Sogno di una notte di mezza estate – Capitolo 1

Sogno di una notte di mezza estate – Capitolo 1

Capitolo 1

“Rossi! Non troverai la risposta alle domande nei campi da tennis, ragazzo! Ora presta attenzione.”
La testa di Giorgio si girò sentendo il suo nome. Aggrottò le ciglia verso il signor Williams e finse di prestare attenzione per un po’, finché l’attenzione dell’insegnante ancora una volta si rivolse alla spiegazione della lingua inglese. Odiava il signor Williams, o il Pappagallo come lo chiamavano. Odiava l’inglese, specialmente alle tre del pomeriggio e quando lui voleva andare a casa. Per un minuto guardò l’insegnante sovrappeso girare per la classe, lo guardò estrarre le idee dai pochi nella classe che erano interessati. Il suo naso si raggrinzò di disgusto osservando la macchia scura sotto le ascelle dell’insegnante. Avrebbe dovuto perdere un po’ di peso. Sarebbe stato meglio cominciasse a fare un po’ di esercizio. I suoi pensieri si rivolsero ancora una volta allo sport ed il suo sguardo si spostò di nuovo ai campi di tennis. Guardò gli altri ragazzi che giocavano a tennis alla luce del sole. Sentiva il calore del sole sulla guancia, la brezza gentile che passava attraverso la finestra aperta, il rumore del trattore che tagliava l’erba sui campi di gioco e l’odore dell’erba tagliata di fresco che si diffondeva grazie alla brezza. Se avesse chiuso gli occhi, avrebbe potuto immaginarsi fuori, a giocare a tennis coi ragazzi…
Marco guardò Giorgio dall’altra parte della stanza. Anche lui si annoiava ad ascoltare Pappagallo, ma invece di sognare ad occhi aperti il tennis, lui stava sognando ad occhi aperti di Giorgio. Il ragazzo era così sexy! Non poteva credere la fortuna di essere stato messo nella sua stessa classe, unico ragazzo fra tutte ragazze. Pensava che la possibilità di andare a letto con Giorgio sarebbe stata come vincere la lotteria. Conosceva la sua reputazione con le donne, la scuola intera la conosceva, anche gli insegnanti. Il ragazzo era stato con così tante donne di tutte le età! Marco non poteva capire quello che una ragazza di diciotto anni potesse vedere in un diciassettenne come Giorgio. Ma cosa poteva avere di diverso rispetto a lui? Lui non aveva mai avuto una ragazza.
“… e così Macbeth si sentiva colpevole. Ma e sua moglie? Come si sentiva?” Tese un orecchio a quello che Pappagallo stava dicendo nel caso l’avesse scoperto a sognare ad occhi aperti. Vide Giorgio chiudere gli occhi, le sue labbra aprirsi e la sua testa spostarsi lentamente come se stesse godendo della luce del sole. Quelle labbra, così dolci se solo avesse potuto…
“… cosa sentiva? Eh? Nessuno? Rossi!”
Giorgio ritornò in sé sentendo chiamare di nuovo il suo nome.
“Può rispondere alla domanda, Rossi? Eh?”
Giorgio tentò di scavare nella sua mente per vedere se riusciva a ricordare ciò di cui stavano parlando, ma non stava ascoltando, neanche con un orecchio.
“Em, beh, dunque…”
Marco vide che Giorgio stava agitandosi. Se solamente avesse potuto aiutarlo… Un’idea lo colpì. Bagnò rapidamente una piccola palla di carta con della saliva e la tirò per colpire Gianna Tommasi dall’altra parte della stanza. Splat! Colpito l’obiettivo, pensò.
“Ow! Che cosa… Signore! Marco mi ha tirato questo!”
“Cosa? Marco Giona! Cosa vuol dire…”
In quel momento la campana suonò e tutti si prepararono per correre ai bus.
“Va bene, dovrete fare un compito sui sentimenti che si mostrato in questo dramma , e lo voglio per la prossima lezione! Ok?” Gridò Pappagallo superando il baccano e guardando Marco e Giorgio mentre gli passavano davanti.
In corridoio Marco stava correndo verso il bus quando sentì una mano sulla sua spalla. Si voltò… e vide la faccia che aveva osservato tanto a lungo, che gli sorrideva.
“Grazie, amico. Mi hai tirato fuori dai casini!”
“Va bene.” Borbottò Marco. Andarono verso il bus, vivendo vicino facevano il tragitto sullo stesso autobus. Ma, a causa della mancanza di interesse di Marco per lo sport, non si conoscevano bene.
“Sei stato velocissimo a pensarci!” Disse Giorgio ridendo: “Vuoi uscire a prendere qualche cosa domani sera? Puoi restare da me se vuoi, i miei genitori vanno via per il fine settimana così io ho la casa tutta per me.”
