male!”
“Va bene, sali in macchina”.
Salgo sulla sua vecchia, scassata, grossa station wagon.
Dentro c’è puzza di muffa, di roba da mangiare.
“E bravo Ro’, o meglio, dovrei dire brava Rosellina? Si, conosco anche il tuo nome da troia. Sai, è da quando siete venuti ad abitare vicino a me che ti ho adocchiato… che ho capito che eri più femmina tu di tua sorella e anche più figa, anche se non è affatto male, però, così seria… e non ti provare più a scappare!”.
Mi sta stringendo una coscia, forte, fino a farmi urlare.
“Ahiaaa! Dai basta… hai ragione, scusa… perdonami, riportami indietro, zio Mario, ti prego, ti prometto che mi cambio e vado a casa” lo imploro io.
Non è quello che ha in mente lo zio Mario.
“Ah, ah, ah! E io starei solamente perdendo del tempo!”.
Abbiamo raggiunto una zona di capannoni semiabbandonati, si infila in un cortile nascosto, deserto.
Ha bloccato le portiere, quindi non posso scendere.
Improvvisamente manda giù il mio sedile e mi salta addosso, provo a divincolarmi ma è fortissimo, mi gira su me stesso, mi ritrovo inginocchiata con la testa appoggiata al sedile, la microgonna arrotolata su.
“Fermo, zio, lasciami stare! Non voglio farlo con te!”.
Mentre mi strappa via le mutandine di pizzo mi molla un paio di sculaccioni micidiali, che mi fanno sussultare tutta.
“Devi stare ferma, hai capito! Devi fare tutto quello che voglio!”
Un dolorosissimo pizzicotto ed un altro sculaccione mi fanno desistere, ora sono ferma e aspetto.
Sento la zip aprirsi.
Mi sputa sul buco e mi penetra immediatamente, forte, tutto di un colpo.
“Tieni! Così! Ti spacco il culo, troia!”
Sbrang! Tutto dentro, ed è grosso, micidiale.
Un male boia.
“Uhiiiii! Pianoooo! Fai piano zio Mario, fai piano, rallenta… ahia!”
Non fa piano, mi sbatte con forza, grufolando come un maiale, ad ogni colpo profondo e doloroso mi esce un gemito, mi sgorgano le lacrime.
“Ahi, ahi, ahi… piano zio Mario, più piano… uhi.. uhi…”.
Non c’è stata preparazione, lubrificazione, cose alle quali sono abituata, sono una fighetta delicata, amante dei preliminari.
Nel frattempo filma ancora, il suo cazzo che entra ed asce dal mio culo, dopo aver zoomato su mio volto, rivolto da una parte.
Infatti sono crollata giù e mi schiaccia la testa sul sedile in quel modo, anche le palle premono sulla pelle consunta.
“Ti piace Rosellina, eh! Dimmi che ti piace, che è grosso, un bel cazzo e ne vuoi ancora, su dillo!”
Lo assecondo, registra tutto.
“Si, mi piace, ahi… dammene ancora… è grosso… è bello… ah…”.
Ora le spinte sono più regolari, meno squassanti, però fa sempre male, sono infiammata, brucia.
Non so quanto tempo dura poi, finalmente, viene, mentre un suono gutturale gli esce dalla gola.
Si scola bene poi lo tira fuori, io sono lì sdraiata, immobile.
“Dai, tirati su, puliscimi, leccalo!” mi ordina.
Obbedisco, mentre glielo ripulisco mi dice di trattenere la sborra nell’intestino, di non sporcare, gli rispondo che ci sto provando ma mi ha sfondato, allora prende un fazzolettino lo appallottola e me lo infila nel culo, dolorosamente.
“Ti tappo, così te la porti dietro… ah,ah,ah!” ride sguaiatamente mentre me lo spinge dentro.
Torniamo da Lele, di sicuro non vado più al bar, sono distrutta, senza mutande e piena di lividi.
Mario mi dice che salverà i filmati e le foto, che dovrò fare sempre tutto quello che vuole lui, altrimenti le fa vedere a tutto il mondo.
“Va bene, zio, tutto quello che vuoi”.
Mi chiama e vado con lui, mi comanda a bacchetta, devo essere agghindata da zoccola e disponibile a tutto, come ho detto mi fa male apposta, mi insulta, mi sculaccia e mi incula a sangue, lo devo succhiare, leccare dove vuole lui, bere la sua sborra, ripulire il suo cazzo e il suo culo.
Sono la sua serva.
Devo dire che comincia a piacermi.

 


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