Prima volta di bocca…

Prima volta di bocca…

Ciao a tutti i lettori del sito… entro anche io in questa community di racconti di esperienze e fantasie per condividere con voi le mie… le une e le altre.
Eccomi qui, 27 anni, fin da ragazzina un po’ troppo grassottella per fare la modella o l’attrice come sognano tutte le bambine, ma non per questo destinata a fare “tappezzeria” alle feste come purtroppo capita spesso a quelle che hanno qualche chilo in più. Da sempre, infatti, la parte maschile del mio giro di amici e compagni di classe invece di mettermi in un angolo accettava e cercava di buon grado la mia compagnia, vuoi perchè sono sempre stata una persona estroversa e vivace, vuoi perchè (immagino) i chili di troppo mi hanno regalato fin dall’adolescenza un notevole “davanzale” del quale, se all’inizio mi vergognavo, oggi vado a buon titolo orgogliosa.
Era la festa di compleanno di una mia compagna di classe, e ero stata invitata in una piccola discoteca della mia città, quasi “specializzata” in queste festicciole. Ovviamente ci sarebbe stato anche Gianni, il mio fidanzatino dell’epoca, e immaginavo che il pomeriggio sarebbe passato tra danze e pomiciate su di un divanetto.
Peccato che però mi attendeva una brutta sorpresa: Entrata nel locale, mi si avvicinò Marco, un altro compagno, e mi annunciò che Gianni non sarebbe venuto. Ok, un impegno. Ci sta. Ma cazzo! Dimmelo, chiamami, no? No, chiama l’amico e me lo manda a dire. La delusione si trasformò ben presto in incazzatura, e l’incolpevole Marco si beccò un vaffanculo senza alcuna responsabilità, mentre giravo i tacchi e mi dirigevo verso un divanetto lontano. Col passare dei minuti, però, la mente riuscì a iniziare a ragionare e mi resi conto che, se avevo ragione ad essere incazzata, al contrario avevo torto marcio per essermela presa con Marco.
Era lì, a pochi metri. Lasciando da parte l’orgoglio mi alzai ed andai a ballare vicino a lui, e quando gli fui davanti gli sussurrai “Scusa”. Non capì, o fece finta. Mi avvicinai a lui, che mi attirò a sè prendendomi la mano, e urlai di nuovo “Scusa” per sovrastare il volume della musica. Mi sorrise, e mi allontanai di qualche centimetro, ma mi accorsi che non mi lasciava la mano. Leggendogli il labiale, capii che mi diceva di non preoccuparmi per l’accaduto, che capiva la mia incazzatura. Sfilai piano la mano dalla sua, ma non me ne andai, e restai a ballare vicino a lui, quando tutte le luci si spensero e un faro illuminò il centro pista, dove la festeggiata si apprestava a ballare un lento con il suo ragazzo.
“Balli?” sentii dalla voce alle mie spalle, e senza rispondere mi lasciai prendere tra le braccia e a muovermi allacciata a lui al ritmo della musica.
Sarebbe facile dire “non sapevo cosa stessi facendo” ma sarebbe una bugia. Lo sapevo. Sapevo che mi stava stringendo “non amichevolmente”. Sapevo che gli avevo premuto ancora più forte i miei grossi seni sul torace. Sapevo che mi stava sfiorando il collo con le labbra e sapevo che, quando si fermò a guardarmi, mi avrebbe preso le labbra, mi avrebbe messo la sua lingua in bocca e io avrei risposto.
Mi portò con sè verso dei divanetti più isolati, che conoscevo bene per esserci già stata con Gianni, e mi lasciai andare. Baciavo il mio amico che nel frattempo mi aveva infilato le mani nella maglietta ed esplorava avido quei due mappamondi di carne che la natura mi aveva regalato.
Non mi importava di essere giudicata male. Gianni se lo meritava. Si meritava questo e ben altro. Allungai la mano a cercare il suo arnese attraverso la stoffa dei jeans, desiderosa di prenderlo in mano e masturbarlo proprio come avevo fatto più di una volta su quegli stessi divanetti con Gianni.
Ma al primo contatto mi accorsi che un piccolo particolare era diverso; cercando conferme abbassai rapida la cerniera e lo estrassi.
Era lì, fuori dai pantaloni. Lo impugnavo e dalla guaina formata dalle mie dita ne usciva ancora quasi metà.
Rimasi incantata a guardare quel bastone, notevolmente più grande e più lungo di quello del mio ragazzo, quasi ipnotizzata dalle sue dimensioni ma anche… sì, trovandolo BELLO, bello come forma, come aspetto.
Sì, ne ero ipnotizzata. E quasi non sentii la mano di Marco che mi si appoggiò sulla nuca e mi spinse verso quello scettro. Lo vidi solamente avvicinarsi a me, mentre in realtà ero io a chinarmi su di esso. Era grande, e bello, e mi sfiorò una guancia con la sua pelle vellutata, ma per me fu come il contatto con un ferro rovente che mi scottava, che mi marchiava a fuoco la pelle del viso. Come in trance lo baciai, per poi lasciare che mi accarezzasse il viso. Lo baciai di nuovo, e poi goffamente aprii la bocca per lasciarlo entrare. Mi ritrovai a succhiare quel bastone di carne, a leccarne la parte che riusciva ad entrare dentro la mia bocca, e solo per mia fortuna -pensai- Marco continuava a tenermi la mano sul capo anzichè toccarmi tra le gambe; avrebbe scoperto che mi stavo irrimediabilmente bagnando come una fontana.
Poi, tutt’ad un tratto, ebbi solo l’impressione di sentire un sapore strano in bocca, prima che un fiotto caldo mi colpisse il palato costringendomi a mandar giù. Vincendo la resistenza della sua mano rialzai la testa, ma ottenni solamente che un secondo schizzo di liquido seminale mi sfregiasse il viso dall’alto in basso.
In un barlume di lucidità residua mi alzai di scatto, e fuggii verso i gabinetti, per fortuna deserti.
Mi guardai allo specchio sconvolta da quelle colature perlacee che mi attraversavano il viso. Ne sentivo l’odore, sentivo ancora in bocca il sapore del primo getto di liquido che mi aveva sorpresa. Mi sentivo sporca, ma non mi sentivo in colpa. Mi sentivo sporca… e felice di esserlo?
Vidi solo nello specchio l’immagine di me stessa che con un dito toglieva due grosse gocce di liquido dalla mia guancia e dalla mia fronte.
E poi, mentre la mia immagine nello specchio portava il dito colante alla bocca, sentii le gambe diventarmi molli per un sorprendente orgasmo…

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