“Em, sì, sicuro.” Il cuore di Marco gli saltò in gola immaginando una notte con Giorgio. “Posso chiamarti?”
“Sì, naturalmente, conosci il mio numero?”
“Sì. Ti chiamo domani.”
“Ok, porta il costume da bagno, potremmo fare un bagno in piscina a mezzanotte!” Gli occhi di Giorgio brillarono maliziosamente.
Marco deglutì: “Em, sì, nessun problema.”
“Benissimo. Ci vediamo domani!”
“OK.” Marco salì sull’autobus e guardò Giorgio correre verso i campi da tennis. Non poteva credere alla sua fortuna.

Quando Giorgio tornò a casa era accaldato e pronto per una doccia dopo alcune belle partite a tennis. Si sentiva anche molto eccitato. Entrò nella casa, la più grande della strada, che mostrava il successo di suo padre nel campo delle costruzioni. Suo papà aveva costruito anche una piccola area tutta per lui in cantina, una piccola camera da letto, una suite ed un piccolo cucinino con vecchi mobili, TV e videoregistratore, una scrivania ed il suo PC. Aveva anche una piccola stanza con tutta la sua attrezzatura di allenamento, i suoi pesi ed una piccola sauna per rilassarsi. Corse giù per le scale, chiuse la porta e gettò i vestiti sudati. Andò nel piccolo bagno ed accese la doccia. Era una piccola doccia ricavata in un bagno incassato, grande abbastanza per due persone. Suo padre era molto esperto ed aveva fatto in modo che lui potesse restare lì senza essere disturbato. Aveva anche una sua linea telefonica personale. Il suono del telefono interruppe il suo spogliarsi.
“Pronto?”
“Ciao Giorgio sono Carlo. Posso venire a giocare sul tuo computer?” Carlo era il vicino sedicenne di Giorgio e gli piaceva giocare sul suo computer.
“Sì, naturalmente, vieni, la porta posteriore è aperta. Io sono appena arrivato.”
“Ok. Grazie. Ci vediamo tra un minuto.”
Giorgio continuò a prepararsi per la doccia. Giorgio ed il suo vicino erano molto uniti, più uniti di quanto si potesse pensare. I loro genitori lavoravano duramente, così loro avevano molto tempo per stare insieme. Entrò nella doccia mentre Carlo entrava nella stanza. Non c’era la tenda della doccia, il bagno era comunque piastrellato e non temeva gli spruzzi. Si sedette sul ripiano di fianco alla doccia con l’acqua che scendeva a cascata sul suo corpo lavando via la sporcizia. Guardò il ragazzo che si avvicinava e sentì che il suo inguine si agitava.
Carlo indossava solamente un paio di pantaloncini, la giornata era molto calda. Guardò il suo amico, l’acqua scendeva a cascata sul giovane corpo muscoloso. Sembravano piuttosto simili, Giorgio aveva capelli biondo scuro ed occhi blu, una linea della mascella forte con zigomi alti, prominenti e pelle abbronzata e scura; mentre Carlo aveva capelli più chiari con profondi occhi marroni ed una sana abbronzatura. I corpi di tutti e due erano abbastanza muscolosi, ma Giorgio aveva una bella linea di peli chiari pallidi che scendeva dai muscoli addominali, ben formati, fino a congiungersi ai peli più scuri che formavano un cespuglio sopra il suo uccello che stava crescendo. Carlo vide il prepuzio tendersi mentre il sangue veniva pompato nella verga del vicino. Sentì che anche il suo cazzo diventava duro e spingeva contro la stoffa degli shorts. Fissò il corpo del suo amico augurandosi che anche il suo fosse così. Si spogliò dei pantaloncini ed avanzò nel bagno.
“Ciao. C’è qualcuno eccitato oggi!” Giorgio sorrise al suo giovane amico che si avvicinava. Carlo si mise in piedi di fronte all’amico seduto, la sua verga dura sporgeva a 90 gradi dal suo corpo, più corta di due o tre centimetri di quella dell’altro, ed un po’ più snella. Giorgio mise le mani sulle cosce di Carlo e le fece scivolare sotto le sue palle stringendole delicatamente. Carlo mise le mani sulle spalle potenti dell’amico ed ansimò quando le mani dell’altro cominciarono a giocare con le sue palle. Sentì una mano spostarsi e mettersi in cima alla sua verga spingendola in giù, finché non puntò verso terra, lasciandola poi andare. Il cazzo di Carlo colpì Giorgio sotto il mento, il liquido pre seminale colava dal prepuzio. Giorgio si spostò indietro, leccò la punta del cazzo dell’amico e lo sentì ansimare quando la lingua toccò quel punto così sensibile. Prese del gel di doccia e se ne mise un po’ sulla mano. Se ne coprì le dita e le spinse tra le gambe quasi senza peli del ragazzo più giovane, su verso la sua fessura. Spinse un dito su lungo le palle, su lungo la fessura, strofinando contro l’apertura. Alzò lo sguardo alla faccia del suo amico, quello era territorio sconosciuto. Il ragazzo chiuse gli occhi, respirò profondamente ed accennò col capo. Giorgio sorrise e spinse il dito con più forza contro il buco stretto.
