Bucatura gomma

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Bucatura gomma

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Quello che mi accingo a raccontarvi è una storia vera, non l’ho raccontata a mio marito, non l’ho raccontata alla mia migliore amica, non l’ho raccontata a mia sorella, trattasi come si suol dire di quei segreti che uno si porta nella tomba. Ho 38 anni sono madre di 2 splendidi figli Carlo e Federica, moglie di un marito meraviglioso, Renato, impiegato nel comune di dove risiediamo.

Io arrotondo collaborando con un atelier da sposa eseguendo appunto delle modifiche, mi reputo una donna come tante, anzi forse la mia autostima è anche calata dopo la nascita di Federica. Sono bassina, 1.60 capelli lunghissimi fino a metà schiena,neri, carnagione olivastra, seno una seconda, la natura non è stata abbastanza generosa con me, non sono una modella, ma alle volte la natura ti bastona su un lato ma ti premia su un altro, infatti il mio pregio era nel culetto, avevo un culetto che tutti mi invidiavano, le mie amiche,colleghe di lavoro all’atelier, era proprio da televisione, piccolo, pronunciato, sodo, alzato….

Viviamo in un condominio nel centro direzionale di Napoli, un centro per lo più fatto di uffici,regione,colossi della telefonia, palazzo di giustizia, insomma la mattina brulica di persone, e contestualmente la sera dopo le 19.00 si svuota, sembra spegnersi per dar posto solo al calore delle famiglie che invece ci abitano, palazzoni altissimi, a 20 piani, io all’inizio avevo un pò paura (provenendo da un abitazione al piano terra) ma poi l’abitudine ti fà abituare anche alle paure, solo ad una cosa non riuscivo ad abituarmi, il garage nel seminterrato.

Un nodo alla gola ogni volta che prendevo quel ascensore e premevo il pulsante – 2, dal tiepido dei corridoi del palazzo, alla ventata di freddo di come si spalancano le porte quando sei arrivata appunto nel garage, venivo assalita da un odore di meccanico,tubazioni, pneumatici. e quel freddo insopportabile e quel silenzio assoluto mi mettevano un ansia addosso che ogni volta che dovevo percorrere quei 15 passi per arrivare al mio box e premere il telecomando per far aprire la saracinesca erano diventati per me un tormento, mille pensieri mi assalivano, e se qualcuno si nasconde dietro una macchina per farmi una rapina? e se ce qualche drogato? insomma, paura e paura.

Entro nel vivo della storia, capitò un pomeriggio che Renato accompagnò i figli dalle cuginette, e poiché era venerdì e lui aveva la solita partita di tennis, come già in più di un occasione,scendevo io verso le 18.30 per poi andarli a prendere, ero solo in casa, mi sentivo agitata, non sò il motivo, sarà stato un presagio, ma ero agitata, vado in bagno, mi sistemo, un pò di rossetto boredaux, ma mi cade dalle mani, cerco di legarmi capelli, ma non trovo il fermacapelli, indosso una minigonna in renna, un decoltè stivaletto basso nero,senza tacco.. e una camicia, 2 gocce del mio profumo preferito anche se datato chopard, prendo la borsa e vado, chiudo la porta a chiave. chiamo l’ascensore, e mentre attendo, dalla porta acanto esce una ragazza sui 22 anni, con la testa calata su un foglio che stringeva tra le mani intenta a leggere concentrata, che manco si accorse della mia presenza, va bè. si aprono le porte e mi infilo dentro, 2 signori ben vestiti e una ragazzina sui 17 anni accompagnavano quella discesa, man mano che l’ascensore scendeva, l’ascensore si svuotava, fino appunto a quell’odore e freddo inconfondibile segno che ero giunta nel seminterrato.

Erano le 18.15, percorro velocemente quei pochi metri illuminati da neon a luce fredda, sopra la mia testa un dedalo di tubazioni color rosse e tubi arancioni, 2 operai erano intenti a sostituire dei neon, coi caschi in testa gialli e le tute blu con il logo del nostro condominio, uno era sullo scaletto e l’altro rompendo gli scatoloni li passava al compagno sullo scaletto, la loro presenza mi faceva sentire meno sola. Non mi degnarono di uno sguardo, la cosa da un lato mi dispiaceva perchè non potevo suscitare in loro strani pensieri, e dall’altra mi infastidiva perchè anche con le gambe fuori, nessuno più mi guardava.