Era dal sabato precedente che Carlo si stava inserendo un dito nel sedere per provare prima che quel fusto glielo allargasse. L’aveva trovato fastidioso, quasi doloroso dapprima, ma da mercoledì era riuscito ad inserire il dito quasi immediatamente. Il giorno precedente aveva usato tre dita prima che diventasse doloroso, e poi era venuto. Quel fine settimana era determinato a prendere nel culo il grosso cazzo dell’amico. Giorgio gli stava dicendo quanto era bello. Lui si rilassò e lasciò che il dito scivolasse dentro di lui. Entrò più profondamente possibile, poteva sentire la mano spingere contro le natiche. Il secondo dito entrò abbastanza facilmente e li sentì pigiare contro la prostata. Gridò in estasi mentre sentiva le sue palle contrarsi.
“Oh, Gesù, Giorgio, sto venendo!”
Giorgio sorrise mentre giocava con la prostata, mise l’altra mano intorno alla base del pene del giovane, pigiando con forza con un dito.
Carlo sentì la mano calda del suo amico sul suo cazzo pulsante. Sentì l’orgasmo che si avvicinava e gridò forte sentendolo arrivare. Abbassò lo sguardo sorpreso dato che lo sperma non usciva e la sensazione continuava intensa. Poi le sue gambe cedettero e lui precipitò indietro.
Giorgio tolse rapidamente la mano dalla verga pulsante e la portò alla sua schiena per non farlo cadere. Mantenne le dita nel culo del ragazzo che gridò e sparò il suo carico sulla sua faccia. Giorgio si spostò in avanti e mise la bocca sul membro palpitante di fronte a lui ingoiando lo sperma salato e caldo sparato dal giovane cazzo.
Carlo gettò indietro la testa e si lamentò mentre le intense sensazioni gli facevano perdere il controllo del suo corpo. Fiotto dopo fiotto sparò la sua sborra salata di ragazzo profondamente nella bocca dell’amico, fino a che l’orgasmo non finì lasciandolo completamente esaurito. Giorgio leccò la bella verga per pulirla e l’aiutò ad inginocchiarsi piano. Il ragazzo guardò in faccia l’amico più grande, ridacchiando al vedere le strisce di sperma bianco che gli coprivano la faccia ed il torace. Si alzò e le leccò tutte via, fermandosi per un momento per seppellire la lingua tra quelle labbra rosse, gustando il sapore del proprio corpo e la salinità della pelle dell’amico. L’acqua continuava a scendere a cascata dividendosi in ruscelletti sui corpi, accentuando i contorni dei muscoli.
Giorgio si rivolse a Carlo con un sorriso. “Visto che bella sensazione?”
Carlo lo guardò negli occhi: “È stato l’orgasmo più sorprendente che abbia mai avuto. Anche il pompino che mi avevi fatto prima non era così bello.” Fece una pausa ed abbassò lo sguardo per un secondo: “Vuoi scoparmi?”
Giorgio lo guardò sorpreso: “Sei sicuro di volerlo fare? È un grande passo, sai.”
“Inculami, Giorgio. Inculami ora. Voglio sentirti dentro di me.” Cercarono per un momento gli occhi dell’altro prima di morire per le risate.
“Ok, ok. Vai nella mia stanza, c’è un tubo di lubrificante nel cassetto vicino al mio letto.”
Carlo corse nella camera di Giorgio, gocciolando acqua sul pavimento. Si precipitò indietro col tubo. Saltò nella doccia e lo diede a Giorgio che aveva chiuso l’acqua. Indicò all’amico un asciugamano sul pavimento: “Sdraiati a faccia in su sull’asciugamano e metti i piedi piatti sul pavimento e piega le ginocchia.”