Ad ogni modo, entrai nel box, la luce automatica si accende, apro la portiera della mia mini cooper butto la borsa sul sedile lato passeggero, infilo la chiave, metto la retro, e come si avvia la macchina, la sento molto lenta, quasi qualcosa la fermasse, quindi la fermo, scendo nuovamente, la macchina è per metà nel box e per metà fuori, mi faccio il giro della macchina e mi paralizzo quando vedo le ruota di dietro destra completamente a terra bucata. Oddio, pensai, e adesso????? La ruota la sapevo cambiare, avevo fatto pratica, con la mia vecchia fiat punto, quindi mi calmo, apro lo sportello posteriore, e tra le mille cianfrusaglie, bottiglie di acqua, ombrello, guanti da neve, catene per la neve, riesco a scovare la levetta che mi apre il vano di moquette dove è riposto il kit per sostituire la ruota, prendo l’alza macchina, il ferro che svita i bulloni, afferro la ruota ma…niente non si alza, cerco di fare forza ma niente, sembra saldata, sono affannata, accaldata, e adesso come me ne esco da questa situazione? Neanche il tempo di dirlo e una voce ferma, decisa mi dice: gliela cambio io! Era l’operaio con la tuta, quello per terra che scartava i neon dai cartoni, sulla 30, spalle larghe, un neo sotto l’occhio, una catenina d’oro giallo e una t shirt nera sotto, lo scrutai per un secondo, quel tanto che mi fece pensare, che fortuna: ed infatti, Vincenzo subito si adoperò nell’aiutarmi, la mia paura mi fece uscire una frase poco felice, puoi fare presto che devo andare a prendere i miei figli? A quella frase Vincenzo, si ferma e mi fà, Ok se la cambi lei signora, una persona si mette a disposizione per aiutare, fare un favore e viene pure scambiato per un gommista? nulla levare alla categoria, ma la prossima volta imparate l’educazione, mi volta le spalle si prende i guanti e si avvia verso il collega.

Volevo piangere, urlare, dentro di me ero una bomba pronta a esplodere, mi dannavo per la frase che avevo detto, mi davo della stupida, ma ero bloccata, e mentre pensavo guardando l’orologio in macchina sul che ore fossero, mi si gela il sangue quando avverto che una mano mi chiude la bocca e l’altra mi spinge da dietro con forza nel box, mi fa girare, e vedo il collega che si infila in macchina e con tutta la ruota bucata, mette in moto, entra di nuovo la macchina nel box e col telecomando sul sedile chiude la saracinesca.

Ero in preda al panico, adesso senti una voce pacata, calma, all’orecchio che fà: calma signora, adesso non aver paura, non ti vogliamo uccidere, abbiamo pure noi famiglia, adesso ti cambiamo la ruota, ma ti insegnamo l’educazione, io volevo rispondere chiedendo scusa, ma lui continuò la frase e mi disse, o urli o alzi la voce ti diamo tanti di quegli schiaffi che ti restiamo per terra. a questa frase mi bloccai completamente.

Ti cambiamo la ruota, ma tu ora per scusarti ci fai divertire un pò, non mi dirai che vuoi fare la santa girando con questa minigonna? e mentre lo diceva il suo alito caldo al mio collo mi provoca un brivido che mi attraversa la schiena, avvertivo la durezza di Vincenzo che non lasciava spazio a fraintendimenti, non sò perchè ma quella cosa mi fece calmare, volevano sesso, il mio sesso, la mia femminilità, come vidi chiudersi la saracinesca, restammo tutti e tre nel box, soli.. Vincenzo mi tolse la mano di bocca, si sfila i guanti e vedo le sue mani che iniziano sempre da dietro a palparmi il seno da sopra, e’ un massaggio forte e deciso, mentre Marco (così scopro che si chiama) mi si posizione di fronte, si inginocchia, e da sotto inizia a frugarmi tra le cosce, Enzo da dietro continua a tenermi stretta,intrappolata, se non fosse una violenza lo definirei un abbraccio, sapermi oggetto di 2 uomini mi lascia arrendere, quelle poche forze che aveva per fingere una resistenza si spengono nel momento in cui marco con la sua bocca, mi inizia a lavare letteralmente la fica impregnata già del mio liquido del piacere, la troia già è bagnata fradicia Vecie’, mo gli facciamo un altra bucatura, e ridono complici di una violenza che mai avrei pensato di subire, i miei occhi si chiudono quando marco mi entra nella mia intimità con indice e medio, entrano ed escono velocemente, mentre avverto dietro la durezza di vincenzo, sento un clacson suonare, ma la mia distrazione dura un secondo, la lingua di marco mi sta mandando in visibilio i pochi sensi e le difese che avevo, lavoratela prima tu, disse marco a enzo, e solo allora enzo mi libera dalla sua presa, ero con le mutandine abbassate ma con ancora la minigonna in renna, giro la testa e vedo enzo abbassarsi la lampo della tuta che parte dal petto e finisce sulla patta, si sfila le maniche, mi posiziona con le mani sul cofano, cerco di inarcare il culetto per rendere il meno possibile dolorosa la penetrazione, ho appena il tempo di scrutare, un cazzo normale, pieno di peli neri, ma già pronto all’uso, a differenza di quello di Renato che dovevo sempre prima stimolarlo con le mani perchè con la bocca mi ha sempre disgustato, un senso di repulsione misto a nausea solo a sapere di mettere quel coso nella mia bocca, e infatti mi trovo subito penetrata, mamma mia che bel culo caldo che hai vacca, ti piace vero? e mentre mi sbatte così in piedi, le sue dita mi frugano la bocca, oramai ii miei sensi sono annebbiati, le mie difese azzerate, stavo esplodendo dal piacere a quelle torture, e mentre mi sbatte con velocità sento dirmi, prendi la pillola puttana che ti allago lo stomaco, faccio appena in tempo a dire no, che sento staccarsi dietro di me e venirmi sul culo, la sua cappella mi spalmava il suo sperma sulle mie chiappe, e man mano sentivo afflosciarsi la sua durezza, meno uno pensai, e mentre pensavo questo il mio sguardo si rivolse marco, che non aveva fatto altro che toccarsi il cazzo per tutto il tempo, e mentre enzo disse, tieni, è tutta tua, divertiti, vidi marco abbassarsi la tuta e abbassarsi le mutande, i miei occhi si sgranarono, marco sulla 50 d’anni, un pò di pancia, fece svettare dalle mutande una cappella bella grossa, violacea, se le abbassa completamente, ed esce fuori un cazzo molto pieno, non avevo il senso della grandezza perchè non era ancora in erezione, fin quanto non mi afferra per i capelli e mi spinge giù con forza, nooo non voglio, mi fa schifo, ti prego non farmelo fa… che con violenza mi schiaffò in bocca quel suo coso, a stento mi entrava in bocca, o perchè la mia è piccolina o perchè il suo era grosso, comunque quel senso di violenza mi stava facendo si nuovo bagnare, mo ti insegno io a fare i bucchini troia, mi disse mentre io lo tenevo in bocca, mi scosto’ da quell’arnese, e mi disse, sputati sulla mano, e io lo ascoltavo, mi sputai sulla mano, me la insalivai bene, adesso afferralo e fammi una sega lentamente con la bocca sopra la capocchia, eseguivo i suoi ordini e nel farlo sentivo che il suo cazzo prese vita, e piu prendeva vita, piu si allungava, avrà avuto un 20 cm di cazzo, le venature al lato del cazzo marmoreo, le osservavo e mentre ingoiavo il suo liquido, mi teneva con forza ai lati della testa e mi spingeva avanti e indietro, mi stava scopando in bocca il maiale.

Appena il tempo di vederlo in tutta la sua erezione che lo vedo sedersi, per terra, la sua schiena appoggiata alla ruota, enzo mi prese e mi spinse al centro di marco, divaricai le gambe e piano piano mi accomodai su quell’asta enorme, le mie mani tiravano le chiappe per facilitare la penetrazione, e come arrivai alla base delle sue palle, sentii che oramai ero abbastanza dilatata e pronta per cavalcare quel cazzo maestoso, impalata a candela, iniziavo a muovermi lentamente, anche le anche un pò a destra e sinistra per sentire quella verga attorno alle mie pareti vaginali, uhhhh guarda sta troia come si muove bene enzo, guarda come ci piace, e mentre iniziai a galopparlo enzo mi girò la testa e mi costrinse e prendergli di nuovo il suo membro in bocca, infilata a candela e otturata in bocca, mio marito renato mi faceva una santa e imbranata, ma per questi due rozzi bastardi ero piu’ porca di una pornostar, infatti iniziai a cavalcare marco con veemenza, una ventina di galoppate e viene, infatti, il supplizio durò poco, il tempo che marco mi alzo’ e subito mi afferro’ per la testa dicendomi, se non prendi la pillola, da una parte deve finire, e mi costrinse con la forza a mettere la bocca sul suo cazzo, bastò poco per essermi riempita la bocca di un liquido caldo, ingoiaaa ingoiaaa bevi puttana, e mentre lo dicevo chiusi gli occhi e mandai giu’ tutto, un sapore gradevole, denso, sembrava yogurt caldo con un retrogusto di mela.

Ci fermammo, così, dopo che loro avevano avuto i loro porci comodi, si accesero una sigaretta, presi dalla borsa dei fazzolettini, e mentre mi pulivo, loro si vestirono, mi dissero aspetta, vediamo se passa qualcuno che no ci scopre, io dissi, perchè non avete piu paura che io denuncio tutto? e marco e enzo risposero ridendo, come no, e domani lo sa tutto il palazzo, e tutta napoli, noi non abbiamo niente da perdere, tu tutto, e detto questo, dato che continui a fare la puttana, domani alle 16.30 devi stare di nuovo qua altrimenti, sappiamo noi cosa fare.

Domanda, secondo voi, sono andata il giorno dopo?

 


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2 thoughts on “Bucatura gomma

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