Carlo si affrettò a farlo. Giorgio si mise tra le gambe del ragazzo mentre svitava il cappuccio del tubo. Assaporò la visione del suo giovane vicino, nudo di fronte a lui, la faccia fiduciosa non ancora rovinata da un rasoio; il giovane torso ben formato; i pochi peli che cominciavano a crescere sopra quel corpo magnifico; il membro semi eretto con alcune gocce di sperma che comparivano sotto il prepuzio; i corti peli chiari sulle gambe; e la fessura senza peli che era il culo vergine del ragazzo. Il suo cuore cominciò a battere più forte; finalmente stava per spingere la sua virilità nel culo di un altro uomo. Beh, un ragazzo. Gli alzò le gambe sulle sue spalle, le ginocchia appoggiate ai lati del suo collo. Si mise del lubrificante sulle dita e lo spalmò tra le natiche del ragazzo che gli allargò lentamente. Gli allargò lo stesso buco osservando la piccola verga del suo amico diventare dura mentre il ragazzo sentiva di nuovo un dito che gli penetrava l’ano. Si assicurò che fossero ambedue lubrificati prima di far scivolare il suo uccello tra le natiche, il suo liquido pre seminale fluiva in grande quantità aggiungendosi alla sensazione scivolosa. Tirò indietro il prepuzio ed appoggiò il cazzo all’ingresso del culo del suo amico. Spinse un poco, sorpreso di vedere che il suo cazzo scivolava dentro abbastanza facilmente. Sentì la sensazione di strettezza stringere la sua virilità mentre lui faceva scivolare lentamente cinque centimetri dentro l’amico.
Carlo sentì il suo cazzo riempirsi di sangue per la seconda volta in quel giorno, sentì le dita del suo amico nel culo. Sentì le dita togliersi e la sensazione di quel cazzo enorme, che tanto invidiava, spingere contro il suo culo. Si rilassò un po’ ricordando quello che aveva imparato la settimana precedente. Sentì Giorgio che lo penetrava facilmente, il suo culo tendersi per accogliere il grosso pene. Sentì un momento di disagio quando Giorgio spinse più profondamente e si lamentò mentre sentiva la sua verginità che scivolava via.
Lentamente Giorgio vide il suo cazzo scomparire nel culo dell’amico. Spinse finché i suoi peli scuri non solleticarono le giovani palle del suo vicino. Retrocesse quasi completamente prima di spingere di nuovo dentro. Continuò così aumentando lentamente la velocità, finché non spinse con violenza il cazzo duro nel culo di Carlo. Sentì la pressione aumentare nelle sue palle. Capì che era prossimo all’orgasmo. Afferrò il cazzo di Carlo, brillante di pre eiaculazione e lo pompò con forza, voleva che venissero contemporaneamente. Carlo gridò e sparò il suo carico, i primi quattro sprizzi caddero sulla sua testa. Mentre l’orgasmo del suo amico continuava, Giorgio sentì il suo culo stringersi e capì di essere arrivato alla fine. I suoi gemiti si mescolarono a quelli dell’amico e sentì lo sperma caldo che veniva sparato nel culo.
Carlo non aveva mai avuto un orgasmo così. La mano di Giorgio si muoveva mentre lui continuava a sparare e sentì l’uccello palpitante dell’amico sparare il suo carico caldo profondamente nel suo culo. Gli orgasmi continuarono a lungo finché non diminuirono lasciandoli ambedue esausti. Carlo tirò a sé l’amico, chiuse gli occhi e si baciarono profondamente. Poteva sentire il calore intenso che irradiava dal corpo di Giorgio, calore di acqua e sudore.
Alla fine si separarono e Giorgio tolse il cazzo semi molle dal culo dell’amico. Andò nella doccia, aprì l’acqua e cominciò a lavare via il sudore dal suo corpo. Carlo si sedette ad ammirare. Quando Giorgio ebbe finito, entrò nella doccia e, pizzicando il culo del ragazzo, andò sotto l’acqua calda per lavarsi. Giorgio cominciò ad asciugarsi mentre guardava il giovane amico lavarsi via lo sperma che stava gocciolando fuori dal suo culo. Finì di asciugarsi ed indossò un paio di pantaloncini ed una maglietta. Aprì la cartella, estrasse il lavoro che doveva fare per il fine settimana e gemette ricordandosi del compito assegnatogli da Pappagallo. Carlo si infilo gli shorts e chiese: “Cosa succede?”
“Oh, questo dannato lavoro che devo fare per Pappagallo. Vedrò se Marco potrà aiutarmi. Verrà domani e probabilmente rimarrà a dormire.”
La faccia di Carlo si accese: “Oh, e lui è interessato a te?”
Giorgio aggrottò le ciglia: “Non ne sono sicuro. Qualche volta lo sorprendo a guardare nello spogliatoio, come se stesse studiando gli altri, ma non so realmente cosa fa. Comunque ha un bel corpo e niente prepuzio!” Ridacchiò verso Carlo che era più piccolo di lui di dieci centimetri.
“Huh? Cosa intende, niente prepuzio?”
Giorgio sorrise: “Forse lo vedrai domani. Ora scappa via, devo fare i compiti!” Scompigliò i capelli dell’amico e lo spinse dolcemente verso la porta.
Giorgio si rivolse al suo lavoro mentre Carlo andava a casa. Maledetto Pappagallo ed il suo dannato Shakespeare.

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